Paola De Micheli Commissario ricostruzione terremoto
PAOLA DE MICHELI - Ph. Valerio Portelli/ Imagoeconomica

Onorevole Paola De Micheli, lei diventa vicesegretaria nel giorno in cui Catiuscia Marini accusa il Pd di aver chiesto solo a lei di essere responsabile, mentre agli altri presidenti di Regione, indagati anche loro ma uomini, è stato riservato un altro trattamento. Una discriminazione di genere?

 
«Noi siamo garantisti. Zingaretti non ha chiesto le dimissioni di Marini, lei ha fatto questa scelta circondata dall’amicizia di tutti noi perché vuole essere libera di difendere sé stessa e soprattutto la sua comunità. Io voglio bene a Catiuscia, la conosco bene. Ho lavorato con lei per la ricostruzione post terremoto e so che è una persona perbene, una grandissima lavoratrice al servizio della sua terra. Comunque il segretario regionale Bocci è un uomo ed è stato commissariato».
 

Oliverio ed Emiliano però sono accusati di reati gravi.

 
«Non c’è nessuna discriminazione verso Marini perché donna e anche in questo caso non c’è stata alcuna richiesta. Il nostro è un partito in cui una persona è considerata colpevole quando viene condannata, non quando viene sparata in prima pagina».
 

Eppure la risonanza mediatica dell’inchiesta umbra sembra abbia fatto la differenza. E Marini, in una intervista a Repubblica, vi accusa di essere più giustizialisti dei M5S.

 
«Immagino che la visibilità mediatica possa aver influito sulla sua scelta. Ma non è vero che siamo un partito giustizialista».
 

Dall’inchiesta emerge un sistema clientelare che ha il suo fulcro nei vertici locali del Pd. Salvini a Perugia dice che avete massacrato l’Umbria. È finita la superiorità morale della sinistra?

 
«Per noi la questione morale è prioritaria. Quanto a Salvini ci dica dove ha messo i 49 milioni di rimborsi elettorali scomparsi».
 

Zingaretti ha nominato lei e Andrea Orlando vicesegretari. La minoranza renziana protesta, dice avevo promesso una segreteria unitaria.

 
«La segreteria non è ancora stata completata, il percorso è lungo e ci sono ancora da indicare i responsabili di dipartimento. I due capigruppo in Parlamento sono espressione della minoranza, come i due vicepresidenti donne, e le minoranze hanno visto anche valorizzate le richieste di candidature per le europee nelle teste di lista. L’attenzione al pluralismo è stata evidente anche nella formazione della direzione».
 

I renziani però sembrano pronti a chiedere il conto a Zingaretti se alle europee il Pd andrà male. C’è il rischio di una scissione? Qual è l’asticella per un risultato soddisfacente?

 
«Più del 18% delle politiche e contiamo sull’aiuto dell’intero partito per vincere le elezioni. Non temo nessuna scissione, non ne vedo le motivazioni, temo invece molto Salvini e Di Maio che stanno portando il Paese alla rovina. Ho un figlio di tre anni e tutte le sere quando lo metto a letto gli dico che sto lavorando per un Paese diverso da quello che vogliono loro, pieno di odio, rancore e rabbia. Una rabbia che poi non risolvono mai».
 

Torniamo alle donne. Non è vero che sul lavoro a loro non viene perdonato nulla? A lei è stato rimproverato di essere stata lettiana, poi bersaniana, sottosegretario col governo Renzi e ora zingarettiana. Eppure non è certo la sola ad aver fatto percorsi simili.

 
«Vuole che racconti questa storia? Sono stata e sono ancora lettiana, nel senso che l’amicizia con Enrico è solida, e ricordo che lui era il vice segretario di Bersani. Sono entrata al governo dopo aver votato a quel congresso per Cuperlo, e ho preso il posto di un altro esponente della minoranza, Legnini. Al congresso successivo ho votato per Renzi perché ero molto preoccupata per la tenuta del partito e perché con lui si era ragionato di un partito aperto e plurale. Quando poi a marzo del 2018 Zingaretti ha deciso di candidarsi mi ha coinvolto. Il mio è un percorso di grande libertà. Me lo rinfacciano più che ad altri perché sono donna e perché non sono interessata a misurare il tasso di zingarettismo o di renzismo. Faccio politica come quando avevo 16 anni, per cambiare il mondo».
 

Ci si aspettava due vice donne, invece con lei è stato scelto Orlando. Le logiche di corrente hanno di nuovo avuto la meglio?

 
«No. Zingaretti aveva bisogno di persone motivate e sia io che Orlando lo siamo. E rappresentiamo pezzi diversi della storia del partito, io vengo dal mondo cattolico e da quello delle imprese, mentre Andrea ha un’altra storia».
 

Alle primarie dem non c’è mai stata una candidata donna realmente competitiva. Al prossimo giro lei ci sarà?

 
«Magari mi cacciano prima! Scherzi a parte spero di poter usare il mio ruolo per aiutare le donne a difendere i loro diritti, quelli che questo governo sta provando a smontare, anche sul lavoro. Poi spero che arriverà anche una donna leader del partito o premier. Certo che lavorerò anche per questo».