Alessandro Paris/Imagoeconomica

«Io mi auguro ci sia ancora un minimo di spazio per recuperare la situazione. E se c’e, dico all’Appendino che non deve tirarsi indietro. Altrimenti, per Torino sarà una sconfitta molto grave, l’epilogo di una gestione che si sta rivelando fallimentare».

 

Piero Fassino, ex sindaco di Torino, perché parla di sconfitta annunciata?

«A questi Giochi il Movimento 5 Stelle non ha mai creduto. Né a Torino né a Roma».

 

Ammetterà che la sindaca Appendino si è spesa non poco, scontrandosi anche con la sua maggioranza.

«All’inizio nemmeno lei era convinta. Poi ha capito che per la città era un’occasione da non perdere, ma non ha saputo liberarsi dai molti ostacoli che la sua maggioranza ha sparso lungo il percorso. Mi sembrano significative – e sconcertanti – le esultanze di alcuni consiglieri comunali e regionali dei Cinquestelle per l`esclusione di Torino».

 

Non crede che la sconfitta, se sconfitta sarà, abbia più padri? Le forze della città e i partiti non hanno fatto asse, forse più interessati alla polemica con la sindaca che al risultato finale. A Milano è  andata alla rovescia.

«Ha citato un caso esemplare. Milano vince perché sa fare squadra. Ma ci riesce perché il primo a costruire la squadra e a fare da regista è il suo sindaco, come è giusto che sia. A Torino le offerte di aiuto non sono mancate, a tutti i livelli. Il Pd l’ha fatto più volte. Categorie economiche e sociali anche. Ma sembravano poco gradite e sono state respinte».

 

E perché?

«Se un sindaco è contestato in casa ha più difficoltà a rivolgersi all’esterno. Il Movimento 5 Stelle ha impedito che Appendino chiamasse intorno a sé le energie della città. E il Comune, a chi come il presidente della Camera di Commercio Ilotte si offriva di dare una mano, ha risposto: “Lasciate fare a noi”. Si sono mossi in solitudine. Ma da soli si è molto più deboli».

 

La sindaca confidava nel sostegno del governo guidato dal Movimento 5 Stelle.

«Che si è rivelato una zavorra. Del resto nutrono un pregiudizio infondato verso grandi eventi e grandi opere. Nel caso delle Olimpiadi hanno pure fatto di peggio».

 

Cioè?

«Hanno rinunciato alle Olimpiadi 2024 a Roma e per sdoganare Torino 2026 si sono inventati i “Giochi a cinque stelle” alternativi a quelli del 2006, come se allora fossero stati un disastro e non il successo riconosciuto da tutti. Un approccio perdente, epilogo di una gestione fallimentare della città».

 

Che cosa intende?

«Il sistema culturale è stato smantellato, la Tav è a rischio, la Linea 2 della metropolitana si è persa nel porto delle nebbie, dei progetti urbanistici su via Asti, Cavallerizza e Torino Esposizioni nessuno parla più. Resta una mediocre gestione dell’ordinario in cui le poche cose buone si fanno grazie ad altri: la Compagnia di San Paolo per il Moi, la Fondazione Crt per il Salone del Libro. Due pilastri, segnalo, di quel “sistema Torino” che si voleva abbattere».

 

Scusi, ma il problema non è più vasto? L`intero Piemonte sembra bloccato. E non è che sotto i governi precedenti fosse molto considerato.

«Non sono d`accordo. C’è stata un`epoca – con il centrosinistra – in cui questo territorio è stato sede di molti eventi nazionali e internazionali. Nel 2016 il NewYork Times consigliava di visitare Torino. Oggi non lo scrive più. La città è isolata perché chi la guida non ha un progetto, requisito per conquistare l’attenzione di governi, investitori e di chiunque possa portare sviluppo. Se non vuoi perdere occasioni, devi essere dinamico. Se stai fermo passano gli altri».