«C’è bisogno di valori e di manifestare per questi. Lo dicono le piazze delle sardine e lo dirà la piazza dei sindaci». Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, con il primo cittadino di Milano, Beppe Sala, hanno ideato la manifestazione di domani a Milano contro l’odio e contro il razzismo e per la memoria, che sarà conclusa da Liliana Segre in piazza della Scala. Ma è una piazza alla quale hanno aderito seicento sindaci di tutti i colori politici, dal Pd alla Lega e dai 5Stelle a Forza italia.

Ricci, le piazze delle sardine si moltiplicano e voi sindaci di centrosinistra ora gli fate concorrenza?

«Domani ci sarà a Milano la piazza dei sindaci, ma soprattutto di Liliana Segre che è diventata un’icona della Repubblica e della Costituzione italiana. Più di seicento sindaci con la fascia tricolore e migliaia di cittadini si stringeranno in un abbraccio attorno a chi rappresenta l’Italia contro l’odio, il razzismo, l’intolleranza. E questa è l’Italia del futuro. Lo slogan è “L’odio non ha futuro”».

Ma siete sindaci del Pd e di sinistra?

«Hanno risposto sindaci di ogni colore politico: dall’Anci con il suo presidente, il dem Antonio Decaro, alle sindache 5 Stelle di Torino e di Roma, Chiara Appendino e Virginia Raggi, che sfileranno in piazza. Dal responsabile enti locali della Lega, Stefano Locatelli, al sindaco forzista di Cosenza, Mario Occhiuto. Ha aderito il primo cittadino di Ferrara, il leghista Alan Fabbri, Paolo Truzzu di Fratelli d’Italia di Cagliari e tutti quelli di centrosinistra: Federico Pizzarotti di Parma, Luigi de Magistris di Napoli, Dario Nardella di Firenze, Leoluca Orlando di Palermo. Sarà un momento per dire: Liliana vai avanti, siamo con te e per te per tenere alto il valore della memoria».

Ma lei non crede che proprio la destra di Salvini e Meloni fornisca assist all’odio e all’intolleranza?

«Sinceramente io credo di sì. Ma qui sono i sindaci che hanno capito che bisogna dare una risposta, anche perché sanno che, nelle città dove regnano l’intolleranza e il razzismo, c’è più insicurezza».

C’è bisogno dei movimenti perché i partiti si sveglino?

«C’è bisogno di valori. Così è anche per la sfida delle sardine e per quella dei giovani per l’ambiente e il clima. I sindaci sono più maturi dei partiti e infatti hanno aderito in massa, consapevoli che su certe cose non si scherza».

Tra il Pd, il suo partito, e i sindaci c’è una certa tensione?

«Tensione no, ma al segretario Nicola Zingaretti abbiamo detto che vogliamo essere protagonisti, tenuto conto che, mentre Salvini trionfava alle elezioni europee, nello stesso giorno molti di noi venivano eletti sconfiggendo il populismo, perché popolari».

Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, sarà la vostra testa d’ariete nel Pd?

«I sindaci devono dare una mano in modo leale a Zingaretti. E Zingaretti deve dare spazio al movimento dei sindaci».

La piazza di Bonaccini a Bologna era stracolma, ma lo saranno anche le urne?

«Bonaccini è un presidente di Regione che rientra nella categoria dei sindaci popolari. Vincerà perché radicato, perché ha governato bene. In generale, però, osservo che c’è una cosa che stride».

Cosa?

«Da un lato le piazze unite e dall’altro le forze politiche, troppo prese dal mettere bandierine per distinguersi. L’uscita di Renzi dal Pd, il partito di Calenda, cosa hanno prodotto di buono fino a oggi? Comunque alla fine saremo alleati e prima o poi dovremo rimetterci tutti insieme. E i 5 Stelle dovranno decidere da che parte stare: non c’è spazio fuori dal nuovo bipolarismo tra la destra sovranista e i riformisti europeisti».