Emanuele Fiano, Giorgio Gori candidato
Emanuele Fiano (Foto di Alessandro Paris / Imagoeconomica)

Emanuele Fiano, deputato del Pd: sul palco dell’Auditorium ci sono stati diversi appelli alla sinistra per entrare in coalizione con Gori. Ce la farete?
«Speriamo di sì, anche perché Giorgio non ha fatto un appello retorico all’unità, ma ha toccato i temi che anche chi sta alla sinistra del Pd non può non condividere, dal lavoro, ai diritti, all’ambiente. Questioni cruciali per tutti: dire no, in questo caso, vorrebbe dire farne un punto di principio e non di merito».

Per recuperare sia la sinistra che gli elettori che non votano più, Gori dovrebbe prendere le distanze dai partiti, a iniziare dal Pd?
«Il segretario Alfieri ha giustamente rivendicato che abbiamo scelto un candidato del Pd che sa parlare anche a chi non ha la tessera di partito, e che può vedere in lui un cambiamento. Credo che serva cercare di convincere soprattutto chi non vota più per delusione, ma senza cancellare i partiti. Perché, va ricordato, senza di loro non ci sarebbero tanti volontari e tanto entusiasmo».

Nel 2013 la vittoria del centrosinistra sembrava un risultato quasi scontato, e così non è andata. Quali sono gli errori da non ripetere, questa volta?
«Ambrosoli vinse nelle città e perse nelle valli, come si dice. Gori ha studiato quella lezione, e già da queste prime uscite si capisce che si vuole concentrare molto sui territori non urbani, come quelli montani che si sono visti tagliare i finanziamenti da Maroni dell’80 per cento, o quelli dove i disastrati treni regionali sono l’unico collegamento: sono quei luoghi, che hanno bisogno di attenzione e centralità, che dobbiamo convincere».