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“È evidente che il problema dello sviluppo italiano è il governo italiano in preda a continue liti frutto di idee radicalmente diverse che portano il Paese a un immobilismo che gli italiani pagano molto. Si dice sempre ‘prima gli italiani’ ma in realtà gli italiani sono i primi a pagare. Cambiare alle Europee sarebbe la prima azione programmatica per il cambiamento”. Così il segretario del Pd Nicola  Zingaretti, al termine dell’incontro con una delegazione di imprese, secondo di una serie di appuntamenti con le parti sociali, dopo quello della scorsa settimana con i sindacati.

Incontri- ha sottollineato – volti alla realizzazione di “una lista aperta, unitaria, che vede in campo una piattaforma aperta al contributo di tutti”.

Il segretario del Pd ha ribadito alle imprese i punti programmatici del Pd, il cui punto di partenza è è quelllo di  “una chiara e netta scelta europeista, l’idea che non esista alcuna possibilità di sviluppo  che non passi per un rilancio del protagonismo italiano in Europa”.

Secondo il segretario dem “le grandi questioni da affrontare sono sul tema dello sviluppo contro il dumping fiscale, un piano straordinario di investimenti per il lavoro, l’innovazione, la scelta di uno sviluppo sostenibile. Per farlo serve un’Europa più forte e dare forza e potere al Parlamento europeo”.

Inoltre, bisogna dare attenzione “a un’Europa sociale vicina alle persone: ci vuole un fondo europeo per i disoccupati, una misura che a dire il vero portarono per la prima volta in Europea proprio Padoan e Gentiloni”.

Un incontro segnato “dalla preoccupazioni non tanto per le notizie sul Def in discussione – ha aggiunto – ma per i dati di nuove previsioni degli indici di crescita, che parlano per l’Italia dello 0,1%: ribadiamo che l’Italia non sta andando nella giusta direzione, questo governo ha una forte maggioranza parlamentare perché ha raccolto tanta preoccupazione da parte degli italiani ma la verità è che l’Italia con questo governo peggiora: c’è meno lavoro e meno fiducia in chi produce e consuma, e una nuova marginalità in politica estera: è evidente che il problema dello sviluppo italiano è il governo italiano”.

Con il segretario anche Paolo Gentiloni, presidente del PD: “Purtroppo viviamo una condizione di isolamento molto seria di cui abbiamo avuto innumerevoli testimonianze in queste settimane, dalla discussione sulla Cina perfino alle consultazioni sulla Brexit. E’ un governo che ci ha messo ai margini dell’Unione europea, che non è amico degli amici dell’Italia”.

“Certo noi siamo ai margini dell’Unione europea. Nessuno rivendica una strategia d’uscita, se non voci di minoranza – aggiunge – E io trovo che sarebbe legittimo un allarme da questo punto di vista. In queste elezioni europee la posta in gioco è piuttosto dirimente. Io credo che ci sia il rischio che il Paese venga condotto dall’essere ai margini dell’Europa a esserne fuori”.