Imagoeconomica

Sono arrivate poche domande per l’avvio della procedura: com’è possibile?

«È un problema che stiamo riscontrando. Le domande per la ristrutturazione stimolate dall’ordinanza 46 sono in crescita di settimana in settimana, la semplificazione sta funzionando, ma non è la crescita che ci aspettiamo perché non ci sono abbastanza domande. Molti hanno compilato la scheda “Fast” ma non chiudono la pratica con la scheda “Aedes” e il conseguente deposito della domanda di ricostruzione. I motivi possono essere vari: bisogna innanzi tutto distinguere fra le tipologie di danni. Abbiamo una prima scadenza il 31 marzo che riguarda coloro che hanno gia affidato l’incarico ai professionisti per la compilazione delle schede “Aedes”. In questo caso lo scarso numero di domande può essere legato al fatto che abbiano subito danni molto lievi che non danno diritto a un contributo. Oppure può trattarsi di proprietari di seconde case che hanno meno urgenza di chiudere la scheda. Oppure sono i casi di edifici ereditati da più persone, a volte abbandonati da tempo o su cui esistono liti familiari a bloccare Intervis l’avvio dell’iter. Ma non è questo che mi preoccupa».

 

Che cosa la preoccupa?

«Sono i dati riferiti alla scadenza del 30 aprile, quella per i danni lievi. In questo caso la mancanza di domande è il frutto di un clima di sfiducia generalizzata e di un problema di informazione. Ci sono tanti cittadini che non sapevano di avere dei diritti riconosciuti dal decreto 189/2016 e non ne hanno approfittato, dai cinquemila euro una tantum alle modalità di ricostruzione accelerata dei danni B accelerata. Ma quello che mi preoccupa di più è che lo scarso numero di domande è legato a un problema di abusi, per cui i professionisti si sono fermati nella presentazione delle domande perché non avevano i titoli per andare avanti nella procedura. Questo è quello che io posso capire dalle lettere che ricevo, dalle persone e dai comitati che incontro. Ne ho già parlato in riunioni tra addetti ai lavori. Ho chiesto la ricognizione sia agli ordini professionali che agli uffici speciali e anche ai comuni che in alcuni casi hanno queste segnalazioni per capire la tipologia delle irregolarità commesse. Mi avevano accennato alla presenza di abusi quando mi sono insediata ma nessuno aveva immaginato l’entità che invece sembra molto consistente».

 

In che misura?

«Ci sono sindaci che dicono di avere il 60-70% di abusi di questo tipo. Ci sono abusi sanabili soltanto con un condono generalizzato, una decisione che non spetta al commissario che comunque è decisamente contrario. Ma ci sono anche abusi di piccola entità, sono interni agli edifici e non danneggiano il paesaggio. Ho chiesto un elenco delle fattispecie giuridiche degli abusi presenti nelle varie Regioni non sanabili a legislazione vigente per proporre al Parlamento che si insedia adesso una norma che intervenga chirurgicamente e consenta l’avvio della ricostruzione delle case. È una sanatoria tipologica ma aspetto i numeri altrimenti non posso andare in Parlamento. Non posso assumermi impegni in questa fase politica ma posso assicurare che fornirò nelle prossime settimane al Parlamento le cifre del fenomeno in modo che le Camere decidano come procedere».