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«Quando c’è un’emergenza, comanda lo Stato».

Il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia difende l’accentramento delle decisioni sul contrasto al conavirus, accusa i Paesi che stanno chiudendo le frontiere con l’Italia di azioni «sproporzionate e senza senso» e attacca il segretario della Lega Matteo Salvini: «Agisce da anti-italiano».

Ministro, è possibile che la sanità pubblica chieda aiuto a quella privata per contrastare la diffusione del coronavirus?

«Dai 22mila tamponi passando per la gestione dei 1700 contagiati fino ai 107 pazienti in terapia intensiva, bisogna dire prima di ogni altra cosa che la nostra sanità pubblica, gratuita, ha dimostrato ancora una volta di essere tra le migliori del mondo».

Ma sarà sufficiente in caso il «contagio dilaghi? Le regioni del nord lamentano la mancanza di personale medico. I reparti di terapia intensiva si stanno riempiendo, specie in Lombardia.

«Se c’è la necessità di reclutare ulteriore personale pubblico o privato saranno i presidenti di regione a proporlo, perché sono loro che conoscono i servizi sul territorio».

È quindi probabile che ci sia uno sforzo comune?

«Forza lavoro aggiuntiva e servizi di supporto privati ci possono stare. La governance no, deve essere tassativamente pubblica. Chi ha ridimensionato o smantellato il controllo preventivo territoriale fatto dal pubblico ha sbagliato, ma faremo questo dibattito quando saremo usciti tutti insieme dall’emergenza».

Quali sono le criticità?

«Per ora riguardano la terapia intensiva, che serve per tante altre patologie: a Milano o in province come Cremona, Bergamo, Lodi, Pavia non si può rischiare che non cí siano posti disponibili per un’emergenza. Ma molti presidenti del centro e del sud mi hanno chiamato per mettersi a disposizione. Se ci dovessero essere criticità assolute la disponibilità degli ospedali del Mezzogiorno e del centro sulle terapie intensive è assicurata e garantita».

Alcuni contestano la sindaci contestano la norma secondo cui le loro ordinanze possono essere annullate.

«Nel decreto abbiamo circoscritto l’annullamento agli atti “in contrasto con le misure statali”, ma il Parlamento può rendere quella norma ancora più dura».

E’ lo stesso raccordo che avete alle Regioni?

«Certo. Sono un autonomista privato convinto, ma quando c’è una emergenza nazionale comanda lo Stato».

Il Friuli-Venezia Giulia ha però deciso di tenere le scuole chiuse.

«Il nodo vero è non farsi prendere dall’ansia. Da stamattina l’Italia riparte con almeno 17 regioni. Fedriga sta prendendo questa decisione autonomamente, ma vorrei ricordare che nelle regioni a cui è stato consigliato di tenere le scuole chiuse sono in vigore tutta una serie di altre misure. Attuarne solo una non ha molto senso e può essere controproducente».

Perché sarebbe dannoso?

«Perché trascina intere aree nelle black list internazionali e fa un danno ai territori. I ministri Di Maio e Amendola stanno facendo un lavoro enorme per spiegare a tutto il mondo che nella stragrande maggioranza delle regioni italiane non ci son rischi di contagio e si svolge una vita assolutamente normale».

Non c’è il rischio che la fretta di ripartire impedisca un adeguato contenimento del virus?

«Il coronavirus è straordinario perché era sconosciuto, non perché letale. È giusto contenere il più possibile il contagio, ma non possiamo finire di vivere per un virus gestibile. Né permetterci un Paese che si ferma sine die. L’Italia ha solo anticipato un’attività di contenimento drastica e rigorosa che faranno tutti».

Intanto la Turchia chiude le frontiere, Delta annulla i voli su Milano.

«Le misure contro dí noi sono irrazionali, ci danneggiano e chi le attua deve sapere che presto potrebbe ritrovarsi nelle nostre stesse condizioni e si pentirà delle decisioni prese. Quindi occhio, perché se alzai muri l’Italia fa anche più male. Ho apprezzato invece il presidente francese Emmanuel Macron, che oltre a venire a Napoli si sta comportando da vero amico dell’Italia».

Perché dice che si ritroveranno nelle nostre condizioni?

«Ci sono Paesi in Europa che in un mese hanno fatto metà dei tamponi che in Italia si fanno in un giorno. L’Unione europea deve capire che se un virus è in Italia, è in Europa».

Servono i 3,6 miliardi annunciati a Repubblica da Roberto Gualtierì o i 20 che chiede Salvini?

«La richiesta esplicitata dal ministro dell’Economia è un buon punto di partenza, ma nessuno oggi è in grado di quantificare quel che servirà al Paese. In Europa partirà una discussione che riguarda tutti, perché l’impatto sull’export e la frenata del commercio mondiale saranno un problema di tutti. I parametri andranno inevitabilmente rivisti».

Quindi ha ragione Salvini?

«Salvini si comporta da anti -italiano, non c’è nessun oppositore di un qualsiasi governo del pianeta che sparga veleni e polemiche sul suo Paese come fa lui».