Siano sindacati e imprese, con il Cnel nel mezzo, a fissare il valore del salario minimo. È questo il cuore di un nuovo disegno di legge a firma Pd presentato in commissione Lavoro al Senato. La commissione sta esaminando già altri due ddl sullo stesso argomento. I democratici chiederanno di accorpare anche quest’ultimo testo all’esame.
 
Il ddl a firma Pd attualmente sul tavolo della Lavoro non fissa il salario minimo a 9 euro lordi l’ora così come proposto invece dal M5S che metterebbe in difficoltà la contrattazione collettiva che sarebbe in qualche modo scavalcata.
 
La nuova proposta PD affida a una ‘Commissione paritetica per la rappresentanza e la contrattazione collettiva’ istituita al Cnel di stabilire il salario minimo di garanzia applicabile negli ambiti di attività non coperti da contrattazione collettiva.
 
La Commissione del Cnel (composta da dieci rappresentanti dei lavoratori dipendenti, dieci delle imprese e dal presidente del Cnel) dovrà infatti indicare i criteri di misurazione e certificazione delle rappresentanze sindacali e delle imprese.
 
“Sul salario minimo Di Maio dovrebbe leggere meglio i documenti del suo governo: a pagina VII del DEF sta scritto ‘introduzione di un salario minimo orario per i settori non coperti da contrattazione collettiva‘. Esattamente quello che prevede la proposta del Pd”. Lo dice il senatore Antonio Misiani, capogruppo Pd in Commissione Bilancio.
 
Per Edoardo Patriarca, capogruppo del Pd nella Commissione Lavoro, “Di Maio sul salario minimo mente sapendo di mentire. Come Pd noi diciamo che il salario minimo ci vuole, è nella nostra agenda politica. Ma anche che è pericoloso stabilire una cifra, perché è giusto ricondurre la quantificazione alla contrattazione collettiva e tenere conto del quadro economico, dei settori professionali, dell’andamento del mercato, altrimenti si rischia di indebolire e non di rafforzare i lavoratori e le lavoratrici. È questo il senso della nostra proposta, alla quale abbiamo lavorato con gli altri componenti della Commissione Lavoro Mauro Laus, Tommaso Nannicini e Annamaria Parente. È ciò che succede anche in altri Paesi europei. Mentre dal governo arriva come sempre una risposta semplicistica che rischia di peggiorare le cose per chi lavora, e non di migliorarle”.
 
“Anche se può sembrare più semplice e più facile da comunicare – prosegue Patriarca – fissare una cifra è rischioso perché se è troppo alta si ricorre al lavoro nero, se è troppo bassa si verifica una fuga dalla contrattazione collettiva, con perdita di reddito e di tutele per i lavoratori. Il quadro deve essere quello della contrattazione collettiva e, per i settori in cui non c’è, il ricorso ad una commissione in cui siano rappresentate le parti sociali. Il nostro disegno di legge tiene conto del confronto che abbiamo avuto con i sindacati e le organizzazioni datoriali, siamo noi che sfidiamo il governo su questa base”.