Benifei, lei è stato scelto come capodelegazione Pd a Strasburgo: ritrova Beghin, genovese di nascita, alla guida del M5S, il genovese Campomenosi (Lega), il milanese Fidanza (FdI). Si può lavorare insieme per la Liguria?

«Si, possiamo lavorare in sinergia su tante cose. La Bolkestein, per esempio, su cui possiamo andare oltre gli steccati di partito per spingere la nuova Commissione a fare una proposta per rivedere la direttiva. Oppure la Zona economica speciale per Genova, legata al dopo-Morandi, avviando un dialogo con la Commissione per ottenere deroghe sull’imposizione fiscale. E poi le infrastrutture: i fondi vanno potenziati per porti e ferrovie».

La Gronda è bloccata.

«Un altro danno: invece di restituire fiducia a un territorio come la Liguria, si fa propaganda. Ma Salvini non può cavarsela dando la colpa a Toninelli: non ci sono due governi che si rimbalzano le colpe».

Anche sull’immigrazione ci possono essere sinergie?

«Sulla necessità di rivedere Dublino possiamo lavorare insieme. Dopo che il M5S si è astenuto e la Lega ha votato contro, ora per tutti è una priorità. Per il resto ci sono enormi divisioni sui principi».

L’Italia avrà il commissario alla concorrenza?

«Continuare a sostenere che avremo quel ruolo, magari dicendo, come fa Di Maio, che servirà a togliere le infrazioni in corso come su Alitalia, è folle e danneggia l’Italia».

Se il governo cadesse è ipotizzabile una maggioranza parlamentare Pd-M5S?

«Non credo che il Paese avrebbe bisogno di questo ma di chiarezza, quindi di tornare al voto. Ma il tema è cosa decidono di fare gli esponenti del M5S che sono a disagio al governo con la Lega: Di Maio e il suo cerchio magico, se cadesse il governo, andrebbero a casa. E gli altri? Com’è oggi, con il M5S non si può governare. Ma se le cose cambiassero…».

Con dissidenti ed esponenti come Fico, invece, il Pd potrebbe dialogare?

«Credo di sì, perché le posizioni, nel merito, sono diverse da quelle del gruppo Di Maio. Ma oggi quelli come lui sono succubi nel M5S, servirebbe una rottura al loro interno e la nascita di qualcosa di nuovo».

Nel 2020 ci sono le regionali: sposa l’idea di un candidato civico in una coalizione ampia di centrosinistra?

«E giusta l’impostazione ma attenzione al metodo: partiamo dal capire chi vogliamo coinvolgere senza essere passivi. Iniziamo il dialogo. Sui fondi europei la giunta Toti non è adeguata, sviluppo economico e sanità sono al collasso. Ma è il Pd che, per costruire un’alternativa, deve fare da facilitatore. Senza imporsi sugli altri ma dandosi una mossa».