Presidente Stefano Bonaccini, ora proverà a convincere i grillini a non presentarsi da soli?

«Non rincorro nessuno perché le alleanze si fanno su programmi chiari. Ma ribadisco che commettono un errore a non confrontarsi sul merito dei problemi che abbiamo davanti e sulle questioni che ho proposto in modo aperto per i prossimi 5 anni: un investimento rilevante sulle politiche educative, scolastiche e formative per costruire una società della conoscenza, a partire dal nido gratuito per tutte le bambine e i bambini; un’estensione della rete di welfare a partire dal diritto alla salute, alla casa e all’assistenza con una forte centralità del pubblico e del regime dell’accreditamento (non ci possono essere ricchi e poveri davanti ai bisogni primari); un’accelerazione nella svolta green, mettendoci alla guida del Paese verso gli obiettivi dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite, allargando anzitutto la strategia del Patto per il lavoro alla piena sostenibilità ambientale».

 

Ma Luigi Di Maio insiste: i Cinque Stelle devono andare da soli.

«Le forze che vincono insieme governano insieme e questa sarebbe la prima volta per il Movimento. Rinunciare ad assumersi responsabilità significa precludersi la possibilità di contare e lavorare per i propri obiettivi. Oltre che regalare un vantaggio ad una destra che non sta mostrando particolare interesse per questa regione, ma solo l’intenzione di mandare a casa il governo Conte».

 

In Regione avete gia collaborato con i Cinque Stelle? Se sì, su cosa?

«Sui diritti civili, su quelli sociali, da ultimo anche sul plastic free. Oggettivamente negli ultimi mesi sono più le cose che ci hanno visti uniti rispetto a quelle che ci hanno diviso».

 

Se invece alla fine i grillini si presentassero con lei, potrebbero esserci delle novità anche sul piano nazionale?

«Come ho detto io voglio costruire un progetto per l’Emilia-Romagna, non per altro. Il 26 gennaio si vota per questa Regione e i cittadini alla fine dovranno scegliere tra me e Lucia Borgonzoni. L’alternativa è tra noi, come sanno tutti».

 

Che impressione ha tratto dal suo primo duello televisivo con Borgonzoni a «Carta Bianca»?

«Mi è parso un confronto molto civile e per la prima volta abbiamo potuto discutere di Emilia-Romagna. Sono già due notizie.»

 

Matteo Salvini la sta buttando sulla politica nazionale: è una strategia vincente?

«Non sta a me giudicare, anche se i sondaggi pare dicano il contrario, per il valore che possono avere. Ma devo dire, al di là dei sondaggi, che è nelle persone che incontro ogni giorno, le più diverse, che colgo l’orgoglio di essere Emilia-Romagna ed emiliano-romagnoli che forse i miei avversari hanno sottovalutato. Del resto, dire che si vuole vincere qui per mandare a casa il Governo è una mancanza di rispetto verso i cittadini della mia Regione perché alla fine saremo presidenti io o Borgonzoni, non Salvini o Conte. Il 26 gennaio prossimo si voterà per l’Emilia-Romagna, non per altro. E se ti candidi al governo di una regione, come prima cosa dovresti averne rispetto e dire la verità ai suoi cittadini».

 

Non crede che potrebbe prevalere la voglia di cambiamento?

«Si tratta sempre di capire se si cambia in meglio o in peggio. E comunque l’EmiliaRomagna sta già cambiando profondamente: abbiamo affrontato meglio degli altri la crisi e da 5 anni siamo la regione più dinamica, che produce di più, che cresce di più, che occupa di più. Stiamo investendo sull’innovazione a tutti i livelli, siamo in movimento. E ricordo che due misure come l’abolizione del superticket e l’abbattimento o azzeramento delle rette dei nidi, già da noi adottate, stanno per essere estese a tutto il Paese. La ricetta sovranista sarebbe mortale per una regione che vive esportando prodotti di eccellenza, attraendo capitali dall’estero e ospitando un turismo in costante crescita. Cambiare si deve, ma noi dobbiamo andare avanti, non tornare indietro».