Imagoeconomica

Neanche sotto tortura Roberto Morassut ci confessa di voler essere lo sfidante di Carlo Calenda per il Campidoglio in vista delle elezioni comunali nel 2021. Secondo un sondaggio effettuato da «Izi Metodi, analisi e valutazioni economiche», per conto del nostro giornale, la maggioranza degli elettori che si professa di centrosinistra vorrebbe infatti l’ex ministro dello Sviluppo economico come nuovo sindaco di Roma, seguito proprio da Morassut, 56 anni, esponente di spicco della sinistra capitolina, deputato del Partito democratico ed attuale sottosegretario all’Ambiente nel governo Conte bis, già assessore comunale all’Urbanistica nel 2004 con l’allora primo cittadino Walter Veltroni.

 

Sottosegretario, che cosa ne pensa del sondaggio secondo cui la coalizione formata da Partito democratico, Italia viva e lista civica sarebbe avanti con il 43,3 per cento dei consensi, con quasi cinque punti di vantaggio rispetto al centrodestra?

«È un dato interessante che in qualche modo dimostra che è una partita aperta quella per Roma, che si può vincere, anche se manca un certo tempo. Tempo che il centrosinistra non deve assolutamente perdere. È una situazione, quella da voi descritta, che non è molto lontana dalla realtà che si intuisce e percepisce. Del resto, la destra non ha lasciato un buon ricordo in questa città e le condizioni per costruire una coalizione di centrosinistra rinnovata ci sono tutte: bisogna solo coglierle e non lasciarsele sfuggire di mano».

 

Il 38,3 per cento dei romani, sempre secondo la rilevazione pubblicata ieri su Il Tempo, scelgono Calenda come nuovo primo cittadino della Capitale. È realistica una candidatura dell’europarlamentare?

«Il centrosinistra ha tante figure spendibili, per fortuna non ci mancano personaggi autorevoli, capaci di rappresentare ipotesi di buongoverno. Il tempo che ci separa dal voto per le comunali va dunque sfruttato per dare alla nostra proposta contenuti credibili. Questa è la cosa principale, poi si arriverà ai nomi. Ora vedo urgente rilanciare un progetto aperto, che tenga conto delle esigenze della città e che vada ben oltre i confini tradizionali appunto del centrosinistra».

 

Lei, in questa speciale classifica relativa al gradimento, si piazza al secondo posto con 1’11,4 per cento di preferenze. Un bel riconoscimento…

«Sono sorpreso, non sapevo nemmeno che ci fosse un sondaggio in corso né nel corso di questi anni ho lavorato per promuovere personalmente la mia figura con comitati, correnti o un’azione marcata sui mezzi di comunicazione. Ho sempre lavorato sui contenuti, sulla città, e penso che questa sia la priorità. Come dicevo, arriverà il momento in cui parleremo delle persone. Credo, però, che adesso ognuno debba mettere la propria esperienza, la propria capacità di elaborazione al servizio di un programma comune».

 

Secondo l’indagine, rispetto ai dati del 2016 il Movimento cinque stelle subirebbe un crollo, dimezzando i propri voti. Se lo aspettava?

«Che ci fosse una flessione rispetto ai livelli di quattro anni fa era prevedibile, nel senso che le ultime consultazioni elettorali hanno dimostrato che c’era un calo dei pentastellati. Ritengo che il M5s sia di fronte ad una ridefinizione della sua prospettiva in un’ottica generale, non solo limitata a Roma: mi pare che ci sia in corso un ragionamento in tal senso all’interno del Movimento».

 

Ma di che cosa ha bisogno Roma per rilanciarsi finalmente, dopo i disastri accumulati finora dalla giunta Raggi?

«Penso che la prima questione sia di impostare una discussione che abbia un carattere costituente, aperto, non di schieramento o di partito, sul tema istituzionale. La Capitale visto che entriamo nell’anno del 150esimo anniversario non può essere ridotta ad una serie di celebrazioni formali. Occorre assumere come fondamentale, con un ampio coinvolgimento, l’argomento della riforma dell’ordinamento della città. In secondo luogo, c’è da superare la grave e grande pressione fiscale che grava sulla Capitale: la scelta che fu fatta nel 2009 sul debito pregresso, che ebbe come protagonista la Lega e la destra, ha comportato un aumento verticale delle tasse su imprese e famiglie, il che deprime l’economia locale ed i consumi. Si devono, insomma, rilanciare gli investimenti. Da questi due presupposti deriva nel concreto l’azione nella società come gli interventi di manutenzione e di cura del tessuto urbano e sociale, soprattutto in periferia. Ricordo che abbiamo decine di migliaia di cittadini che non hanno i servizi primari e questo rappresenta una delle priorità principali. Roma deve riprendere a funzionare dai suoi standard essenziali».