Il PD riparte dalle piccole e medie imprese e focalizza l’agenda politica su tre temi nodali: la riforma del fisco, la riforma della giustizia civile e la riforma del codice degli appalti. Questi argomenti saranno al centro della Convention del 15 luglio che avrà come titolo “Impresa e ripresa, il ruolo delle Pmi nel Next Generation EU”.

 

«Abbiamo voluto appositamente collocare l’iniziativa tra la fine della stagione pandemica, segnata dalle politiche pubbliche di protezione e sostegno culminate appunto nei decreto sostegni, e l’inizio della stagione della ripresa con l’arrivo della prima tranche di 25 miliardi del Recovery – spiega Cesare Fumagalli, responsabile PD Sviluppi con missione Pmi, mentre la vicesegretaria Irene Tinagli ha curato la parte delle politiche Ue.

 

“Il nostro approccio – ha continuato Fumagalli – è quello di considerare il sistema delle piccole e medie imprese del Paese non come accidente della storia ma come parte strutturale del nostro sistema produttivo da rafforzare e valorizzare anche attraverso l’opportunità della transizione ecologica e digitale del Pnrr».

 

A partire dal prossimo autunno, Enrico Letta inizierà un tour nei distretti industriali del Paese. C’è una preoccupazione reale legata all’uso degli ingenti fondi Ue legati al Pnrr da qui al 2026, ovvero che alla fine ad avvantaggiarsene siano soprattutto le imprese medie e grandi lasciando indietro le piccole. “Per questo – spiega Anna Ascani, sottosegretaria al Mise, che curerà il 15 luglio la parte sulla transizione digitale – è importante mettere i piccoli nelle condizioni di potersi innovare. Ora dobbiamo fare in modo che la transizione 4.0, a cui sono destinati circa 30 miliardi, non lasci indietro le piccole imprese».

 

Serviranno dunque incentivi fiscali all’innovazione e “investimenti sulle competenze, perché le piccole imprese hanno bisogno di personale altamente specializzato in grado di usare e monitorare le nuove tecnologie e spesso non sono in condizioni di permetterselo – dice ancora Ascani -. Per questo pensiamo a una sorta di “ecosistemi dell’innovazione”, ossia dei centri a cui possono rivolgersi più piccole imprese».

 

Sul tema fiscale l’obiettivo torna ad essere quello del superamento dell’Irap. «Per ristabilire l’equità del sistema e per rendere neutrale il prelievo rispetto alla forma giuridica dell’impresa il Partito Democratico ritiene opportuno riproporre un meccanismo come quello, mai entrato in vigore, dell’Imposta sul reddito di impresa (Iri).

 

In base a tale regime il reddito derivante dall’attività d’impresa verrebbe tassato con aliquota unica (la stessa alla quale sono soggette le società di capitale) determinandola neutralità del prelievo rispetto alla forma giuridica dell’impresa, mentre la remunerazione del professionista o dell’imprenditore, ossia la parte di utili che viene distolta dall’attività professionale o dall’impresa, verrebbe assoggettata a tassazione progressiva. In questo modo verrebbe tra l’altro incentivata la patrimonializzazione delle piccole imprese».