Pier Carlo Padoan, elezioni 2018
PIER CARLO PADOAN - Foto di Paolo Cerroni / Imagoeconomica

«Il vincolo europeo, ci piaccia o no, esiste ed è determinante. Se l`Italia si presenterà all`appuntamento con Bruxelles
con dati vistosamente fuorvianti rispetto al percorso di aggiustamento che avevamo faticosamente negoziato e
concordato in tutti questi anni, il rischio di procedure d`infrazione mi sembra inevitabile».

Pier Carlo Padoan, classe 1950, il 1° giugno si è trasferito dall`ufficio di Quintino Sella a quello per lui inedito – dopo una vita fra Palazzo Chigi con Amato e D`Alema, il Fondo Monetario, l`Ocse e infine dal 2014 il ministero dell`Economia – di deputato “semplice” del Pd, matricola fra matricole giovani e inesperte. Lui invece che di esperienza ne ha da vendere, vede l`Italia in mano a Lega e M5S come una specie di macchina senza freni lanciata contro un muro, l`Europa. Per fortuna che c`è il suo successore a fare da baluardo…

«Tria, che conosco da sempre, è un serio, qualificato e lucido economista. Il problema sono le idee che circolano fra gli altri membri del governo e la loro sistematica contraddittorietà. Per esempio: dicono che per finanziare fiat tax, riforma della Fornero, reddito di cittadinanza e chissà cos`altro, faranno affidamento sul taglio degli sprechi e sulla lotta all`evasione. Senonché mentre proclamano il contrasto all`evasione fiscale impediscono o perlomeno rallentano l`introduzione dello split payment (il meccanismo di pagamento diretto da parte delle pubbliche amministrazioni dell`Iva senza che debbano provvedere i loro fornitori, che aumenta le risorse disponibili e impedisce le frodi, ndr). Non ho letto da nessuna parte quali strumenti intendono predispone contro l`evasione. E sbandierano la fine del redditometro che era già stata prevista da noi, si limitano a implementare una misura già prevista. Ma quello che è intollerabile è quell`obbrobrio che loro chiamano pace fiscale e che invece è un condono bello e buono. I governi passati si erano impegnati a far scomparire dal menu degli strumenti disponibili la parola “condono” e i suoi equivalenti. Sarebbe davvero una colpa imperdonabile mandare al macero questo principio, così come altre misure di successo».

Ce n`è qualcuna in particolare a cui si riferisce?
«Beh, il percorso di risanamento della finanza pubblica è nelle cifre. Il debito ha smesso di salire e ha cominciato pur lentamente a scendere, il Pil ha ripreso a crescere, ma soprattutto abbiamo coniugato il sostegno allo sviluppo e all`occupazione con il consolidamento finanziario, attraverso una serie di riforme strutturali che sono state introdotte- quali il Jobs Act e la riforma delle banche popolari e delle Bcc – e che sono la vera ragione della flessibilità che ci è stata via via riconosciuta. Spero che il nuovo governo non smantelli questo rapporto di dialettica costruttiva. Ma sento parlare di un deficit/Pil al 2,6-2,7% anziché lo 0,9 previsto per il 2019: bene, se nella nota di aggiornamento al Def verranno inserite cifre del genere, da trasporre poi nella legge di Bilancio, prima ancora che Bruxelles esprima il suo giudizio formale ci puniranno duramente i mercati. Non dimentichiamo che lo spread già è salito di 100 punti base secchi al solo vociferare di iniziative avventurose. E poi è facile verificare che con un deficit allo 0,9% scende anche il debito/Pil, con livelli di quelli prospettati il debito sale ancora e si inverte una tendenza che è stata virtuosa in tutti questi ultimi anni, con risultati imprevedibili».

L`insediamento del governo populista secondo lei ha messo sul chi vive Bruxelles?
«Le dichiarazioni le leggono tutti. Però io, come le autorità comunitarie, desidero ragionare su provvedimenti nero su bianco e non sui proclami. Certo, ripeto, se si annunciano dinamiche di finanza pubblica insostenibili, la Commissione trarrà le sue conclusioni. Teniamo presente che già esiste un blocco di Paesi nordici, non solo la Germania ma anche un nucleo che fa perno sull`Olanda, prevenuto verso qualsiasi iniziativa che solo vagamente possa favorire i Paesi “a rischio” come l`Italia. E che tra l`altro sta ponendo dei freni all`introduzione di misure per il rafforzamento dell`unione bancaria, gli strumenti di risoluzione comune, i fondi di solidarietà, la creazione del Fondo monetario europeo. Al vertice dell`altra settimana, che già ha concluso poco sui migranti, se ne è avuta una dimostrazione con il rinvio di qualsiasi iniziativa».

Il “sentiero stretto” su cui vi siete mossi, per citare una formula da lei usata tante volte, si è progressivamente allargato con la ripresa mondiale?
«Certo, però c`è già un rallentamento dovuto in parte a ragioni cicliche, in parte alle guerre commerciali scatenate da Trump. In Europa questa frenata è particolarmente evidente, al punto che c`è chi dice che il continente ha raggiunto la sua “velocità massima”. E questo per l`Italia è un ennesimo problema». Chiudiamo con le banche: lei ha detto più volte che sono in sicurezza, però la crisi dello spread ora ne minaccia il valore patrimoniale, e in Borsa stanno scendendo.

Tanta sicurezza vacilla?

«Il sistema ora è solido. Siamo riusciti a evitare che venisse applicato il bail-in, che avrebbe comportato sacrifici ben maggiori ai risparmiatori, in una serie di casi a partire da Mps. Ora leggo le dichiarazioni di un esponente della Lega che vuole evitare la “svendita” della banca, cambiare la governance, eccetera, quando è scritto chiaramente nel programma anch`esso concordato con le autorità europee che loStato uscirà appena Mps sarà definitivamente in grado di camminare con le sue gambe. Dichiarazioni che hanno avuto l`immediato effetto di far crollare il titolo in Borsa, e che paventano anche in questo caso un pericolo: smantellare quello di buono che siamo riusciti a costruire. Nell`interesse di chi non si sa, non certo del Paese».