GIORGIO GORI - Foto: Stefano Scarpiello / Imagoeconomica
GIORGIO GORI - Foto: Stefano Scarpiello / Imagoeconomica

Divieto a ore. È l’esperimento tentato a Bergamo dal sindaco, Giorgio Gori. Dalle 7,30 alle 9,30, dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21 sono vietati i giochi d’azzardo. Tutti, non solo le slot, con l’unica eccezione di quelli non compulsivi come il Bingo, il Totocalcio, il Lotto e il Superenalotto. Nonostante una sentenza del Tar l’abbia costretto ad aggiungere alle lista delle eccezioni anche Gratta e vinci e 10eLotto, Gori, ex guru televisivo folgorato sulla via della Leopolda e candidato Pd alle regionali lombarde, canta vittoria.

Numeri alla mano?
«Certo, anche se per ora limitati a sei mesi del 2016, dato che il regolamento è entrato in vigore il 1° luglio. Quell’anno, l’incremento della spesa per il gioco è stato dell’8% su scala nazionale, del 5,7 in Lombardia, del 7,8 in provincia di Bergamo e del 4 a Bergamo città. Quindi il divieto orario serve. I dati sono ancor più interessanti considerando alcuni singoli giochi. Come le videolotterie: le scommesse sono aumentate del 5,6% in provincia e solo dell’1% nel capoluogo. Spezzare gli orari è fondamentale perché fa uscire i giocatori compulsivi dalla bolla nella quale vivono. Li obbliga a staccare, li riporta alla realtà».

Bisogna capire, primo, se si faccia abbastanza e, secondo, se una regolamentazione a livello nazionale non sia meglio di tante iniziative locali.
«Le risposte sono, nell’ordine, no e sì. No, non si è ancora fatto abbastanza. Sì, ci vuole un accordo nazionale. Il bello è che c’è. Alla Conferenza Stato-regioni, dove io rappresentavo i Comuni, si è deciso di ridurre del 50% il numero dello slot nel giro di tre anni. E la metà che resta sarà inoltre costituita da macchine di nuova generazione, più sofisticate quindi più facili da controllare, per esempio per impedirne l’uso ai minori. Purtroppo la fine della legislatura impedisce che l’accordo abbia effetti pratici, ma il punto politico resta. Già nella legge di bilancio è stata votata la norma che riduce del 30% il numero delle macchine entro aprile».

Però lo Stato fa due parti in commedia, insieme biscazziere e .protettore dei cittadini.
«E vero, per molti anni si è considerato il gioco una specie di mucca da mungere per trovare risorse. E tuttavia è meglio un gioco controllato, e controllato severamente, che un gioco che non lo è. Perché la gente scommetterebbe lo stesso, ma sui canali clandestini».

Cosa si potrebbe fare di più?
«Credo sia essenziale una seria limitazione della comunicazione. Per esempio, riducendo ulteriormente la possibilità di fare pubblicità al gioco in tivù».

Se diventerà governatore della Lombardia, cosa farà?
«Credo che si debba mantenere la regolamentazione esistente aggiungendo qualche misura già testata con successo a Bergamo. Ogni sindaco dovrà introdurre degli orari “game free”, sarà vietato affiggere i cartelli con le vincite fuori dai locali e giocare a meno di cento metri da banche, bancomat e compro oro».

I divieti non sono l’ennesima manifestazione della vocazione tutoria dello Stato verso i cittadini? Bisogna sempre difendere la gente da sé stessa?
«Sì. Intanto perché lo Stato ha una responsabilità verso la salute, fisica e mentale, dei suoi cittadini. E poi perché i giocatori non sono le sole vittime del gioco. Lo sono altrettanto mogli, figli, parenti. Chi gioca non rovina solo la sua vita, ma anche quella di molte altre persone. Esattamente quelle che dobbiamo proteggere».