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I ministro Boccia, primo ideatore di una web tax nel 2013, inascoltato per non dire subito smentito dai suoi, è tornato al Governo.

 
«Ma con altra delega, agli affari regionali».
 

Il programma dell’esecutivo sulla dst però sembra scritto da lei.

 
«La tassa sulle società che erogano servizi digitali senza dichiarare la stabile organizzazione in Italia (presupposto per l’applicazione delle imposte “tradizionali”, ndr) resta una priorità assoluta del governo».
 

In sei anni le cose sono un po’ cambiate: le web tax scritte nelle due ultime finanziarie – ma mai di fatto entrate in vigore – sono molto diverse dalla sua idea originaria. Da quale ripartirete?

 
«Io continuo a pensare che le tasse vadano applicatedove si fa il business, e là dove l’azienda ha una stabile organizzazione, anche se dissimulata».
 

Non ha cambiato idea.

 
«L’urgenza è recuperare l’Iva, da qui la mia proposta, ora e allora, di assegnare una partita Iva ad ogni operatore presente in Italia. Altrimenti salta la simmetria, cioè l’equità, rispetto alle altre aziende che pagano le imposte indirette. Che sono ben più alte del 3 per cento (l’aliquota proposta nella Dst italiana, ndr), tra l’altro».
 

E le dirette?

 
«Sul reddito d’impresa la discussione è da fare ed è peraltro in corso anche in sede Ocse. Ci arriveremo, ma con un accordo internazionale omogeneo per tutti e condiviso».
 

Tra l’altro il lavoro “persuasivo” svolto dalla Procura di Milano sugli Over-the-top è proprio incentrato sul concetto di stabile organizzazione dei big player digitali americani in Italia.

 
«Appunto, ma al lavoro eccellente della magistratura milanese e dell’agenzia delle Entrate va dato un quadro chiaro e soprattutto un seguito coerente. Quello che è accaduto fino ad oggi è ingiusto verso tutti i contribuenti, per non dire altro».
 

Quindi che tempistica prevede?

 
«Dal 2020 abbiamo il dovere di colmare queste… lacune, diciamo così.
 

E nel frattempo?

 
«Ho la fondata sensazione e la legittima aspettativa che continuerà il lavoro di supplenza sin qui svolto in sede di accertamento fiscale».