La settimana che si è conclusa ha segnato un momento storico per l’integrazione europea. Martedì si è riunito per la prima volta nella storia dell’Unione un consiglio dei ministri nel formato Cooperazione strutturata permanente: con i ministri della difesa dei 25 stati membri che ne fanno parte abbiamo approvato i primi diciassette progetti della difesa europea e la tabella di marcia per procedere sulla strada di una collaborazione sempre più stretta nella ricerca e nella produzione, per rendere l’Europa più sicura, più autonoma e per rafforzare la nostra industria della difesa.

Con i ministri di tutti i 28 gli Stati membri abbiano anche incontrato la vicesegretaria generale della Nato, Rose Gottemoeller, per far avanzare ancora una collaborazione che negli ultimi anni è diventata intensa come mai prima, con 74 progetti comuni che già stiamo realizzando. E abbiamo fatto un punto sulle sedici missioni militari e civili europee. Qui la conferenza stampa dopo l’incontro.

Della svolta per una difesa europea e dell’impegno sempre più forte dell’Unione nelle sfide globali, a cominciare dall’immigrazione, si parla in un documentario dal titolo Europe at Sea. La regista, Annalisa Piras, per due anni ha seguito il nostro lavoro e venerdì il film è stato presentato a Bruxelles. Si può guardare qui.

La chiave di tutto il nostro lavoro, ben raccontata anche nel film, è la collaborazione. Tra Stati membri, con i nostri partner nel mondo, con le grandi organizzazioni multilaterali. Come l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa: lunedì ho incontrato a Bruxelles il segretario generale, Thomas Greminger, per discutere delle crisi ancora aperte dentro l’Europa, a cominciare dall’Ucraina.

Proprio a Kiev sarò questa sera e domani, in un momento delicato per il paese, per la soluzione del conflitto nell’est e per le riforme che il governo ha avviato col nostro sostegno. Incontrerò i leader ucraini, i rappresentanti dell’OSCE che lavorano in Ucraina orientale, la società civile e gli studenti dell’università di Kiev. In questi quattro anni, dopo la Maidan, l’Unione europea è stata sempre al loro fianco, e continuerà a esserlo.

Così come continueremo a ritenere dialogo e collaborazione i pilastri delle relazioni internazionali. E in questo senso, è arrivato un segnale di speranza per la crisi tra le due Coree. Ospiteremo la ministra degli esteri della Corea del Sud, Kang Kyung-wha, a Bruxelles al prossimo Consiglio Affari Esteri tra una settimana (qui il mio comunicato).

Ma questa è stata anche una settimana segnata dall’annuncio del presidente Trump di nuovi dazi su alcuni prodotti europei: ne ho parlato con gli amici del German Marshall Fund degli Stati Uniti, in una conversazione durante il loro Brussels Forum – qui il video.

Alcuni incontri importanti di questi giorni: lunedì ho visto Filippo Grandi, Alto Commissario dell’Onu per i rifugiati, e il ministro degli esteri thailandese Don Pramudwinai; mercoledì ho ospitato il ministro degli esteri di Skopje, Nikola Dimitrov.
Sempre mercoledì ho ricevuto l’emiro del Qatar Tamin bin Hamad al Thani per parlare della situazione del Golfo, e col ministro degli Esteri Mohammed bin Abdulrahman Al Thani abbiamo firmato un nuovo accordo di cooperazione tra i nostri due ministeri (qui il comunicato). Venerdì ho accolto a Bruxelles il presidente georgiano Giorgi Margvelashvili, e l’amministratrice delegata della Banca mondiale Kristalina Georgieva.

Di tutte le aree più calde del mondo abbiamo parlato giovedì con il Segretario della Santa Sede per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Gallagher – per il secondo dialogo strutturato tra Unione europea e Santa Sede (qui il comunicato).

E questa è stata anche la settimana della festa della donna. Mi ha fatto particolarmente piacere ricevere, proprio l’8 marzo, il premio “Donna d’Europa” del Movimento europeo internazionale.