Di A.Savin (Wikimedia Commons · WikiPhotoSpace) - Opera propria, FAL, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=61436059

«Nelle prossime ore ci confronteremo con tutte le forze di maggioranza per decidere quale strumento tecnico, tra la commissione parlamentare d’inchiesta e l’indagine conoscitiva, sia migliore per andare fino in fondo su Moscopoli. Ma una cosa è certa: non ci fermeremo, Salvini non riuscirà a far passare tutto in cavalleria. Avesse risposto da ministro alle Camere, non ci sarebbe stato bisogno di procedere con una commissione. Ma sfugge alla verità e ci costringe a percorrere questa strada. Non potrà più sottrarsi alle domande». Enrico Borghi è membro del Copasir per il Partito democratico. Conferma che l’alleanza giallorossa è pronta a chiedere conto in Parlamento a Matteo Salvini degli incontri di Gianluca Savoini al Metropol. «Noi vogliamo accertare se dietro quegli eventi esista un problema di sicurezza nazionale».

 

Borghi, quali sono le domande a cui Salvini non risponde?

«Savoini, uno dei principali collaboratori del leader della Lega, fu portato a Mosca dall’allora ministro dell’Interno e vicepremier durante visite istituzionali. Fu fatto sedere a tavoli ufficiali. Poi un giorno andò in un hotel moscovita a trattare con personalità russe, con modalità discutibili messe in luce da tutti i giornali del mondo. Ora: Salvini era a conoscenza di tutto questo? E a quale titolo Savoini si è seduto a quel tavolo?».

 

Cosa dovrebbe accertare una commissione d’inchiesta?

«Non dobbiamo accertare reati, a quello ci penserà la magistratura. Vogliamo affrontare Moscopoli dal punto di vista della lealtà istituzionale e della sicurezza nazionale. Alla luce di quegli interrogativi, capire se ci sono stati comportamenti equivoci da parte di chi rappresentava le istituzioni e intratteneva rapporti con uno Stato che non fa parte del nostro sistema di alleanza e di difesa. Qualche ente straniero ha provato a inquinare il clima politico italiano? Ad interferire nel voto degli italiani? La magistratura non indaga su questo».

 

Ed è la commissione d’inchiesta lo strumento migliore?

«È quello che decideremo con gli alleati nei prossimi giorni. Di certo, le ultime inchieste giornalistiche confermano le preoccupazioni che ci hanno portato a presentare come Pd due proposte di legge per istituire la commissione».

 

C’è anche un’inchiesta della magistratura in corso.

«È uno degli aspetti che stiamo valutando. Noi vogliamo evitare ingerenze e sovrapposizioni con la magistratura. In passato, però, ci sono stati casi analoghi, commissioni d’inchiesta con indagini in corso, tra l’altro votate anche dalla Lega. L’alternativa è l’indagine conoscitiva».

 

Poche ore fa Conte è stato audito al Copasir su un altro Russiagate, quello del caso Barr. Si può tracciare un parallelo tra le due vicende?

«Assolutamente no. Non permetteremo di fare del Copasir il teatro di regolamenti dei conti politici, né accetteremo mercanteggiamenti. A differenza di Salvini, il premier non si è negato, anzi a nostro avviso ha chiarito che si è mosso rispettando la legge».

 

Da Conte ai Cinquestelle, la domanda di chiarezza a Salvini sembra univoca. Significa che partirete in tempi rapidi?

«C’è una coincidenza di lettura. Questo è un fatto positivo per procedere in modo celere, non c’è dubbio».