Tutte le immagini in arrivo dall’Afghanistan “sono strazianti”. E’ un Paese “in cui il popolo soffre, da sempre, e ritiene di avere poche prospettive”.

I talebani “fanno paura ai giovani e alle molte donne che si sono dovute rintanare in casa. E’ l’ennesima prova che non possiamo girare la testa dall’altra parte”.

Lo dice in un’intervista a Il Messaggero la Viceministra degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale Marina Sereni.

 

“Serve una riflessione rigorosa, abbiamo commesso degli errori. Certamente, in un Paese attraversato da tante frammentazioni etniche, religiose e tribali, non siamo riusciti ad accompagnare l’intervento militare della Nato con la creazione di istituzioni solide – spiega -. Ma non mi sento di dire che è stato tutto sbagliato. Se per vent’ anni i bambini e le bambine afghane sono potute tornare a scuola e le donne emanciparsi è grazie a questa missione”.

 

La scelta dell’amministrazione Usa “è stato un passaggio graduale iniziato da Obama, accelerato in maniera poco ponderata da Trump, e ora concluso da Biden” ricorda. La Ue ora “dovrà ritagliarsi un ruolo più da protagonista nello scacchiere internazionale”.

 

Il ministro Di Maio “porterà la nostra visione in Europa”, cioè la necessità di trovare un punto di vista comune e il dovere di “portare in Ue tutti coloro che hanno collaborato con istituzioni, Ong e anche media occidentali. Per loro serve immediatamente lo status di rifugiati. Un orientamento che spero e credo sarà condiviso da tutto il governo italiano”.

 

Rispetto al tema dei profughi “credo vada raccolto l’appello delle Nazioni Unite a sospendere i respingimenti ai confini”. Servono però intanto azioni concrete come la collaborazione con i paesi limitrofi all’Afghanistan dove andranno in molti e in Ue trovare per l’accoglienza un equilibrio, improntato alla solidarietà “tra Paesi di primo arrivo e gli altri”.

 

Sul rischio terrorismo “dobbiamo monitorare la situazione e mantenere alta la guardia, ma è sempre sbagliato mettere in relazione il tema dell’immigrazione al terrorismo”.