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«Ho detto che sarò gandhiano e lo sarò fino in fondo. Certo, le guance sono solo due. Ma sono sicuro che si troverà una mediazione». Non è facile immaginare Francesco Boccia nei panni del Mahatma, soprattutto nel clima di coltelli che si è creato negli ultimi mesi sulla riforma delle autonomie. Ma il neo ministro per gli Affari regionali e le Autonomie ha da sempre un feeling con i Cinque Stelle e confida in un percorso «pacifico».
 

Ministro, che clima c’è con i 5 Stelle? Non dev’essere facile, visto che sono volati insulti fino a pochi giorni fa.

 
«Al primo Consiglio dei ministri ho visto un buon clima. Certo, c’è ancora un po’ di prudenza, comprensibile visto quello che è successo. Anche io, dentro il mio mondo, mi sono preso qualche insulto, visto che teorizzo questa convergenza dal 2013. Credo che chi dentro il Pd diceva “mai con i 5 Stelle”, e chi dentro il Movimento insultava i miei colleghi, dovrebbe fare un po’ di mea culpa, a voce bassa. Anche se ora è il momento di costruire il futuro».
 

I 5 Stelle hanno appena detto che l’alleanza alle regionali con il Pd «non è all’ordine del giorno».

 
«Non so se si tratta di una vera chiusura. Io credo che l’apertura della discussione fatta da Franceschini, e poi diventata centrale nel discorso di Zingaretti, sia stata molto coraggiosa. Del resto teorizzo da sempre l’ineluttabilità di un’alleanza sociale tra Pd e 5 Stelle. Serve un grande fronte alternativo ai sovranisti. Non dobbiamo limitarci alla contingenza, abbiamo il dovere di prenderci delle responsabilità e guardare a un orizzonte di valori condivisi».
 

La riforma delle autonomie si è arenata. Ha intenzione di procedere?

 
«Se l’autonomia è davvero l’attuazione della sussidiarietà, intesa come modello sociale di riferimento, non solo terremo per mano il Paese ma lo uniremo. Se è intesa come una guerra di alcuni contro altri, è ovvio che non andrà da nessuna parte».
 

Come intende andare avanti, quindi?

 
«L’autonomia è scritta nella Costituzione e va applicata come è scritta. La prima cosa da fare è capire quali sono i livelli essenziali delle prestazioni e solo dopo definire un percorso. Ho intenzione di andare di corsa. L’autonomia si deve fare ma deve tenere unito il Paese».
 

Qualcuno dice che questo governo è contro il Nord.

 
«No, non si può pensare di governare contro il Nord. Ma non si può neanche pensare di fare a meno del Sud. Serve un’amministrazione pubblica che premi i virtuosi e sanzioni gli inefficienti».
 

Il Nord teme il fondo di perequazione: risparmiamo e dobbiamo pagare per gli altri, dicono.

 
«I punti di partenza devono essere garantiti a tutti. La perequazione ci dev’essere. Naturalmente poi decideremo insieme come farla. Ma io vorrei che l’autonomia diventasse un nuovo patto sociale per una lotta senza quartiere alle diseguaglianze, al Nord come al Sud».
 

Il Nord teme di perderci.

 
«Ci guadagniamo tutti se riusciamo a ridurre le diseguaglianze. Servono investimenti da garantire alle aree in difficoltà, che non sono solo al Sud. Anche se è vero, per esempio, che regioni come Sicilia e Sardegna non hanno quasi neanche le ferrovie, altro che Alta Velocità».
 

Attilio Fontana, governatore lombardo, chiede autonomia soprattutto per la scuola.

 
«Ho rispetto per il presidente Fontana. Se si tratta di decidere dell’organizzazione, è giusto che ci sia autonomia. Se mi si chiedono 20 concorsi regionali diversi, no».
 

Veneto e Lombardia chiedono il trasferimento di 23 funzioni.

 
«Non si può pensare di vincere su tutto. Il tema non è tanto il numero delle funzioni trasferite, ma il come. Così come chiedo a tutti di non impormi le loro idee, così non voglio imporre le mie. Abbiamo il dovere di ascoltarci. E di non farci condizionare da chi non ha interesse a una riforma ma vuole usare il tema come un manganello per fini strumentali».