Foto di Stefano Minnucci
Foto di Stefano Minnucci

“E’ stata una bella idea quella di riunirci tutti insieme e ripartire dalle buone pratiche dei territori, questa è la grande scommessa culturale”. Lo ha detto il segretario del PD Matteo Renzi all’Assemblea nazionale degli Amministratori locali del Partito Democratico in corso a Rimini.

 

“Dobbiamo guardarci negli occhi e dire che la comunità del Pd non può non rivolgere un pensiero a tutte le popolazioni colpite dal terremoto, dalla tragedia della slavina e dalle difficoltà del maltempo. Vorrei che dedicassimo la nostra assemblea ad una delle vittime di Rigopiano, Jessica, una giovane democratica. Il padre ha detto: ‘abbiamo perso una figlia che credeva al cambiamento di questo Paese’. Parole che mi hanno fatto venire i brividi”, ha aggiunto Renzi.

 

E sulle polemiche riguardanti i soccorsi durante l’emergenza maltempo e terremoto:  “Non c’è dubbio che si possa sempre fare meglio e che non servano difese d’ufficio ma che squallore quando un minuto dopo qualcuno ha cercato con un atto di sciacallaggio incredibile di gettare fango sulla Protezione civile e sui volontari”.
 

“I finanzieri non erano ancora arrivati – ha aggiunto – e già qualcuno sciacallava. Questo vuol dire che si deve fare una riflessione tutti insieme. Se vogliamo cambiare le cose nel settore della prevenzione, nella lotta al dissesto idrogeologico, non si risolvono le cose con un tweet, ci vogliono anni”.

 

Renzi riferendosi alle polemiche nel Pd: “L’avversario è chi gioca le carte della superficialità e della paura e non chi cerca di fare polemica all’interno della nostra aerea. I giornalisti penseranno che io, da qui, risponderò a chi ha parlato nel corso di un’altra assemblea. Peccato, non sarà così. Riprovateci”.

 

E aggiunge: “Il punto non è il giorno delle elezioni, non è se votiamo con la legge elettorale x o y. Queste discussioni sono specchietti per le allodole, rispetto alla questione reale e profonda e cioè che il mondo cambia a un ritmo impressionante. O il Pd, prima comunità politica d’Europa, prova a giocare un ruolo positivo di proposta o diventa un luogo in cui tutti noi svolgiamo un servizio e in cui il nostro io è isolato rispetto alla forza e alla bellezza del noi, per questo il primo punto da mettere in programma elettorale sarà quello di sostituire il Patto di comunità al Patto di Stabilità in Europa“.

 

Il segretario del Pd ha poi fatto un passaggio sul M5S: “Noi vinciamo le elezioni confrontandoci sul programma, il salto nel buio nella scelta 5 stelle, che alcuni cittadini hanno fatto, come a Roma, porta diretto nel tunnel delle scie chimiche. Parlare dei problemi e non delle risposte può pagare a livello elettorale ma se noi siamo timidi”.

 

“Il compito di chi fa politica – ha aggiunto – non è enunciare i problemi è risolverli. E’ inutile che dall’ultimo viaggio turistico alla moda sul mare africano l’ultimo dell’anno un pregiudicato arrivi a dirmi che il problema è la povertà”.

 

Le questioni di politica internazionale: “Il messaggio di Trump è un messaggio potente di cambiamento radicale che gli Usa perseguiranno nei prossimi anni, piaccia o non piaccia. C’è un cambio gioco nella politica internazionale che è un po’ più importante delle parole che si dicono in un convegno a poche ore da qua”.

 

“A Davos i lavori sono stati aperti da un esponente cinese sul libero scambio e un presidente americano parla di protezionismo. Cosa altro potrebbe vedere un marziano che scendesse sulla Terra? L’Europa che anzichè ragionare e riflettere dei massimi sistemi e domandarsi dei massimi sistemi, fa lo 0,2 che è un prefisso”, ha aggiunto Renzi. “Di fronte a una situazione innovativa, in Europa accade che l’Europa si mette a mandare letterine dicendo che noi abbiamo questo grande problema”.

 

“All’Ue che cambia fase ci avevo creduto ad agosto, dopo Brexit a Ventotene ero convinto che una pagina nuova era possibile ma dopo 20 giorni si è rotto qualcosa, quel barlume di speranza è stato cancellato”.

 

Aggiunge Renzi: “Il ceto medio è in crisi in Italia come altrove. Il futuro non può essere una minaccia. Hanno il terrore che il domani sia meglio dell’oggi. Un miliardo di persone sono uscite dalla povertà negli ultimi anni. la scommessa nostra non può essere rassegnarci a copiare i populisti e fare peggio, ma esattamente l’opposto”.

 

“La vera scommessa non è il reddito di cittadinanza, ma il lavoro di cittadinanza: se perdi il lavoro ti do tutte le condizioni per trovare un altro posto. Ma se pensi di avere un reddito fuggendo dal lavoro, questo non funziona”.

 

Ha poi annunciato i prossimi appuntamenti del Partito Democratico: “L’11 febbraio vediamo i circoli, il 13 vediamo la direzione”.

 

“Noi siamo contrari ai grandi inciuci. Ma non possiamo essere accusati di aver voluto una riforma che semplificava troppo, l’uomo solo al comando, e contemporaneamente di volere la larghe intese, essere accusati di essere i custodi di un sistema istituzionale che fatalmente le produrrà.  Ma c’è un modo per evitarlo. Arrivare al 40 per cento”. “Possiamo farlo noi, o gli altri. Noi siamo abituati ad arrivarci: una volta è stata una vittoria, alle europee. E un’altra è stata una grande sconfitta, al referendum. Ma noi possiamo arrivarci se smettiamo di pensare al nostro ombelico e proviamo a parlare al paese”, aggiunge.

 

E ha concluso: “Dobbiamo ripartire dalle comunità e dai territori, ripartire dal basso: si spalanchino le porte e le finestre del Nazareno. Prendo l’impegno come segretario del partito a fare di questa rete non semplicemente un luogo ancillare ma la colonna del futuro Pd, che metta al centro l’idea di un’Italia che propone, e non solo l’idea di una comunità che ha sempre da discutere perchè ha finito le idee”.