““Ma davvero c’è alternativa tra aumenti salariali e introduzione di un salario minimo da una parte, e il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dall’altro? No, ovviamente no. Ma la destra economica e politica sta ponendo le due strade in contrapposizione, con l’obiettivo di non fare né l’una né l’altra cosa. Noi non lo permetteremo”.

Così in un post su Fb Peppe Provenzano, vicesegretario del Pd che così continua:

“Ma vediamo come stanno le cose. Il Ministro Brunetta ha dichiarato che il salario minino è “contro la nostra storia culturale”, peccato che c’è in quasi tutta Europa e mentre la Commissione si prepara a varare una direttiva. Evidentemente, per lui non siamo in Europa.

Il Ministro Giorgetti, appena atterrato da Marte (dove si trova la “Lega buona”, suppongo), in questi giorni propone il taglio del cuneo. C’è da chiedersi: dov’era in questi due anni? Ricordo che la prima grande riduzione del cuneo a vantaggio dei lavoratori l’abbiamo fatta noi, nel 2020. E la Lega (di cui Giorgetti è Vicesgretario) ha votato contro. L’abbiamo riproposta nella riforma fiscale di dicembre: abbiamo chiesto che altri 7 miliardi fossero destinati ad alleggerire il carico fiscale sui redditi medio bassi. Ma la Lega tutta invece voleva solo la flat tax e i condoni.

Anche Meloni era contro. Ma ora, nella sua personale crociata contro i poveri, propone di recuperare le risorse per tagliare il cuneo abolendo il Reddito di cittadinanza. Insomma, mentre aumentano vertiginosamente le disuguaglianze, la ricetta della “nuova” destra, quella “vicina al popolo”, è la solita vecchia guerra tra ultimi e penultimi.

Poi c’è il Presidente di Confindustria Bonomi che, tra una polemica col Ministro Orlando e un insulto al Ministro Andrea Orlando, dice che non ha visto proposte. Falso. Le nostre le abbiamo presentate anche a lui. A partire da queste due: incentivare i rinnovi contrattuali e dare valore legale erga omnes ai trattamenti salariali fissati dai ccnl più rappresentativi (contro i contratti “pirata”). Per Bonomi la questione del salario minimo non li riguarda. E allora perché opporsi? Aiuti piuttosto a debellare i contratti pirata lungo la filiera dei subappalti, dove molte imprese fanno dumping contrattuale. Perché se Confindustria lo tollera, va anche contro se stessa. Bonomi in questi giorni ha detto anche che il “competitor” delle imprese è il RdC. Una falsità, o almeno c’è da sperarlo. Altrimenti vorrebbe dire che il nostro sistema produttivo invece di voler competere con la Germania, la Francia, vuole competere con chi paga 580 euro al mese (la media del sussidio erogato tramite RdC).

 

Insomma, c’è chi vorrebbe come modello non l’Europa, ma il Terzo mondo. E questo è un’offesa non solo all’Italia, alle lavoratrici e ai lavoratori, ma agli stessi imprenditori sani, che innovano e che in questi anni abbiamo giustamente accompagnato nelle crisi e nelle transizioni. Se le cose stanno così, voglio dirlo chiaramente: anche noi in passato abbiamo avuto le nostre colpe. Ma oggi il Partito Democratico è impegnato con determinazione per ridurre le tasse sui lavoratori a redditi medio-bassi (lo abbiamo fatto e abbiamo già proposto di farlo di più), per i rinnovi contrattuali a 7 milioni di lavoratori (pubblici e privati), per salari minimi dignitosi nell’ambito di un rafforzamento della contrattazione.

Tutti coloro che in questi anni hanno lavorato su diversi fronti per tenere bassi i salari e gli stipendi, ci risparmino almeno le lezioni. Ogni volta che si potevano aumentare, anche in questi mesi, li abbiamo trovati dall’altra parte. Ma ci proveremo ancora. Non è solo giusto – conclude Provenzano – ma serve all’Italia”.