Gianni Cuperlo, ritorna al vertice del Pd, nominato nella segreteria di Maurizio Martina.

Dopo quattro anni mi è stato chiesto di dare una mano e io provo a darla. Detto ciò mi sarei atteso da un ex ministro (Calenda, ndr) l’appello a inviare mail civili di protesta al Viminale, non al Nazareno. Ma capisco di essere un uomo all’antica. Aver posto al centro dell’agenda politica il tema migranti è stato un errore? Il punto non è l’agenda ma le azioni. Io rivendico come un atto di civiltà la scelta di andare a salvare migliaia di vite nel Mediterraneo mentre Salvini ferisce il diritto e la nostra cultura. Tanto più che non esiste alcuna emergenza. Da inizio anno gli arrivi in Italia sono stati poco più di 16mila. Il nodo è che dal 2010 sono chiusi i canali di ingresso legali col risultato che il solo modo per arrivare qui sono i barconi. E allora bisogna riaprire quei canali e accompagnarli con politiche di sviluppo: è l’unica via per superare la distinzione tra richiedenti asilo e migranti economici.

 

Ma su questo vede la responsabilità dell’ex ministro dell’Interno Minniti?

Dopo che l’Europa ha pagato la Turchia perché stoppasse la rotta balcanica noi abbiamo trattato coi libici una forma di blocco navale. L’effetto è stato un calo degli sbarchi ma anche un numero alto di persone rinchiuse in campi di detenzione dove i diritti umani sono carta straccia. Così non si risolve il dramma. Ha ragione Prodi, serve un piano tra Europa e Cina per spingere il continente africano verso regimi stabili e un governo dei flussi migratori. E il solo modo per stroncare la tratta di esseri umani e affrontare la questione demografica.

 

Salvini sta con Germania e Austria nell’asse dei volenterosi anti-sbarchi.

Qui siamo al paradosso. I principali alleati di Salvini sono i più agguerriti nemici dell’Italia, quelli che vogliono chiudere tutti i migranti a casa nostra. Come se il Napoli per vincere si alleasse a Cristiano Ronaldo. La cosa assurda è che un bel po’ di italiani applaudono, il che dimostra che Tafazzi non vive solo a sinistra.

 

Ritiene che il governo Conte sia di destra?

Guardo gli atti. Su migranti, flat tax, o il pan-penalismo del contratto il governo, ha un impianto di destra. Detto ciò la Lega interpreta un nazionalismo bellicoso che fonde temi sociali con l’estremismo reazionario. Qui c’è lo scarto con la destra degli anni ’90. Nel rovesciare lo schema fondato sulla miscela di economia liberista e valori progressisti. La conseguenza è che l’attacco in Europa non è ai tecnocrati ma ai pilastri delle democrazie liberali. Poi ci sono i 5 stelle che incarnano una confusa democrazia della rete segnata dal ruolo opaco della Casaleggio associati.

 

Lei adesso è responsabile “alleanze” nella segreteria Martina, è possibile riaprire un dialogo coi 5 stelle?

È stato un errore tifare perché un movimento carico di ambiguità ma che ha anche raccolto voti da sinistra si saldasse alla destra peggiore. La logica di chi urlando “al lupo” ha fatto di tutto per aprirgli la gabbia è la cosa meno comprensibile di questi mesi.

 

È stato un errore lasciar cadere il tentativo del presidente Roberto Fico?

Sì, e non perché l’indomani dovessimo fare un governo con Di Maio, ma perché la sinistra ha sempre cercato di rompere la saldatura dell’altro campo. Non so quale sarà l’evoluzione del M5s. Nel primo tratto la Lega ne ha divorato l’immagine rovesciando i rapporti di forza. Vedo l’anima di destra anche nel partito di Grillo ma lì vivono contraddizioni profonde: compito di una opposizione intelligente è farle emergere.

 

E il post-Martina? Apprezza Nicola Zingaretti?

Lo apprezzo per la serietà e le capacità di governo. Fa bene a spiegare ciò che intende fare. A lui ho detto ciò che ripeto da tempo, serve discontinuità con le ultime stagioni in termini di impianto, classe dirigente, concezione del potere. Mi batto per questo e lavorerò per la soluzione che meglio potrà garantirlo.

 

Cosa deve cambiare nel Pd e come?

Mi piacerebbe un congresso diverso da una conta con una fase per riscrivere l’alfabeto del progetto. Poi la scelta di un leader che nasca dal confronto tra piattaforme alternative. Perché, lo dico con rispetto a Calenda, una cosa è il Fronte Repubblicano, altra ricostruire un centrosinistra figlio di larghe alleanze sociali prima che politiche.

 

Il meccanismo delle primarie per eleggere il segretario, invece, è tramontato? È meglio lasciare quello strumento soltanto alla scelta del candidato premier?

Fosse per me restituirei il potere di scegliere il segretario agli iscritti ma capisco che apparirebbe un ritorno al passato. Però fissare regole chiare mi pare il minimo. E allora un vero Albo degli elettori in modo da verificare la regolarità del voto.

 

…per il “candidato premier” primarie di coalizione, addio mito dell’auto-sufficienza del Pd?

Sì certo, per il candidato premier penso a primarie di coalizione anche se la legge attuale per il Parlamento ha un impianto proporzionale.

 

Cambierebbe anche nome al partito?

No. Abbiamo passato vent’anni a sciogliere e rifondare partiti. Però vorrei ripensare daccapo il Pd, aprendolo a chi ha smarrito ogni fiducia in noi.

 

Che sinistra vorrebbe?

Vorrei una cultura che rimettesse al centro la libertà materiale di ciascuno resettando molte categorie, che non temesse di misurarsi col reddito di base e riscoprisse il valore del conflitto. Vorrei una forza con lo sguardo piantato sul mondo, sensibile ai temi della pace e rigorosa nell’azione politica e nella lingua. Al fondo vorrei semplicemente una sinistra in asse col tempo.

 

Vede giovani con potenzialità di leadership a parte i nomi dei noti non-giovani?

Certo, giro l’Italia e scopro ragazze e ragazzi appassionati, curiosi del mondo. Animano riviste, curano blog e chiedono radicalità.

 

La stagione di Renzi è tramontata?

Se il riferimento è alla frattura del centrosinistra rispondo di sì. Poi credo che la vita riserva sempre nuove prove e gli auguro ogni bene. Io so di non aver combattuto la persona magli errori profondi della sua politica. Questo per me fa la differenza.