Di mafe de baggis from Milano, Italy - Le Benevole, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20466457

Mancano solo 24 ore al consiglio dei ministri. Conte le ha chiesto la sua idea per Taranto, ministro Provenzano. Qual è?

«L’ex Ilva non è solo Taranto ma riguarda l’Italia. Tutta la filiera dell’acciaio, gli stabilimenti di Novi Ligure e di Genova. E Taranto non è solo l’Ilva. Dobbiamo accelerare gli interventi già previsti e finanziati per lo sviluppo della città: le bonifiche, le misure per il quartiere Tamburi, il rilancio del porto velocizzando lo status di zona economica speciale che stabilisce incentivi economici per chi usa quell’attracco. Nel 2026 a Taranto ci sono i Giochi del Mediterraneo. Facciamoli diventare importanti come le Olimpiadi di Milano e Cortina» .

 

Lei è favorevole a reintrodurre lo scudo penale per i manager di ArcelorMittal? Chi l’ha preceduta al dicastero del Sud Barbara Lezzi e i parlamentari M5S hanno già respinto la proposta del premier.

«Siamo disponibili a fare di tutto, come dice Conte, per togliere ogni alibi ad Arcelor. La vicenda è troppo importante per ridurla alla discussione interna di un gruppo parlamentare. Purtroppo sono stato al tavolo con l’azienda, abbiamo proposto di reintrodurre una tutela legale ma la risposta è stata: non è sufficiente. Sul tavolo oggi ci sono 5000 esuberi» .

 

Tanto vale non discutere dello scudo.

«Il nome è improprio. Chi inquina paga. Ma chi attua un piano ambientale non può pagare per colpe passate o altrui. È un principio di civiltà».

 

Sugli esuberi è possibile un confronto?

«Noi non siamo disarmati. C’è stata una, gara, chiederemo il rispetto dei contratti. Anche venendo incontro ai problemi del mercato, certo. Ma non rimettendo in discussione tutto, in particolare su lavoro e ambiente» .

 

Non sappiamo nemmeno se il tavolo esiste ancora. Arcelor ha depositato al tribunale di Milano l’atto di recesso.

«Sconsiglierei all’azienda di ridurre i rapporti con lo Stato italiano a una vicenda giudiziaria. Lo dico alla luce della presenza di Arcelor a Genova e Novi Ligure. Io sono a Bruxelles, ho parlato di Ilva anche con il vicepresidente della commissione Timmermans. Penso sia interesse dell’azienda dimostrare di voler mantenere una presenza in Europa, nella più grande acciaieria del continente. La via giudiziaria è una sconfitta per tutti ma soprattutto per un player globale come Arcelor» .

 

La posizione del governo sarebbe più solida se parlasse con una voce unica. Invece i 5 Stelle dicono nazionalizzazione, il ministro Gualtieri la liquida come un’illusione, lei immagina una mano statale nella governance?

«Per la verità il governo ha parlato, nei fatti, con una voce sola grazie alla presenza del premier Conte anche al consiglio di fabbrica, gesto credo unico nella storia. Facciamo un passo per volta, con serietà. Il prossimo è chiedere ad ArcelorMittal di rispettare il contratto. Al momento la nostra priorità è questa» .

 

Se gli indiani scappano lo stesso che succede? Lo Stato rimette i soldi nell’ex Ilva?

«La chiusura di quello stabilimento costerebbe tantissimo: un punto di Pil e migliaia di posti di lavoro. Significherebbe cedere un pezzo di sovranità del nostro Paese. Perciò lo Stato ha il dovere di assumersi delle responsabilità. Ma lo scenario principale è riportare Arcelor Mittal al negoziato. Il resto lo vedremo» .

 

La vicenda Ilva è la metafora dell’arretratezza del Sud?

«Rifiuto questa lettura. La sfida è dimostrare che a Taranto si può fare industria, produrre acciaio nel rispetto della salute e dell’ambiente, con le tecnologie più avanzate. La verità è che nel Mezzogiorno esistono ancora realtà industriali importanti. E lo sono diventate anche in anni, gli ultimi 20, di totale disinvestimento dello Stato sul Sud» .

 

L’alleanza strutturale tra Pd e 5Stelle che doveva nascere grazie al governo sembra già fallita. Come si fa ad andare avanti?

«Sono stato tra i primi a dire che occorreva dare un’anima a questo esecutivo. Volevo dire un’anima sociale, alternativa alla destra di Salvini che chiedeva i pieni poteri, non con alchimie politiche ma affrontando le cause del disagio, riducendo le disuguaglianze che sono economiche, sociali e territoriali. Nella manovra, con margini strettissimi, abbiamo appena iniziato. C’è molto da fare. Ma se il governo diventa un campo di battaglia, se si devono piantare solo bandierine per la visibilità verremo spazzati via tutti».

 

Come le è venuto in mente di dire che Milano crescendo non restituisce al Paese? Proprio una delle poche grandi città governata dal Pd.

«Ma non ho litigato con Beppe Sala. Semmai ho rischiato di litigare con mia moglie che è milanese. Sala era presente al convegno, ha capito il mio discorso. Penso si stia scavando un fossato in cui non c’entra il Nord o il Sud ma semmai la distanza tra il centro e la periferia. Visto che faccio il ministro non mi sono limitato all’analisi: nella Finanziaria abbiamo stanziato 200 milioni per rafforzare le strategie nelle aree interne. Questo ragionamento si sta facendo in mezzo mondo. I liberisti dicono che la crescita si ottiene attraverso la concentrazione. Io penso che poi arrivano i contraccolpi. Gli esclusi si vendicano votando Trump e la Brexit, alimentando i nazionalismi» .

 

Poteva fare un altro esempio.

«Come democratico sono orgoglioso del buon governo e della civiltà di Milano. Ma subito dopo mi preoccupo di colmare i divari della società. E la risposta non può essere soltanto: imitateci» .