Nessuno stop, assicura. Il confronto con Veneto, Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna ripartirà già la prossima settimana ma per realizzare l’autonomia differenziata tra le regioni è «indispensabile» avere prima una legge «cornice» che garantisca il riequilibrio territoriale.

Francesco Boccia è appena rientrato da Napoli, sesta tappa del suo tour tra le Regioni per riaprire il dibattito sull’Autonomia e va dritto al punto: «Il mio obiettivo dice il ministro per gli Affari regionali non è bloccare il processo ma renderlo coerente con i principi costituzionali e per farlo serve avere una legge che imponga il riequilibrio territoriale non solo tra Nord e Sud ma anche all’interno delle stesse regioni settentrionali attraverso una riprogrammazione di tutti i fondi pluriennali di spesa in conto capitale, esclusi quelli europei,individuando contemporaneamente i livelli essenziali per le prestazioni (Lep) che ci impone la Costituzione proprio per rimuovere le diseguaglianze economiche e sociali.

Qualora non arrivassimo all’individuazione dei Lep definiamo una fase transitoria attraverso i fabbisogni standard che deve essere condivisa. Ma ripeto:con la certezza che si arrivi rapidamente alla definizione dei livelli essenziali».

Questo significa che le intese che sono già all’attenzione del Governo rimarranno ferme in attesa della legge cornice?

Le intese sono già ferme e non perché l’ho deciso io ma perché ministri del precedente Governo, come quello dell’Istruzione che faceva riferimento allo stesso partito – la Lega – del presidente della Lombardia Fontana e del Veneto Zaia, avevano manifestato obiezioni su alcuni punti specifici, ad esempio sulla regionalizzazione dei concorsi degli insegnanti. Ho garantito ai governatori che andremo avanti e con alcune correzioni credo che si possa arrivare, in particolare per Veneto ed Emilia Romagna, alla conclusione in tempi ragionevoli ma anche queste intese dovranno comunque rispondere alle indicazioni contenute nella futura legge cornice.

I tempi di fatto si allungano

Siamo rimasti fermi 14 mesi, non si può pensare di risolvere tutto in 15 giorni. Le riforme che si sono realizzate portando benefici al Paese sono state quelle più condivise. Se le si fa di corsa fuggendo dalle responsabilità, anzitutto verso la Costituzione, ci si schianta e c’è una vasta letteratura che documenta questi schianti…Per questo ribadisco che alimentare lo scontro, come si è fatto nel corso dell’ultimo anno, non porta da nessuna parte e il fatto che le intese siano rimaste ferme a Palazzo Chigi lo conferma. Il nostro tentativo è invece quello di far comprendere che l’autonomia non è utile al Nord e nociva per il Sud ma contribuisce alla crescita complessiva del Paese e devo dire che dal confronto che ho avuto con i presidenti delle Regioni, a partire da quelli del Nord, ho trovato grande senso di responsabilità. Se terremo fuori la propaganda elettorale sono certo che taglieremo il traguardo con soddisfazione di tutti.

Nel frattempo però gli studenti lombardi avranno anche quest’anno insegnanti con la valigia in mano!

Il problema della continuità didattica lo conosco bene avendo anch’io figli. Ma le soluzioni ci sono e le abbiamo già sperimentate ad esempio all’Agenzia delle entrate, inserendo nei concorsi l’obbligo per i vincitori a restare per cinque anni. Non è escluso il ricorso a un decreto sul territorio cui erano stati assegnati. In questo modo si risponderebbe al problema ma senza smontare il sistema scolastico nazionale.

Ministro l’autonomia non c’è ancora ma scuole, ospedali e in genere i servizi al Sud non funzionano. Non teme che l’arrivo di nuove risorse anziché annullare le distanze rischi di aumentare gli sperperi e le inefficienze?

L’Autonomia non può essere fatta contro il Nord ma neppure senza il Sud. In ogni caso non eludo la sua domanda: ai diritti devono corrispondere altrettanti doveri e proprio per questo nella legge cornice verranno inseriti meccanismi premiali e sanzioni per favorire chi amministra meglio. L’Autonomia significa ottimizzare la fruizione dei servizi per i cittadini in relazione alle esigenze e alle vocazioni del territorio e alle sue priorità ma partendo dal presupposto che in ogni parte d’Italia venga comunque garantito un livello di prestazioni minimo.

Lei parla di tempi ragionevoli ma quando verrà presentata la legge cornice?

Il testo arriverà dopo una interlocuzione approfondita tanto con le Regioni che con le parti sociali. Il mio obiettivo è entro l’anno. Ma ripeto: se si arriverà con un testo condiviso almeno nelle sue linee essenziali, il percorso parlamentare potrebbe anche essere veloce e non è da escludere che anziché un disegno di legge si scelga la strada del decreto legge.

Anche le intese dovranno passare per il Parlamento?

Certamente, è impensabile che le Camere non intervengano, come qualcuno ha incautamente ipotizzato nei mesi scorsi.

Significa che saranno emendabili e quindi potranno essere modificate?

Assolutamente sì, siamo una Repubblica parlamentare e quindi è il Parlamento che deve avere l’ultima parola. Ma se questo processo avverrà all’interno di una cornice stabilita per legge anche il passaggio parlamentare delle intese sarà più semplice e di conseguenza più celere.