Ministro Francesco Boccia, la Lombardia si sente abbandonata dallo Stato. Avete dato a Milano «solo briciole» per combattere il virus?

«E tutto in rete, trasparenza massima. La Lombardia era e resta la priorità assoluta del Paese, come tutti gli altri territori che in Italia sono nelle stesse gravi condizioni. Lo Stato c’è, sin dall’inizio. – L’organizzazione territoriale della sanità è regionale ricorda il ministro degli Affari regionali e delle Autonomie -. II governo è intervenuto in soccorso delle Regioni in grave difficoltà e sta aiutando tutti ogni giorno, con mezzi, ventilatori, dispositivi, medici e infermieri».

 

Però le mascherine ancora non bastano, tanto che l’assessore Caparini lamenta di averle cercate nei mercati di tutto il mondo.

«Ne sono arrivati 12 milioni e mezzo di pezzi, tra cui 2 milioni e mezzo delle introvabili Ffp2. Questo sforzo, che sarà ancora aumentato, contiene il sacrificio di tutte le altre Regioni. Caparini dovrebbe scusarsi con il commissario Arcuri, perché ha fatto questa dichiarazione nel giorno in cui il governo ha pubblicato tutti i dati che erano stati certificati dai dirigenti della stessa Lombardia».

 

Perché Fontana dice di non avere i fondi per la gestione straordinaria?

«Falso. Le leggi approvate all’unanimità dal Parlamento hanno cancellato tutti i vincoli burocratici. La Lombardia può assumere chiunque per l’emergenza Covid. Può far rientrare in corsia i pensionati, utilizzare gli specializzandi, arruolare infermieri. Può spendere gli avanzi di amministrazione e, grazie all’aiuto dello Stato, prestare fideiussioni per acquisti internazionali».

 

E le critiche alla Protezione civile?

«Trovo ingeneroso criticare uno degli apparati dello Stato a cui bisognerebbe dire grazie, per il lavoro difficilissimo che stanno facendo. Una emergenza così totale non era mai capitata, eppure con l’aiuto delle forze armate stanno riuscendo a distribuire i materiali e anche le forze dell’ordine stanno dando il loro prezioso contributo. Grazie alla Guardia di Finanza abbiamo appena portato in tempo reale medici della task force in Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige ed Emilia-Romagna».

 

Sala ha rilanciato le accuse di sette sindaci lombardi del centrosinistra. Sono «sparate per fomentare la polemica», come ha detto Fontana?

«I sindaci lombardi sono in prima linea e spero che la Regione possa ascoltarli, così come noi ascoltiamo la Regione Lombardia».

 

Perché il Veneto fa i test sierologici e la Lombardia no?

«Su questo tema è necessario che parta al più presto, come richiesto dal Pd, una cabina di regia con il ministro della Salute, il Comitato tecnico-scientifico, il governo e i rappresentanti di Regioni ed enti locali. La fase due deve essere affrontata con linee guida condivise, perché oltre alle restrizioni bisognerà decidere sui test, i tamponi e i comportamenti delle persone. Servono chiarezza e rigore per offrire certezze massime agli italiani».

 

Sarebbe ora, vista la confusione tra Stato e Regioni…

«Serve collaborazione e una moratoria alle polemiche. Dobbiamo lavorare insieme, con la massima unità nazionale».