SERGIO CHIAMPARINO
SERGIO CHIAMPARINO

È una partita sulla quale si è creato, e purtroppo si continua a fomentare, un equivoco colossale: un equivoco che mi preoccupa molto, da chiarire al più presto». Così Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte e candidato del centrosinistra alle elezioni regionali di maggio, dopo avere seguito una giornata scandita a livello nazionale dal fuoco di fila delle polemiche sul tema incandescente dell’autonomia.
 

Il Piemonte come si colloca in questo perimetro?

 
«Si stanno svolgendo i tavoli tecnici, per ora noi come Piemonte non abbiamo ancora una bozza di intesa: prima di procedere, immagino aspettino di vedere come finisce quella in discussione per Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna».
 

Cosa chiede precisamente il Piemonte?

 
«Abbiamo chiesto di esercitare l’autonomia, su 12 materie e non su 23: autonomia esercitata sul piano della semplificazione e della flessibilità. Nulla che implichi una maggiore trattenuta di risorse».
 

Quali materie?

 
«Ad esempio la formazione, ma non solo: governo del territorio, beni paesaggistici e culturali, Protezione civile e infrastrutture, tutela e sicurezza del lavoro, istruzione tecnica e professionale, politiche sanitarie, e via di questo passo.»
 

Tanta roba.

 
«Ripeto: nulla che implichi una maggiore trattenuta di risorse, salvo che per accompagnare eventuali competenze da trasferire, ove queste avessero un costo. Posso fare un esempio semplice, tanto per chiarire?».
 

Quale?

 
«La gestione dei beni culturali: ci fossero due dipendenti indispensabili, oggi pagati dallo Stato, e ci venisse affidata la gestione di questa competenza, allora verrebbero trasferiti».
 

Detto così, sembra chiaro.

 
«Chiarissimo. Il problema della discussione di questi giorni è l’equivoco di fondo: si spaccia la cosiddetta “autonomia differenziata” per una riduzione del cosiddetto “residuo fiscale” a favore delle Regioni che hanno un saldo fiscale positivo. Peccato che questo non c’entri assolutamente nulla».
 

Si spieghi meglio.

 
«L’articolo 116 della Costituzione prevede la possibilità di trasferire una serie di competenze: competenze che oggi vengono seguite da questo o quel Ministero. Invece alcune Regioni, e gli esponenti di alcuni partiti, cercano di spacciare il 116 come una richiesta surrettizia di autonomia speciale, alla stregua delle Regioni a statuto autonomo».
 

Insomma: si sta facendo confusione tra due partite diverse.

 
«Esatto. Se si chiede di aumentare le Regioni a statuto speciale, allora l’articolo 116 non c’entra più nulla e bisogna rivedere la Costituzione, con i tempi e con tutte le complessità che un’operazione di questo genere implica. Se invece si resta nel perimetro dell’articolo 116, questo prevede che le Regioni possano ottenere più competenze e risorse ad hoc».
 

Risorse trasferite insieme alle competenze?

 
«Risorse che non toccano nulla: invece di essere spese a livello centrale, vengono spese dalle Regioni. E se poi le Regioni in questione riescono a gestire le nuove competenze spendendo meno, meglio ancora».
 

Ed ecco spiegato l’equivoco di fondo che sta alimentando il dibattito e le polemiche.

 
«Un equivoco enorme e pericoloso, da chiarire quanto prima, per evitare di pregiudicare il ricorso al 116, che invece può aiutare lo Stato a lavorare meglio».
 

Il rischio?

 
«Impiegarlo per scardinare lo Stato: non deve accadere».