Giorgio Gori Lombardia
PRESENTAZIONE INDICE GLOBALE DELLA FAME

«Hanno fatto un bel pasticcio. Eravamo in corsa anche prima, ma è certo che il duello ora non sarà più sul piano della popolarità dei candidati ma sulla proposta politica più convincente». Giorgio Gori misura le parole: non era pessimista prima, nemmeno dopo la mancata alleanza con Liberi e uguali, evita ogni trionfalismo ora.
 
Che idea s’è fatto del passo indietro di Maroni?
 
«Domenica sera ci siamo sentiti e mi ha parlato di motivazioni di carattere personale che ovviamente non divulgo per rispetto. Leggo però che ha dato la propria disponibilità politica a Berlusconi e mi viene da pensare allora che possa esserci dell’altro. Le contraddizioni interne alla Lega forse hanno determinato la sua scelta e potrebbero condizionare anche le mosse del suo successore. Il dubbio è in ogni caso legittimo: c’era un malumore palpabile nel Carroccio e non è da escludere che il passo indietro si debba anche a questo».
 
I sondaggi per il centrosinistra in Lombardia rimangono in salita.
 
«Ma il mio dato di riconoscibilità è in forte crescita rispetto ai mesi precedenti. La partita era aperta anche contro Maroni e con questo pasticcio tutto si mette ancora di più in moto. Io e Fontana siamo due figure nuove: il confronto sarà sul piano della proposta politica».
 
Il traino delle Politiche rischia però di esser penalizzante?
 
«Era chiaro che ci sarebbe stato l’election day. Ma nel 2013 abbiamo visto che gli elettori sanno distinguere tra i due tipi di voto. Cinque anni fa, per dire, Ambrosoli prese in Lombardia 750 mila voti in più delle liste del centrosinistra che correvano per le Politiche. Nelle Regionali è determinante il civismo e la credibilità del candidato».
 
Il bilancio di Maroni?
 
«Sostiene di aver realizzato i suoi impegni: è vero il contrario. L’elenco delle promesse non mantenute è lunghissimo, dal 75 per cento di tasse da trattenere in Lombardia alla riduzione delle liste d’attesa, dalla cancellazione del bollo auto ai ticket sanitari. Era doveroso fare meglio».
 
Quanto conterà riuscire a convincere Liberi e uguali a rientrare in coalizione?
 
«Sarebbe molto utile, non lo nego. Noi abbiamo dato tutti i segnali di disponibilità, di attenzione, di precisa volontà di lavorare insieme. A maggior ragione oggi, col traguardo alla nostra portata, una corsa separata sarebbe inspiegabile anche per i loro elettori. Mi dicono che ci sarebbe il problema dell’electron day e di una diversa collocazione rispetto al quadro nazionale. Ma allora perché nel Lazio vogliono fare l’accordo e in Lombardia no? ».
 
Che opinione ha di Fontana?
 
«L’ho incrociato qualche volta in Anci. Da sindaco di Varese firmò nel 2015 il mio appello per chiedere a Maroni di aprire la trattativa sull’autonomia col governo. È una persona perbene, ma è il modello di amministrazione di questo centrodestra che noi vogliamo contrastare».
 
E come si batte il centrodestra in Lombardia?
 
«Con la serietà, con la competenza e con l’ascolto dei territori. Bisogna far cambiare idea a una parte degli elettori che votarono Maroni e riportare a votare una quota dei delusi del centrosinistra».
 
Pentito della frase su Formigoni “dotato di un progetto politico”?
 
«Mi chiesero se era meglio Maroni o Formigoni. Risposi quello che pensavo: meglio Formigoni, che pure rimane un avversario da contrastare».