”Siamo entrati nella pandemia come il Paese più disuguale d’Europa, c’è il rischio che la crisi allarghi i divari. Noi dobbiamo ridurli”. Lo dice intervistato da La Stampa, Giuseppe Provenzano, ministro per il Sud e la coesione territoriale. ”Ce la faremo – osserva – non solo tamponando la crisi con provvedimenti di natura sociale e difensiva, ma creando lavoro buono. Abbiamo allargato uno strumento di salvaguardia come la Cig, garantito prestiti alle imprese, introdotto il reddito di emergenza. Le norme si possono sempre scrivere meglio, ma sui prestiti garantiti vedo diversità di trattamento, e dunque l’esigenza di un richiamo alla responsabilità del sistema bancario”.

 

Criminalità e crisi

E sul pericolo criminalità quando i soldi dello Stato non arrivano osserva: ”Siamo consapevoli di questo rischio: non a caso abbiamo distribuito 400 milioni di aiuti alimentari attraverso i Comuni, per evitare di lasciare spazi alle mafie. Ma accanto ai rischi vedo un’opportunità di cui si discute poco”. E spiega: “La crisi ha dato l’occasione di dare un colpo alle mafie, di far emergere l’economia sommersa, di promuovere legalità e civismo. Col decreto rilancio abbiamo assegnato 120 milioni al Terzo settore del Sud, perché ci aiuti a favorire uno sviluppo legale e trasparente. Con la ministra Lamorgese stiamo lavorando per rafforzare strumenti anti-usura. Una battaglia fondamentale sarà quella della semplificazione, per coniugare snellimento delle procedure e controllo di legalità”.

 

Crisi aziendali

Sulla vicenda Jabil, Provenzano non ha dubbi: “quei licenziamenti sono illegittimi”, ma è un tema, riconosce il ministro, “più generale che tocca il Sud e il Paese: con la crisi rischiano di moltiplicarsi i tavoli di crisi, per risolverli serve un patto tra pubblico e privato. Superando le discussioni ideologiche su intervento pubblico e multinazionazionali”.

 

Intervento pubblico nelle aziende

Sulle accuse di statalismo, la replica è netta: “In tutte le economie avanzate lo Stato investe anche direttamente in asset strategici: solo qualche liberista italiano non se n’è ancora accorto. Basterebbe leggere più il Financial Times e meno le battute su Twitter”.

 

Assistenti civici

Gli assistenti civici “si occuperanno solo di aiutare i Comuni nelle prestazioni sociali. Di tutto abbiamo bisogno meno che di uno Stato di polizia“.  Secondo Provenzano, “la pandemia ha rivelato l’inadeguatezza dell’architettura complessiva e di una riforma sbagliata come quella del Titolo V. Non è il momento di ridiscutere le competenze istituzionali ma ritengo essenziale – sottolinea il ministro – rafforzare i presidi centrali di coordinamento”.

 

Codice degli appalti

«Se “modello Genova” significa un invito a essere veloci ed efficienti come è successo con la ricostruzione del ponte Morandi, va bene, ma se si tratta di un commissariamento generalizzato di tutte le opere pubbliche mi sembra una scorciatoia irrealizzabile che non affronta il nodo di questi anni. Da un lato si producono sempre più carte, dall’altro ci sono sempre meno persone e competenze a farle girare. Il rilancio del Paese passa anche da una nuova generazione qualificata nella macchina pubblica».

 

Contributo di solidarietà e riforma fiscale

“Abbiamo bisogno di una riforma che recuperi più progressività fiscale. Bisogna proseguire nella riduzione del carico sui redditi medio-bassi. Vanno ridotte le tasse sul lavoro e scoraggiate le rendite improduttive”, spiega il ministro, che sul contributo di solidarietà ricorda: “Chi ha di più deve pagare di più, lo dice la Costituzione non il socialismo. Questo principio deve guidare la riforma: le soluzioni possono essere diverse, la discussione però la faccio prima nel governo e nella maggioranza”.

 

Intervista integrale su La Stampa