DARIO NARDELLA / Foto: Imagoeconomica

«Le aree metropolitane si sono dimostrate il terreno fertile di riaffermazione di una coscienza civica democratica e ecologista che è probabilmente il miglior presupposto per la ridefinizione di una proposta politico-programmatica progressista».

Rispetto alle proposte di compressione dei diritti di cittadinanza avanzate dalla destra sovranista, è questa la principale lezione che il sindaco Pd di Firenze Dario Nardella ritiene si debba trarre dal recente voto che in Toscana, e prima in Emilia Romagna, ha visto registrare il ruolo determinante delle aree urbane per la riaffermazione del centrosinistra.

Il quale, osserva il sindaco, «trova motivazioni di successo proprio in tali contesti, dove la maggiore sensibilizzazione intorno ai temi della convivenza, dei diritti sociali e civili e delle questioni ambientali genera anche una una maggiore consuetudine ai processi di integrazione».

Il prossimo anno si vota nelle quattro città più popolose del paese: Roma, Milano, Napoli, Torino…

Penso che sarà una sfida politica della portata delle regionali appena passate e che il centrosinistra debba cercare di schierare le candidature più autorevoli. Confido che a Milano Sala voglia impegnarsi per la riconferma. E mi auguro che a Roma i tanti esponenti di spicco del nostro partito si facciano avanti: non sarebbe per niente un bel messaggio che il Pd abbia difficoltà a schierare un candidato forte per la capitale del paese.

Sono state le aree metropolitane, in particolare quella fiorentina, a trainare il successo in Toscana, come già in Emilia Romagna…

Attenzione però a non farsi ingannare pensando che la vittoria sia dovuta solo ai ceti benestanti delle Ztl. ll centrosinistra non vince solo nei ceti benestanti: vince dove c’è una cultura dei diritti, del welfare, dell’ambiente. E sotto questo aspetto si ripropone una diversificazione che si registra anche in altri paesi europei, dalla Francia alla Polonia. Certo: il voto delle città è stato decisivo. Credo quindi vada considerato che le città sono il terreno di coltura per una riqualificazione e riaffermazione del centrosinistra dal punto di vista in primo luogo culturale.

Ma davvero la Toscana, come l’Emilia, è stata in bilico o si è soprattutto gridato «al lupo»?

Era contendibile eccome. E questo ha certamente alimentato la paura, che a sua volta è tornata ad attingere a un bagaglio ideologico, nel senso letterale del termine. La Lega in To- scana è quella che non voleva le piste ciclabili a Prato perché ci andavano i migranti, con Susanna Ceccardi che dichiarava esserci poca differenza tra esser fascisti o antifascisti.

Cosicché a Firenze sono andati a votare il 66% degli aventi diritto, contro il 49 delle scorse elezioni; con l’affermazione anche di un senso di appartenenza costituito di valori, di principi di diritto e di cittadinanza propri della tradizione socialdemocratica. E che a mio avviso sono una buona base d’investimento per il prossimo futuro.

Ciò non toglie che il centrodestra in Toscana incassa una decina di punti. Dimezzata Forza Italia, dall’8,5 al 4,3%, Fratelli d’Italia cresce dal 3,8 al 13,5 e la Lega dal 16,1 al 21,8: oltre 300mila voti in larga parte espressione dei ceti deboli. E se nelle regioni rosse non c’è sponda, in altre aree più disagiate del paese possono ottenere riscontro…

È così, la sinistra che a parole vuol difendere i ceti deboli si trova talora scavalcata. Per fortuna da noi non accade perché abbiamo un sistema che riesce a dare risposta a quelle istanze. Il che rende più che mai evidente quanto e come il welfare, l’affermazione dei diritti sociali e civili, la tutela e la sostenibilità ambientali rappresentino precise opzioni politiche per la definizione di un
modello di sviluppo.

Città d’arte come Firenze o Venezia stanno pagando a caro prezzo le ripercussioni socioeconomiche dell’emergenza Covid-19 ancor più di quelle sociosanitarie.

Pur in presenza di un sistema sanitario di livello eccellente com’è quello toscano, gli effetti dell’emergenza sono purtroppo tangibili e allarmanti. La Caritas diocesana è quasi in affanno, con lunghe code per l’approvvigionamento di vivande che vanno allargandosi a giovani precari e partite Iva, afflitti anche da un senso di vergogna per la situazione di difficoltà. Il Coronavirus sta modificando il profilo della società, le relazioni sociali e interpersonali, i modelli e le prospettive di sviluppo, la stessa concezione del futuro. La vera battaglia, accanto a quella contro il virus, Firenze la sta combattendo contro l’emergenza legata al futuro e le sue prospettive incerte. Abbiamo detto e ripetuto che occorre imparare a convivere col virus: che significa adempiere a tutte le precauzioni utili a contrastare la diffusione del contagio, ma senza abdicare alla necessità di rimettere in opera il sistema paese. È questa la sfida con cui siamo chiamati a cimentarci, avendo come priorità l’efficienza del sistema sanitario, la continuità di quello scolastico e il sostegno alla ripresa delle attività produttive.