Aula del Senato
foto di Palazzochigi - CC BY-NC-SA

ORDINE DEL GIORNO

Il Senato,
premesso che
l’Italia, nell’ultimo anno e a seguito delle scelte operate dall’attuale Governo si è trovata in una situazione di crescente isolamento internazionale. In particolare nella gestione del dossier libico, il governo Conte si è trovato ad essere mero spettatore del conflitto tra le truppe del generale Haftar e le milizie che controllano Tripoli e Misurata sotto l’egida del governo di al Sarraj, riconosciuto dalla comunità internazionale;
 
alla visita propagandistica del ministro Salvini nel campo per i rifugiati di Tripoli nel giugno 2018 è seguita la Conferenza di Palermo svoltasi nel novembre 2018. Come evidenziato da più organi di stampa, la Conferenza si è chiusa con un nulla di fatto, senza alcun documento. Al vertice, infatti, non hanno partecipato i principali attori dell’area: mancavano i presidenti di Stati Uniti, Russia, Francia e la cancelliera Angela Merkel. A completare il quadro fallimentare è intervenuto il rifiuto del generale Khalifa Haftar di partecipare al vertice, a sole ventiquattr’ore dall’inizio e il successivo ripensamento, è apparso puramente formale. Infine, apertasi nel peggiore dei modi la Conferenza si è conclusa anche con l’ulteriore complicazione dovuta all’abbandono anzitempo della delegazione turca.
 
in data 27 marzo 2019 è stata approvata dal Comitato politico e di sicurezza dell’Ue, Cops, una proroga di ulteriori sei mesi della Missione internazionale Eunavformed, nota come operazione Sophia. La predetta proroga ha comportato, tuttavia, un congelamento della Missione a fronte della decisione assunta dal Cops di ritirare le navi dal Mar Mediterraneo;
 
in merito alla predetta Missione, il Vice Presidente del Consiglio, Matteo Salvini, aveva ripetutamente affermato pubblicamente la volontà di bloccare l’arrivo nei porti italiani delle navi delle missioni internazionali attualmente presenti nel Mediterraneo. L’operazione Eunavformed Sophia che aveva il compito di pattugliare il mediterraneo centrale a valere su risorse europee, in questi anni ha salvato 45mila migranti in difficoltà, fermato 151 sospetti scafisti e neutralizzato 551 imbarcazioni. Ora la predetta operazione di fatto non esiste più. I paesi dell’Unione europea si limitano al pattugliamento aereo e l’Italia ha dovuto stanziare 25 milioni di euro in più rispetto allo scorso anno per compensare con assetti italiani quello che Eunavformed faceva con assetti europei;
 
a quanto detto si aggiunga che l’attuale Governo ha di fatto arretrato il raggio d’azione del dispositivo militare previsto da “Mare sicuro”, affidando parti qualificanti dell’operazione alle autorità libiche, cedendo mezzi e strumentazione, ma anche di funzioni di controllo, monitoraggio e coordinamento. Funzioni che guardia costiera e forze di sicurezza libiche non possono garantire secondo gli standard del dispositivo italiano sia in termini di capacità operative sia di tutela dei diritti umani. Soprattutto alla luce della fase di crescente conflittualità in Libia.
 
Considerato che:
 
in data 2 febbraio 2017 il Governo di Riconciliazione Nazionale libico e l’allora Presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, hanno sottoscritto un Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere di entrambi gli Stati;
 
il predetto Memorandum prevede un sistema articolato di interventi, tra i quali spiccano: l’adeguamento dei centri di accoglienza, la fornitura di medicinali e attrezzature mediche ai centri, l’assistenza sanitaria ai migranti illegali; a formazione del personale libico all’interno dei centri di accoglienza; il sostegno alle organizzazioni internazionali che hanno ripreso a operare in Libia quali UNHCR e OIM – anche in deroga alla Convenzione di Ginevra che la Libia non ha mai ratificato -; il controllo dei confini a sud della Libia; il sostegno alle ONG italiane per interventi in Libia grazie al sostegno del Fondo Africa istituito dal Governo Renzi; programmazione regolare di corridoi umanitari tra Libia e Italia; programmi di sviluppo in campo sanitario, educativo e delle energie rinnovabili nelle regioni più colpite dai processi migratori, con progetti presentati dalle municipalità libiche e finanziate dalla UE;
 
grazie a tale intesa, in particolare, UNHCR e OIM hanno avuto maggiore copertura politica e ampliato la loro capacità di intervento in Libia, sia nel lavoro nei centri di permanenza che nell’ambito dei rimpatri volontari assistiti e dei corridoi umanitari. Dal 2017 ad oggi, infatti, secondo i dati forniti da OIM, ammonterebbero a circa 40.000, mentre le persone arrivate in Italia nell’ultimo anno grazie ai corridoi sarebbero più di mille, duecentonantasei solo negli ultimi due mesi;
 
come di tutta evidenza, dunque, i governi a guida Pd della scorsa legislatura non hanno limitato il loro intervento al solo tema della sicurezza delle nostre coste e al contrasto della tratta di esseri umani, ma hanno, invece, costruito una cornice di riferimento per affrontare le enormi criticità presenti in Libia promuovendo il dialogo politico fra i diversi attori politici, fornendo piena copertura politica alle organizzazioni internazionali più impegnate sul fronte della tutela dei diritti umani, fino a coinvolgere i Sindaci libici per dare una prospettiva di futuro alle loro comunità con progetti di cooperazione allo sviluppo.
 
l’attuale Governo, invece, ha abbandonato questo approccio integrato e limitato il proprio intervento alla cessione di unità navali a supporto dell’attività della Guardia Costiera libica. Una scelta miope, aggravata, inoltre, da una situazione di aperta conflittualità venutosi a verificare tra il governo di Tripoli e il generale Khalifa Belqasim Haftar;
 
a quanto detto si aggiunga che secondo quanto pubblicato, da diversi organi di stampa, in realtà le predette motovedette sarebbero state “modificate” in aperta violazione dell’embargo Onu sulle armi vendute alla Libia, prorogato nel luglio 2018 per ulteriori dodici mesi;
 
considerato, inoltre, che:
 
Le missioni in Libia previste nella Relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, riferita al periodo 1° ottobre-31 dicembre 2018, anche al fine della relativa proroga per il periodo 1° gennaio-31 dicembre 2019, deliberata dal Consiglio dei ministri il 23 aprile 2019 sono quattro, con caratteristiche differenti e gradi di complessità sensibilmente diversi.
 
due sono le missioni multilaterali: la missione UNSMIL – scheda n. 21/2019 – , sotto la direzione del Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU, è finalizzata a sostenere il processo di dialogo politico libico e la missione dell’Unione Europea EUBAM Libya – scheda n. 24/2019 – che svolge prevalentemente è la assistenza alla gestione integrata delle frontiere libiche;
 
due, invece, quelle bilaterali: la missione di assistenza e di supporto in Libia MIBIL – scheda n. 22/2019 – il cui obiettivo è assistere il Governo libico nello svolgimento di una serie di compiti tra i quali assistenza sanitaria, corsi di sminamento, attività di capacity building e in particolare la gestione dell’ospedale di campo presso l’aeroporto di Misurata. Tale missione impiega circa 400 unità di personale, 150 mezzi terrestri tratti dalle uniytà già autorizzate per il dispositivo nazionale Mare Sicuro; infine, la missione bilaterale a sostegno della Guardia costiera della Marina militare libica – scheda 23/2019 – con 25 uomini impegnati essenzialmente nell’addestramento del personale e nella manutenzione delle motovedette cedute.
 
impegna il Governo:
 
ad attivarsi nelle sedi europee affinché Eunavformed Sophia torni ad essere una missione navale per ristabilire un essenziale presidio strategico in aree cruciali per la sicurezza del nostro Paese;
 
ad adoperarsi al fine di consentire che l’operazione Mare sicuro possa esercitare le precedenti funzioni di coordinamento e controllo nel mediterraneo centrale, riacquisendo, inoltre, i mezzi navali trasferiti alla Missione MIBIL;
 
a condizionare il proseguimento della missione bilaterale di assistenza alla Guardia costiera della Marina militare libica – scheda 23/2019-, ad una verifica stringente e costante che le imbarcazioni fornite dall’Italia alla Libia montino esclusivamente strumentazione utile al controllo e alla sicurezza nel contrasto all’immigrazione illegale e al traffico di esseri umani, nonché alle attività di soccorso in mare, garantendo il pieno rispetto delle vigenti disposizioni internazionali e europee in materia di embargo.
 
ALFIERI