“Non siamo in ritardo con l’Europa, ma con il Paese”, dice Peppe Provenzano a “la Repubblica“.

 

Secondo il ministro del Sud e della coesione territoriale, “i partiti hanno esplicitato le loro richieste sul Recovery Plan e questo non può essere vissuto come un intralcio”.

Ora però Conte e il governo “hanno il dovere di fare una sintesi da sottoporre al Parlamento. E’ la più grande occasione da decenni e va discussa con i sindacati, le imprese, le associazioni, le reti di cittadinanza”.

 

“Credo – continua – che governo e maggioranza si trovino davanti a una crisi di missione e che l’unico modo per ritrovarla sia nel percorso nuovo condiviso con l’Europa. Fine dell’austerità e inclusione sociale, sostenibilità e digitalizzazione per cambiare modello produttivo e ridurre i divari, tracciano non solo un orizzonte di sviluppo per l’Italia, ma ridefiniscono l’identità di un campo democratico e progressista che negli anni scorsi si era separato dal Popolo”.

Secondo il ministro “questo governo è nato per arginare la destra e da quando è successo Salvini ha perso 10 punti. Tuttavia a guadagnare, soprattutto nelle fasce del disagio sociale, è Giorgia Meloni. Se questo non interroga profondamente noi che siamo la sinistra di governo”.

 

“C’è una domanda di sicurezza sociale – conclude Provenzano – a cui, nella prima fase della pandemia, abbiamo risposto con misure restrittive e aiuti diffusi. Ora però questa angoscia riguarda il futuro, il lavoro, la tenuta dei servizi, le scadenze fiscali dei giovani a partita Iva. La risposta è creare lavoro buono e rafforzare i beni pubblici. Per questo nel Recovery fund bisogna aumentare la quota degli investimenti e ridurre quella degli incentivi”.