direzione nazionale martina
MAURIZIO MARTINA

“Caro Direttore, mai come ora l`Europa è a rischio. È essenziale rendersene conto e ogni forza anche in Italia deve assumersi pienamente la responsabilità di definire il nostro interesse nazionale in questo difficile contesto. In gioco non ci sono soltanto l`approccio alle politiche di asilo e immigrazione e il futuro dell`euro oltre che lo stato del negoziato sulla Brexit. La posta è la stessa sopravvivenza dell`Unione come progetto di cittadinanza, di pace e cooperazione.
Dopo il drammatico G7 in Canada è evidente come siamo a una svolta nel sistema delle relazioni internazionali.

L`insensata«guerra dei dazi» avviata è un fattore di scardinamento delle relazioni e una minaccia alle economie di quei Paesi, a cominciare dall`Italia.

L`Unione europea ha subito colpi fortissimi dalla crisi economica degli anni scorsi. Ha scontato una perdita di credibilità alimentata dai limiti alla sua azione e dall`emergere di nuovi nazionalismi che stanno minando la sua capacità di risposta. La Brexit è stata innanzitutto il frutto dell`incapacità dei governi conservatori di rispondere a queste trasformazioni e, come la mancanza di solidarietà nella gestione della crisi migratoria, è la conseguenza di un approccio imposto da chi è alla ricerca di consenso sulle paure e sulle chiusure nelle «piccole patrie».

Il governo italiano si sta delineando, come prevedibile, come uno dei fattori di crisi ulteriore. Con un paradosso evidente. Chiede maggiore «solidarietà» europea nella gestione dei flussi migratori e delinea una collocazione dell`Italia a fianco dei Paesi del «gruppo di Visegràd» che proprio della rottura di ogni solidarietà hanno fatto una bandiera.

L`Italia deve impegnarsi invece per la Riforma di Dublino e la difesa di Schengen, ma soprattutto per una politica migratoria che pensi ai prossimi dieci anni, e non solo a questi giorni.

Deve difendere il prestigio che la sua azione umanitaria le ha dato. Condividere tra Stati gli oneri legati alle emergenze. Chiedere maggiori risorse in cooperazione internazionale, a partire dall`Africa, e per la sicurezza delle frontiere esterne. Non per il suo contrario, non per un nostro isolamento.
Se l`Unione si divide tra chi vuole una maggiore azione esterna relativa all`immigrazione e chi vuole concentrarsi esclusivamente su misure interne alla Ue, saremo noi a rimanere in mezzo. E a perdere.

Noi siamo convinti che l`interesse nazionale oggi sia collocare saldamente l`Italia al centro di un processo di integrazione che deve ritrovare le proprie ragioni in un rafforzamento e non nella diminuzione della capacità dell`Unione di agire. Proseguiamo la nostra battaglia per una riforma in senso democratico, federale e sociale dell`Europa poiché oggi l`unico modo per garantire vera sovranità popolare è quello di riformare e rafforzare istituzioni democratiche sovranazionali e non di distruggerle.

D`altronde, come si pensa di tutelare gli interessi dell`Italia al di fuori del mercato comune, della moneta comune e di un governo comune delle politiche?
Anche per questo, in vista della scadenza più decisiva che mai delle elezioni
europee del 2019, il Partito democratico deve svolgere il proprio ruolo «federatore» delle forze progressiste, ambientaliste, civiche, liberali e democratiche per un`Europa più equa, più giusta, più forte.

Alle derive nazionaliste dobbiamo contrapporre l`alternativa di un nuovo progetto sociale prima che politico coalizzando un fronte che sappia unire i Socialisti e Democratici alle forze che vogliono condurre insieme questo impegno.

La nostra sfida è quella di fare convergere la socialdemocrazia rinnovata di Pedro Sanchez in Spagna e Antonio Costa in Portogallo con le esperienze riformiste di Alexis Tsipras in Grecia e di Emmanuel Macron in Francia, coinvolgendo anche il mondo ambientalista e a quei liberali rimasti coerenti al progetto d`integrazione europeo. Se Salvini e Di Maio hanno scelto di sostenere le pericolose derive di Orbàn, Kaczynski e Kurz, è nostro dovere invece unire le forze progressiste ed europeiste per battere i nazionalismi, cambiare l`orizzonte, e difendere così il futuro dei nostri figli. Non c`è più tempo da perdere”.

Lettera del segretario reggente del PD, Maurizio Martina, al direttore del Corriere della Sera