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“Il patto sull’immigrazione potrebbe avere la stessa portata dell’accordo sul Recovery Fund”. Lo dice, intervistato da La Stampa, Vincenzo Amendola, ministro per gli Affari Europei a proposito dell’accordo sull’immigrazione annunciato da Ursula Von der Leyen.

“Se andremo fino in fondo si tratterà del secondo passo storico dell’Unione dopo l’inizio dell’emergenza Covid”, aggiunge Amendola. “Perché riconoscerebbe – spiega il ministro – i salvataggi in mare come un problema europeo, e non solo italiano, spagnolo o greco. Promette di superare il sistema introdotto con gli accordi di Dublino, e una gestione più efficiente dei flussi migratori, in entrata e in uscita”.

Sul fatto che il governo non abbia ancora messo mano ai decreti Salvini mentre restano in piedi gli accordi con la Libia precisa: “L’accordo, se realizzato, può far tornare l’Europa protagonista e contribuirebbe a dare un impatto maggiore alla modifica dei decreti Salvini”.

Affronta poi il tema delle risorse del Recovery Fund che come annunciato da Von der Leyen per il 40 per cento saranno destinate all’ambiente, un altro 20 andrà alla digitalizzazione. Alla domanda: nella voce “digitalizzazione” vanno comprese anche le risorse per rendere più efficiente lo Stato? Amendola risponde: “Non solo. In quella voce vanno ricompresi gli investimenti per la banda larga, l’obiettivo strategico di creare un cloud europeo dei dati – Gaia X – e il lavoro del Mise per creare consorzi europei per lo sviluppo di microprocessori, supercalcolatori, sistemi satellitari. Questa è la strada per recuperare autonomia digitale e tecnologica”