Paolo Cerroni/Imagoeconomica

“Con i limiti che sappiamo il Reddito di cittadinanza ha consentito a un milione e mezzo di famiglie di pagare le bollette e riempire il carrello della spesa nel cuore di una pandemia. Senza quello strumento, il Covid avrebbe prodotto un dramma sociale assai maggiore”.

 

Lo afferma in un’intervista a La Stampa il Presidente della Fondazione PD Gianni Cuperlo, il quale però concorda con Confindustria sul fatto che lo strumento non dovrebbe avere a che fare con le politiche attive del lavoro.

 

“L’errore iniziale è stato sovrapporre proprio questi due piani: contrasto alla povertà e politiche attive per il lavoro. Alcuni correttivi in corso d’opera potranno aiutare, ricordiamoci però che i due terzi circa dei percettori del reddito sono materialmente inoccupabili perché minori, disabili o segnati da serie patologie”.

Migliorare i centri per l’impiego

Secondo Cuperlo bisogna puntare su “una strategia sui centri per l’impiego, dove occupiamo un decimo degli operatori che ha la Germania. La via è investire risorse e coinvolgere i comuni in una mappa precisa del mercato del lavoro”.

Obiettivo del governo: favorire l’uscita dalla precarietà

“L’Inps in questi mesi è intervenuta togliendo l’assegno di reddito di cittadinanza a oltre 120 mila persone che non ne avevano diritto. La strada è quella, perchè chi passa col rosso lo multi, se lo rifà gli togli la patente, ma non elimini il semaforo.

L’obiettivo del governo dev’essere favorire un’uscita dalla precarietà attraverso impieghi dignitosi con redditi dignitosi”.

 

Intervista completa su La Stampa