Vincenzo De Luca
Foto di Imagoeconomica

Alla luce degli ultimi dati congiunturali, rallentamento nel terziario e buona tenuta industriale ed export, come valuta l’effetto degli investimenti pubblici sull’innovazione e la ricerca per sostenere l’economia regionale?

Le politiche di sostegno all’innovazione costituiscono una leva fondamentale per incidere positivamente sulla crescita economica del territorio.

 

Perché?

L’innovazione rappresenta un fattore di oggettivo successo in una policy di sviluppo basata sull’incremento della produttività del sistema Campania in uno scenario globale ove la competitività nei settori ad alto valore aggiunto può rappresentare un fattore determinante nella crescita economica.

 

Quindi confermerete per l’anno prossimo i vostri impegni?

Sì, la Regione manterrà il proprio impegno implementando le azioni già declinate nel Defr 2019-2021 che si sostanziano principalmente in strumenti volti a favorire le imprese che costituiscono una eccellenza produttiva riconosciuta a livello internazionale.

 

In che modo le sosterrete?

Con misure, alcune già concretizzatesi in avvisi pubblicati ed altre in corso di pubblicazione, dirette ad incentivare gli investimenti innovativi, il trasferimento tecnologico e la prima industrializzazione. Stiamo anche implementando ulteriormente l’Accordo di Programma sottoscritto per il cofinanziamento dello strumento nazionale del Contratto di Sviluppo che a decorrere dal giugno 2017 ha già consentito di raggiungere 56 imprese per otto Contratti di Sviluppo.

 

Quanto è stato l’investimento  delle aziende?

In totale 279,7 milioni di euro a cui si aggiungono agevolazioni concesse per 152,7
milioni di euro. Altri 82 milioni di agevolazioni saranno concesse, per Accordi di Sviluppo già sottoscritti, ad altre 20 imprese a fronte di investimenti pari a circa 190 milioni di euro.

 

Con quali criteri avete operato le scelte?

Sulla base dei punti strategici del Defr in cui figurano il sostegno alle filiere produttive competitive che si accompagnano al potenziamento delle politiche per il lavoro, di quelle per l’istruzione, l’attrazione degli investimenti, la Zes (Zona economica speciale, ndr), l’Artigianato e l’Industria culturale e creativa, le misure finalizzate a favorire l’accesso al credito delle pmi.

 

Qual è il livello di diffusione di una strategia 4.0 nel sistema economico regionale?

La Regione Campania è stata la prima che si è dotata di una legge su Industria 4.0. la n. 22 del 2016. Sul tema l’interesse delle imprese campane è forte e numerosi gli investimenti avviati su queste tecnologie, in particolare da parte di chi opera in settori stretegici.

 

E la reazione delle pmi?

Le piccole imprese e quelle micro, che rappresentano buona parte del settore produttivo in regione, hanno bisogno di maggiori indicazioni e informazioni in merito alle tecnologie in esame prima di procedere ad avviare tali programmi di investimenti.

 

Quindi?

Stiamo attivando una piattaforma/portale regionale relativa al tema di Industria 4.0 che, con il coinvolgimento di Sviluppo Campania, assicurerà servizi ed informazioni al tessuto produttivo campano, in collaborazione con tutti gli altri attori istituzionali e associativi.

 

Avete già incominciato azioni concrete?

Nel bando pubblicato lo scorso mese di giugno rivolto al settore dell’artigianato, è stata dedicata un’apposita linea di azione ad innovazioni digitali e di Industria 4.0.

 

Risultati?

Sono state presentate richieste di finanziamento per oltre 33 milioni di euro, tanto da dover incrementare la dotazione originariamente prevista di 7 milioni di euro con ulteriori 5,4 milioni di euro.

 

Avete coinvolto anche le università nelle attività di sostegno a Industria 4.0?

Sì, con 5 Università campane e 3 pugliesi, abbiamo lanciato il progetto Meditech, che prevede l’istituzione di un competence center con la missione di trasferire alle pmi e al territorio le tecnologie 4.0 nell’ automotive, aerospazio, agricoltura, farmaceutico.

 

C’è un monitoraggio sistematico sul territorio per capire come si evolve il trend della digitalizzazione?

Ci arriveremo. Il Coordinamento delle Università regionali ha istituito un gruppo
di lavoro sul tema che sta pianificando attività per il monitoraggio delle imprese del territorio, in stretta collaborazione con le associazioni di categoria.

 

Come hanno risposto le aree di crisi alle sollecitazioni, anche della vostra
amministrazione, a puntare sull’innovazione per rilanciare il sistema industriale e di servizi?

Il rilancio delle Aree di crisi industriali rappresenta per questa Giunta un obiettivo altamente sfidante della politica industriale orientata, in questo ambito, ad attivare percorsi virtuosi di sviluppo volti a superare una logica puramente assistenziale, al fine di stimolare nuovi investimenti per lo sviluppo.

 

In concreto come state operando?

La Regione ha sottoscritto un Accordo di Programma con il Mise per un totale di circa 113 milioni di curo, di cui 45 regionali, per consentire il finanziamento delle imprese che intendono realizzare investimenti in Campania, sulla base del bando nazionale della legge 181/89 (che prevede investimenti nelle aree di crisi, ndr) Le loro rischiavano di rimanere sospese per esaurimento dei fondi ministeriali. Altri 23 milioni di euro sono stati programmati per le Aree di crisi complessa. E ancora c’è l’Avviso per gli Investimenti innovativi per circa 47 milioni, nell’ambito del Piano Azione e Coesione, espressamente dedicato alle aree di crisi delle cinque province campane. E non è tutto.

 

Che cosa manca?

Da poco si è chiusa la presentazione delle richieste per la Concessione di contributi, per un totale di 10 milioni di euro, a favore delle micro, piccole e medie imprese per favorire processi di innovazione nei piani di investimento con particolare riferimento a: commercio elettronico, cloud computing, manifattura digitale e sicurezza informatica.

 

Che cosa puntate a incentivare con questi finanziamenti?

L’industrializzazione dei risultati di programmi di ricerca o di sviluppo sperimentale, la realizzazione di programmi di risparmio energetico e/o riduzione degli impatti ambientali, il miglioramento competitivo e tutela ambientale. I programmi presentati sono in corso di realizzazione.

 

Può citare qualche casoguida ripetibile anche in altre situazioni?

Il co-finanziamento dell’Accordo di Sviluppo presentato dalla Fib srl per realizzare un nuovo impianto per la produzione di celle al litio per accumulatori elettrici ad uso industriale, nel militare e aerospazio, in particolare. La Fib si impegnava a produrle nell’ex stabilimento Indesit/Whirlpool di Teverola (Caserta), assumendo 75 dipendenti provenienti dal territorio intorno. L’azienda è non solo la prima in Italia e in Europa nella produzione di celle al litio, ma ha adottato un processo di produzione meno invasivo dei concorrenti che utilizzano il cobalto, metallo difficile da reperire e da smaltire. L’innovazione in questo caso ha coniugato in maniera virtuosa la salvaguardia dei posti di lavoro e quella ambientale.

 

Quanti progetti di ricerca state sostenendo e con quali fondi?

Allo stato sono stati sottoscritti un Accordo di programma e un Accordo di innovazione nei settori automotive e aerospazio.

 

In che modo li sostenete?

Con un cofinanziamento del Fondo Crescita Sostenibile. L’obiettivo è sostenere la competitività di imprese di rilevanti dimensioni e di specifici territori attraverso il finanziamento di interventi di rilevante impatto tecnologico in grado di incidere sulla capacità competitiva delle imprese anche al fine di salvaguardare i livelli occupazionali e accrescere la presenza delle imprese estere nel nostro territorio. Poi sosteniamo programmi di Ricerca industriale e Sviluppo Sperimentale con risorse provenienti dal Fondo Sviluppo e coesione 2014-2020.

 

Qual è il time to market dei fondi regionali che vengono dedicati alla ricerca, sviluppo e innovazione?

Il cofinanziamento regionale è subordinato alla verifica della sussistenza di specifici requisiti tra i quali figura la capacità del progetto di accelerare il time to market ossia la riduzione del tempo che intercorre tra l’ideazione di un prodotto e la sua effettiva commercializzazione.

 

Qual è stato l’ammontare complessivo finanziato dalla sua amministrazione?

Sono state stanziati 6 milioni per il cofinanziamento del Fondo Crescita Sostenibile, nell’ambito del patto per lo Sviluppo della Regione Campania. Altri 180 milioni di euro sono stati destinati al cofinanziamento dei Contratti di sviluppo che a loro volta finanziano sia investimenti produttivi sia programmi di ricerca e sviluppo.