Stefano Bonaccini
Stefano Bonaccini

Quando questo governo si è insediato, l’autonomia delle Regioni sembrava una priorità. Ora questo processo ha subito un rallentamento. Io mi aspetto che rispettino gli impegni presi. Del resto il 15 febbraio è vicino, lo vedremo presto se sono intenzioni reali o solo chiacchiere». Il governatore Stefano Bonaccini ha tracciato la via emiliana all’autonomia. Niente referendum, la richiesta di 15 competenze da gestire direttamente, invece delle 23 del Veneto, accento sull’efficienza amministrativa più che sull’identità regionale. Ora Bonaccini preme perché finisca «il giochino dello scaricabarile» tra i partiti del governo Conte.
 

Presidente, dopo aver assistito al dibattito di questi giorni, teme che l’accordo trovato con il governo Gentiloni possa tornare in alto mare?

 
«Ho apprezzato che per la prima volta il Consiglio dei ministri ne abbia discusso, fissando scadenze precise e ravvicinate. Spetta al governo onorare l’impegno assunto davanti al Parlamento sull’autonomia regionale e rispettare le date indicate».
 

La causa del rallentamento secondo lei va cercata nelle distanze tra la Lega e il Movimento 5 Stelle sul tema?

 
«Non mi occupo delle questioni tra Lega e M5s, mi confronto con il governo nel suo insieme e pretendo serietà. Con la ministra Erika Stefani c’è stata leale e buona collaborazione ora è responsabilità di entrambe le forze di maggioranza onorare gli impegni. Se falliranno la colpa sarà di entrambe».
 

La battaglia emiliana per l’autonomia è meno connotata ideologicamente rispetto a quanto accade in Veneto o in Lombardia. Una semplificazione nel nome dell’efficienza non è più debole rispetto alla questione identitaria?

 
«Rivendico la bontà della nostra impostazione: non abbiamo mai chiesto un’autonomia di bandiera, ma più competenze per sviluppare un progetto di maggior qualità dei servizi ed efficienza amministrativa. Chiediamo più autonomia nel più assoluto rispetto della Costituzione: l’unità nazionale e la solidarietà per noi sono principi sacri».
 

A questo punto rischia di vedere la luce una versione annacquata dell’autonomia?

 
«Il nostro progetto è solido e di qualità, per depotenziarlo occorrono argomenti. E noi siamo pronti a confrontarci alla luce del sole. Non ho mai promesso ai miei concittadini cose impossibili. Al contrario sarà il governo a dover motivare le sue obiezioni, nel caso. Ma io non faccio processi alle intenzioni, mi aspetto e offro massima collaborazione. La nostra proposta, per come è congegnata, è peraltro replicabile anche per le altre Regioni, non c’è egoismo territoriale. E devo riconoscere a Luca Zaia e Attilio Fontana grande correttezza istituzionale».
 

Però c’è chi paventa il rischio di una “secessione dei ricchi”, con un Nord che va da solo tenendo per sé la maggior parte delle risorse nazionali. Lei come risponde?

 
«L’Emilia Romagna non sta facendo la battaglia per un euro in più ma per gestire in modo efficace le stesse risorse che attualmente lo Stato spende per le funzioni che abbiamo chiesto. Non toglieremo quindi nulla ad altre Regioni, a partire da quelle del Sud. Aspettiamo di verificare col governo il costo della gestione delle 15 competenze che chiediamo e di stabilire il meccanismo per avere tali risorse. Trattenere direttamente qui una quota del gettito fiscale prodotto in Emilia è la strada più efficace, ma non abbiamo mai fatto la battaglia dei cosiddetti “residui fiscali”. Lo ribadisco: non mettiamo in discussione l’unità nazionale, né la solidarietà vero gli altri territori».
 

Se lei dovesse spiegare a un cittadino cosa cambia con l’autonomia, quale esempio sceglierebbe?

 
«Abbiamo appena abolito i superticket e una parte dei ticket in sanità, ma per farlo è stato necessario chiedere allo Stato; viceversa la legge di Bilancio votata dal Parlamento non ci permette di abbattere l’Irap per chi investe e produce in montagna, come invece intendiamo fare avendo stanziato 36 milioni di euro per questo».
 

Quindi volete più libertà di manovra in tema di tasse?

 
«Abbiamo chiesto che la Regione possa introdurre delle zone economiche speciali con fiscalità di vantaggio, nel caso dell’Emilia Romagna il territorio della montagna è quello in cui pensiamo che le tasse per le imprese vadano ridotte. Lo faremo già quest’anno con un meccanismo di restituzione, ma vorremmo la possibilità di decidere in autonomia».