Foto di Stefano Minnucci

“La nostra presenza in Libia fa parte di una strategia complessiva nazionale. Naturalmente quel Paese assume una rilevanza diversa per ragioni di sicurezza nazionale, economiche, storiche, culturali, ma dobbiamo sempre considerare quella grande area di crisi, con una forte presenza jihadista, le cui conseguenze si riverberano inevitabilmente sull’Italia e sull’Europa”.

 

Lo dice il ministro della Difesa Lorenzo Guerini a La Stampa, aggiungendo che “il nostro approccio resta sempre lo stesso. Noi diamo appoggio e addestramento alle forze di sicurezza locali. Il nostro vuole essere un apporto efficace e di lungo termine. Se vogliamo garantire alle istituzioni di quei Paesi la possibilità di gestire le situazioni di crisi in maniera autonoma, dobbiamo lavorare in questa direzione. È un investimento che richiede pazienza, ma dai risultati duraturi”.

Portare avanti la cooperazione tecnico-militare

“La Libia è una nostra priorità strategica. Vogliamo portare avanti la cooperazione tecnico-militare, che ho riattivato con la firma di un accordo lo scorso dicembre con l’allora ministro della Difesa. Guardiamo ora con fiducia all’azione del nuovo governo, in vista anche dell’appuntamento elettorale previsto dalla road-map libica. A questo va aggiunto il nostro apporto alla missione navale europea ‘Irini’, che ritengo vada rafforzata. E ‘necessario un più ampio apporto degli Stati membri affinché la missione possa realizzare appieno l’obiettivo oltre dell’embargo delle armi, anche le altre missioni previste, in primis l’addestramento della Marina libica e della sua Guardia costiera”.

L’esercito italiano lascerà dopo venti anni l’Afghanistan

Guerini commenta inoltre la notizia che l’esercito italiano lascerà, dopo venti anni, l’Afghanistan: ”Noi e gli Stati Uniti andammo in Afghanistan nel 2001 per contrastare il terrorismo di Al Qaeda. Ci schierammo assieme contro una terribile minaccia e abbiamo sempre detto che saremmo andati via assieme. Il nostro obiettivo – afferma il ministro della Difesa – è di conservare i risultati fin qui conseguiti, fare in modo che il ritiro dei nostri avvenga in sicurezza, e che prosegua il percorso di dialogo intra-afghano. Credo che dovremo continuare ancora con il nostro supporto all’Afghanistan, sotto il profilo di cooperazione allo sviluppo, rafforzamento delle istituzioni, e anche delle forze di sicurezza afghane che hanno dimostrato in questi anni un innegabile processo di crescita. In Afghanistan abbiamo pagato un caro prezzo, 54 caduti. La loro memoria richiede di lavorare per quel Paese, con tutta la comunità internazionale, affinché questi sacrifici non siano stati vani”.

Impegno italiano in Asia e Africa

Guerini passa poi a parlare dell’impegno in Asia e in Africa, dopo l’incontro con la ministra francese Florence Parly: ”La comunanza d’intenti tra Roma e Parigi c’è. È particolarmente evidente nel Sahel, dove sono arrivati i nostri primi militari che prenderanno parte alla task-force Takuba. Una sintonia analoga vale per la Libia, all’insegna di un rapporto che verte sulla cooperazione e non sulla competizione. Siamo concordi per un impegno alla stabilizzazione di un’area dove si giocano importanti interessi. L’Italia ha una sua visione e vuole giocare un ruolo nell’area che definiamo ‘del Mediterraneo allargato’. Qui il nostro Paese si impegna nella prevenzione e nella gestione delle crisi. Non potrebbe essere altrimenti, perché questi quadranti geografici sono interconnessi tra di loro. La nostra presenza va letta nell’ambito di una strategia unitaria della nostra Difesa, non come fatti episodici”.

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