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“Siamo sgomenti davanti alle vittime di questi indegni attentati. Ai morti e ai feriti. Nonostante questi atti terribili, noi continueremo a evacuare gli afgani presenti in questo momento all’interno dell’aeroporto. Ne abbiamo ancora quasi 300 da portare in Italia con quattro voli, è quello che faremo. Certo non li abbandoniamo”, “i servizi di informazione avevano più volte nelle scorse ore indicato questa minaccia che si è poi purtroppo concretizzata. Potrebbe essere l’avvisaglia di una crescita della minaccia terroristica in Afghanistan, ma è presto al momento per prefigurare una sua evoluzione”.

 

Lo afferma il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, in una intervista a la Repubblica. Inoltre evidenzia: “Non riduciamo il concetto della difesa comune europea a un’idea romantica di soldati con la stella europea sull’elmetto. La difesa comune significa analisi condivisa della minaccia, agenda politica comune, costruzione di capacità militari e, se necessario, volontà di impiegarle”.

 

Quello che è mancato in Libia? “Esatto. E ancora, servono risorse comuni. Abbiamo iniziato con l’Edf (European Defence Fund), anche se sottodimensionato. Dobbiamo accelerare”, “i lavori per lo ‘Strategic Compass’ – la ‘bussola strategica europea’ – si concluderanno durante il semestre francese, dunque nei primi sei mesi del 2022. Per allora credo che vedremo questa accelerazione”.

 

Il commissario Gentiloni ha posto il tema dell’incremento delle forze di intervento rapido Ue… “L’Unione è dotata dal 2005 di una capacità di intervento rapido per la gestione delle crisi. È il cosiddetto ‘EU battle group’. La sua attivazione è prevista solo dopo decisione unanime e questo è un primo tema. Poi c’è quello della consistenza: nello Strategic Compass c’è la proposta di portarlo a 5000 unità, per rendere concreta una capacità reale di primo intervento in modo autonomo in caso di crisi. L’Italia è tra i Paesi che sostengono questa ipotesi”.

 

A quel punto a cosa servirebbe la Nato, con una difesa comune Ue? “La difesa europea è un pilastro, ma l’altro è la relazione transatlantica. Da 70 anni l’ombrello della deterrenza e della dissuasione che protegge l’Europa è quello della Nato. E però questo non significa non riflettere su quanto accaduto in Afghanistan. Non significa che non vi siano stati errori”, “nella costruzione delle istituzioni abbiamo fallito”.