“Proprio per tenere separata la vicenda commerciale delle navi dall’implicazione diplomatica del caso Regeni, a questo punto serve un’iniziativa forte del ministro degli Esteri, sostenuto dal premier“. Lo afferma in una intervista a La Stampa Debora Serracchiani, vicepresidente Pd e anche della commissione parlamentare sul caso Regeni, aggiungendo che “tutti devono battere un colpo”.

 

“L’ufficio di presidenza della commissione – aggiunge – ha ritenuto di sentire Conte dopo il suo colloquio con Al Sisi alcuni giorni fa. In cui si è determinato un consolidamento dei rapporti con l’Egitto e si è parlato anche della vicenda di Giulio. Vorremmo che il premier ci chiarisse cosa si sono detti e come possiamo ottenere quella verità e giustizia per cui si sta lavorando da tanto tempo”.

 

Gli chiederete di fare passi pubblici in tal senso?

“È importante che domani (oggi, n.d.r.) Conte in audizione chiarisca a che punto sia la vicenda e che ci sia quella svolta invocata da Zingaretti di pretendere dall’Egitto tutte le informazioni richieste dai nostri magistrati”.

 

La politica, bersaglio di accuse dure della famiglia Regeni, ha aspettato troppo a riaccendere i riflettori sul caso di Giulio?

“I riflettori sulla morte di Giulio sono sempre stati accesi grazie all’azione dei suoi genitori e all’avvocato della famiglia. Questo governo, i vari ministri,il presidente della Camera Fico e lo stesso Pd hanno chiesto vi fosse chiarezza e si sono attivati da subito. La costituzione della Commissione Regeni poi è stato un segnale importante per un caso che è sempre una ferita aperta per il Paese. Questa vicenda delle navi da guerra però va tenuta distinta”.

 

“La vicenda commerciale della vendita

delle navi sia tenuta separata”

 

“Pensiamo che canali di dialogo debbano essere tenuti aperti. Chiuderli non fa fare un passo alla causa della verità. Visto che il primo luglio si incontrano le due procure, – conclude Serracchiani – ci aspettiamo che quella sia la sede in cui possano seguire i fatti. Crediamo che sia giunto il momento di avere una posizione trasparente dall’Egitto e riteniamo che tutto quanto fatto fin qui nei rapporti tra due Stati debba agevolare un atteggiamento collaborativo”.

 

Fonte: La Stampa