Imagoeconomica

Adesso il puzzle è completo. Nel Risiko dell’Eurozona, il Pd è riuscito a mettere tutte le sue pedine nei posti-chiave. Un delicato lavoro di trattative sottotraccia che ha visto Paolo Gentiloni diventare commissario Ue all’Economia, l’ex eurodeputato Roberto Gualtieri ministro delle Finanze e Irene Tinagli prendere il suo posto alla guida della commissione Affari Economici al Parlamento Ue. L’economista è stata eletta ieri sera a Strasburgo e in questa sua prima intervista promette «un lavoro di squadra» con gli altri due italiani che saranno impegnati in una delicata partita a Bruxelles. «Per fare gli interessi del nostro Paese – spiega -, ma anche per il futuro dell’intera Unione Europea».
 

Alcuni governi hanno cercato di frenare la nomina di Gentiloni all’Economia: anche nel suo caso ci sono state resistenze?

 
«Non mi pare, sono stata eletta per acclamazione. Penso che il fatto di avere un bagaglio economico abbia aiutato. Magari alcuni colleghi di qualche Paese del Nord possono aver espresso scetticismo. Non tanto di tipo personale, ma perché, dal loro punto di vista, iniziano a esserci molti italiani con ruoli economici centrali. Certamente c’è chi guarda con timore a questa ritrovata centralità del nostro Paese».
 

Gualtieri al Tesoro, Gentiloni commissario all’Economia, lei alla presidenza di Econ: cosa può portare questo nuovo assetto all’Italia?

 
«Faremo un bel lavoro di squadra. E dunque ci saranno maggiori possibilità per fare il bene del Paese e per ottenere risultati importanti. Non solo per l’Italia, ma per l’intera Ue. Abbiamo grandi sfide davanti e sono contenta che questa squadra possa essere operativa sin da subito perché c’è un grande clima di fiducia che va sfruttato».
 

A proposito di clima: dopo l’appello di Draghi, in Europa crescono le pressioni sulla Germania per spendere di più in modo da far ripartire l’economia. Ci sarà una svolta in questo senso?

 
«Penso di sì. Abbiamo visto le dichiarazioni di Draghi e anche il dibattito all’Ecofin di Helsinki. C’è interesse a ridiscutere le regole delle politiche di bilancio. Non a favore o contro un Paese, ma per il futuro e il bene dell’Ue. Il rallentamento dell’economia ha agevolato questa presa di consapevolezza».
 

In Italia si punta molto sulla riforma del Patto di Stabilità, ma non sarà un percorso facile.

 
«Sappiamo che la strada non è in discesa. Non si tratta di una cosa che si può fare dalla sera alla mattina, ma tutto dipende dal modo in cui affrontiamo il dibattito. La riforma va vista in un’ottica comune, senza tirare troppo la corda da una parte o dall’altra».
 

Però il dibattito rischia di produrre proprio questo effetto.

 
«Dovremo muoverci valutando tutti i possibili strumenti per favorire gli investimenti e di conseguenza la crescita. Certo, se pensiamo di avere un approccio come in passato: ‘o così oppure stracciamo tutto’, allora non si va da nessuna parte. Bisogna rendersi conto che siamo tutti sulla stessa barca e che quindi è interesse di tutti rivedere le regole».
 

Toccherà a lei guidare i lavori in commissione per l’audizione di Gentiloni: che clima troverà?

 
«Mi auguro positivo. Vero, tra i membri ci sono preoccupazioni sui grandi temi e tanta curiosità per il modo in cui la Commissione intenderà affrontarli. Ma per Paolo sono abbastanza fiduciosa: ha un profilo di alto livello che gli viene riconosciuto da tutti».
 

Gli eurodeputati leghisti cercheranno di attaccarlo e di metterlo in difficoltà?

 
«Sarebbe veramente paradossale se dei parlamentari che hanno sempre detto di voler difendere l’interesse nazionale remassero contro. Si tratterebbe di una mossa suicida. Non solo per loro, ma anche per il Paese. Se davvero hanno a cuore gli interessi dell’Italia, dovrebbero dare il loro pieno sostegno».
 

Lei è stata eletta con Siamo Europei, al fianco di Carlo Calenda. Lui è uscito dal Pd: lei che fa?

 
«L’ho già detto nelle scorse settimane e lo ripeto: resto nel Pd. Ho parlato molto con Carlo ed è stata una decisione sofferta. Per me sarebbe difficile fare un passo di questo tipo ora. Detto questo sono ancora un po’ preoccupata per questa alleanza certamente anomala in Italia. Ma ho accettato la decisione presa dalla direzione del partito e spero davvero che il governo lavori nell’interesse del Paese».