«Io sono per l’accoglienza, lo scriva. Ma qui in Abruzzo è in corso una vera invasione. Non di migranti, di ministri». Scherza Giovanni Legnini, candidato presidente del centrosinistra alle regionali abruzzesi del 10 febbraio. Otto liste a sostenerlo, è uomo tosto, figlio della Majella mito della Resistenza è nato sulle pendici, a Roccamontepiano, di cui trentenne è stato sindaco poi avvocato, senatore, sottosegretario e fino all’anno scorso vicepresidente del Csm.

 

Per i gialloverdi è la campagna d’Abruzzo?

 

Una passerella propagandistica senza precedenti. Di Maio sarà venuto otto volte, Salvini anche più, poi Berlusconi, la Meloni, i ministri. In Abruzzo si regolano i conti fra Lega e M5S ma anche all’interno del centrodestra. Il candidato della destra è un romano, di Fratelli d’Italia, dunque all’opposizione. Ma è sostenuto da Salvini che viene qui vantarsi dei risultati del governo. Una nuvola di confusione che si abbatte come un uragano sull’Abruzzo. Ma io resisto e combatto.

 

Lei invece è un prodotto tipico abruzzese.

 

Sì, con una dose di esperienza e una visione che mi consente di dire che ci sono le condizioni per reagire. E stiamo reagendo, con tutti i candidati, uno sforzo straordinario e inaspettato di fronte a questo insolito via vai propagandistico.

 

Lei invece non ha voluto big?

 

Alcuni sono venuti, quelli del Pd quasi tutti. So che mi sostengono, li ringrazio. Ma la mia battaglia è opposta a quella degli altri candidati che di fatto sono stati ridotti al rango di accompagnatori dei loro ministri. Mi batto per un progetto civico e popolare, interpreto anche una voglia di autonomia, culturale e politica. Se mi circondassi di leader verrei meno a questo obiettivo. Domani (oggi, ndr) vengono Enrico Rossi e Nicola Zingaretti.

 

Zingaretti il candidato alle primarie del Pd?

 

È innanzitutto il presidente del Lazio. Lo incontro per assumere impegni importanti come se fossi già presidente.

 

Le sue liste sono piene di amministratori.

 

La mia candidatura nasce da un appello pubblico di 162 sindaci, non tutti di centrosinistra. Molti amministratori si sono candidati, in tutte le liste. Ma ce n’è una in particolare espressione dei piccoli comuni. Abbiamo voluto una coalizione con un perimetro nuovo: civismo, sinistra, progressisti, cattolici, liberali. Anche i radicali: nella lista +Abruzzo ci sono quelli di +Europa, Emma Bonino ha fatto per me un appello che mi ha emozionato. E mi appoggia il partito radicale di Bernardini, Turco, Coscioni, Laura Hart, Radio Radicale. Avevo un rapporto personale affettuoso con Marco Pannella, abruzzese doc. Prima che me lo dica lei lo dico io: nelle liste ci sono alcuni candidati provenienti dal centrodestra che non accettano che abbiano catapultato un candidato che palesemente non conosce la realtà abruzzese.

 

Il suo modello di alleanza può valere a livello nazionale?

 

Non so dirlo, voglio prima vedere i risultati. Sono comunque moto fiducioso.

 

Lei non è più iscritto al Pd.

 

Non lo sono da più di quattro anni, durante il mandato al Csm sono stato rigorosamente fuori dalla politica. E ora, da candidato, ho il dovere di essere, così come sono, indipendente, per garantire la guida della coalizione.

 

Con lei c’è Sinistra italiana e Leu. Invece Rifondazione non parteciperà al voto: non è riuscita a raccogliere le firme.

 

Anche se non sarebbero stati miei alleati, mi dispiace per la loro mancata partecipazione, ne perde la democrazia. E non è bene che la partecipazione al voto sia così difficile. Se verrò eletto modificheremo la legge che impone un numero di firme molto elevato. Tuttavia la sinistra è ben rappresentata nella coalizione. Gli elettori di sinistra hanno molti motivi per votarmi. Spiace che ora Il Prc faccia Ponzio Pilato. Ci battiamo contro la destra estrema e l’inconsistenza e la demagogia dei 5 stelle. Ma sono convinto che gli elettori lo capiranno.

 

Lei è partito con un grosso svantaggio. Perché il Pd ha perso così male?

 

Non voglio lanciarmi in analisi politologiche. Posso dire che le pagine politiche migliori del nostro paese sono state quelle nelle quali tra la società civile, il mondo del lavoro, della cultura e delle professioni, i partiti e le istituzioni ha funzionato un flusso di scambio e contaminazione. Io ho lavorato per riaprire questi canali e penso di esserci riuscito. Da questo può ricavare ciò che penso.

 

Cambierà l’agenda del suo predecessore D’Alfonso?

 

Teniamo le cose positive fatte, tutto quello che c’è da cambiare lo cambieremo.

 

Che giudizio dà sul cosiddetto reddito di cittadinanza?

 

Io dico due sì: uno al sostegno alla povertà e agli esclusi e sì al lavoro. Ma dico no all’assistenzialismo pasticciato, per di più in deficit. Nel mio programma ci sono 110 milioni di euro per il lavoro, e per aiutare a tornare i giovani che sono andati via. E mi lasci dire, priorità anche alle ricostruzioni: sono un dovere per la repubblica e un impegno inderogabile per la regione.