Salario minimo - Conferenza Stampa al Senato

“La nostra proposta aggredisce finalmente il grande tema del lavoro povero ma, come chiedono le associazioni sindacali, difende la contrattazione collettiva”. Così il segretario Pd Nicola Zingaretti in conferenza stampa al Senato alla presentazione del disegno di legge sul salario minimo.

 

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Scarica la proposta del PD
NORME IN MATERIA DI GIUSTA RETRIBUZIONE, SALARIO MINIMO E RAPPRESENTANZA SINDACALE
Disegno di Legge n.1132

 

Presentata oggi al Senato la proposta di legge sul salario minimo del Partito Democratico. L’obiettivo è affrontare il problema del lavoro povero garantendo tutele e diritti agli occupati a rischio povertà e alle categorie più a rischio, come i giovani fino a 29 anni e le donne.

Stipendi più alti, tutele, diritti e lavoro vero. Il salario minimo esiste già in 22 paesi UE su 28, su valori che oscillano in rapporto alla retribuzione media mensile. L’Italia è uno dei 6 paesi UE che non prevede salario minimo perché nel nostro Paese c’è una contrattazione collettiva molto forte che prevede non solo minimi contrattuali ma tutele e diritti per i lavoratori molto più estesi. Con questo provvedimento si andrebbero dunque a tutelare anche i lavoratori che non sono coperti dalla contrattazione collettiva e che sono tra il 10% e il 15%.

Ecco tre punti fondamentali:

  1. Garantire la giusta retribuzione e l’applicazione dei contratti collettivi nazionali, secondo il principio per cui la giusta retribuzione deve essere quella stabilita dalla contrattazione collettiva. E dunque i trattamenti economici minimi sono quelli stabiliti dai contratti collettivi firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, a cui viene riconosciuto valore legale.
  2. Stop ai contratti pirata e a quelle situazioni in cui i lavoratori sono costretti ad accettare tutte le condizioni che vengono loro offerte perché non possono fare altrimenti.
  3. Un salario minimo di garanzia nei settori in cui manca una disciplina contrattuale di riferimento. La legge può istituire un salario minimo di garanzia secondo importi e modalità determinati da un’apposita Commissione.

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La proposta di legge del Pd “è importante e fa chiarezza, ma non risolve il tema né del lavoro né del lavoro povero. Serve voltare pagina sulle politiche economiche e di sviluppo. Vogliamo accendere i riflettori su questo tema ma serve un cambio di passo sulle politiche di crescita e di sviluppo che in questo momento non solo mancano ma non sono all’orizzonte. Non lo diciamo noi ma è il Governo ad ammetterlo per bocca del suo ministro del Tesoro”.

 

Ma è una legge importante, frutto dell’ascolto di sindacati e datori di lavoro. “Facciamo chiarezza su un tema delicato – ha aggiunto. Secondo Eurostat nel 2017 gli occupati a rischio povertà in Italia sono il 12,3% del totale, contro il 9,4% nell’area euro. È il lavoro povero, con categorie particolarmente esposte come i giovani fino a 29 anni e tra loro specialmente le donne“.

 

“Tra selfie, balletti, promesse e procure i temi sociali e del lavoro sono i grandi assenti di questo momento storico”. Per questo il Pd presenterà “ogni settimana” un disegno di legge perché è “urgente una svolta radicale che guardi al lavoro e alle sue tutele. Il nostro compito non è solo quello di denunciare ma anche di proporre alternative”.

 

“Le denunce che avevamo fatto fin dall’inizio si stanno purtroppo rivelando vere: l’economia si è fermata, era a 1,7% di crescita nel 2017, raccontavano 1,4% a settembre 2018, raccontavano l’1% a dicembre 2018… Oggi siamo allo 0,1%. Purtroppo l’economia italiana si è fermata, cresce la disoccupazione e crollano i fatturati. Non bisogna solo denunciare, ma mettere in campo proposte migliori di quelle del governo”. Per Zingaretti il rischio è di entrare in una “spirale di crisi”.

 

Il Paese è in crisi ma anziché avviare politiche di sviluppo il governo si appresta ad aumentare l’Iva o a tagliare la spesa pubblica in “settori cruciali”.

“Tria stamattina ha confermato che il governo si prepara o ad alzare l’Iva o a una serie di tagli alla spesa pubblica per cifre impressionanti”. Insomma, “non solo non siamo alla vigilia di una fase di politiche di sviluppo, ma addirittura o aumenta l’iva o si taglia la spesa su sanità, trasporti e politiche sociali”.

Invece, “ci sarebbe bisogno presto di un cambio di passo per le politiche di sviluppo e crescita che non solo mancano ma non sono all’orizzonte, è il governo stesso ad ammetterlo con grande chiarezza per bocca del ministro del tesoro”.

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