Crisi in Libia

Presidente Conte, in queste settimane Lei è impegnato – insieme al ministro Moavero – a cercare di evitare che la crisi libica volga al peggio. Una crisi che si trascina da anni senza che la comunità internazionale sia riuscita finora a mettere in campo un’azione utile a una soluzione politica.

 

Una crisi che rischia di precipitare in una guerra civile ancor più devastante con le conseguenze che ben si possono immaginare. Proprio perché ogni ora può essere esiziale, mi permetto di avanzarLe una proposta: chieda a Macron un incontro immediato, si rechi a Parigi, discuta con il presidente francese come dare una soluzione alla crisi libica e trovi con lui un accordo per un’azione comune.

 

Non le sembri una provocazione. E’ una proposta seria che Le rivolgo, al di là delle nostre opposte appartenenze politiche, mosso dall’unica preoccupazione di non lasciare nulla di intentato nel perseguire una soluzione politica a una crisi che espone non solo l’Italia, ma l’Europa intera a rischi enormi. Proprio perché la priorità di queste ore è fermare l’escalation militare e riaprire la strada a una soluzione politica, servono atti forti e immediati. E decisive diventano un’intesa e un’azione comune tra Italia e Francia, i due paesi più direttamente investiti dalla crisi libica.

 

Naturalmente so bene che anche un’intesa tra Roma e Parigi può non essere sufficiente. Occorre parlare anche con Berlino e con altre capitali europee e mediterranee. Così come serve un’interlocuzione con Mosca e Washington. E naturalmente con Bruxelles per concordare l’azione dell’Unione europea, che tuttavia – nonostante i generosi sforzi di Federica Mogherini – si è rivelata finora inefficace proprio per la difformità di orientamenti e azioni tra i paesi della Ue.

 

Ma per il diretto coinvolgimento che Italia e Francia hanno nella crisi libica, senza una loro intesa ogni altra iniziativa appare problematica e l’Unione rischia di essere paralizzata. Insomma dobbiamo parlare con Macron e condividere con la Francia un’azione comune.

 

So bene che in questi mesi il rapporto tra i due paesi non è stato facile e non sono mancate polemiche – da Ventimiglia ai gilet gialli – che hanno indebolito la fiducia reciproca. Né mi sfugge la divaricazione di approccio alla crisi libica e il disagio di Roma per un atteggiamento francese concorrenziale – e qualche volta predatorio – verso gli interessi italiani nel bacino mediterraneo. Ma sarebbe un grave errore rinchiudersi in un atteggiamento offeso e solitario.

 

E se il rimprovero che spesso si rivolge alla Francia è di muoversi da sola perseguendo una propria egemonia sulla area, sarebbe altrettanto un errore – e anche una velleità – contrapporre un analogo atteggiamento italiano. Anche perché nessun paese europeo da solo ha oggi la forza per imporre una soluzione politica alla crisi libica. Insomma serve un colpo d’ala. Essere statisti significa avere il coraggio e la generosità di compiere scelte non scontate e, quando necessario, di fare “la mossa del cavallo” che consenta di sbloccare un impasse e rimettere in moto dinamiche positive.

 

La storia è piena di esempi. De Gaulle ebbe la lucidità di negoziare col Fln algerino per uscire da una sanguinosa guerra senza fine. Brandt ebbe il coraggio di inginocchiarsi nel ghetto di Varsavia. Mandela non esitò a negoziare il futuro del suo paese con chi lo aveva perseguitato e incarcerato. Kohl sostenne l’euro nonostante le resistenze di chi temeva la perdita del marco forte. Rabin non ebbe tema di stringere la mano ad Arafat, anche se – come confessò – “sentiva le farfalle nello stomaco”.

 

In fondo andare a parlare con il presidente francese è assai meno difficile. E quand’anche la missione non avesse l’esito sperato, nessuno potrà rimproverare a Lei e al nostro paese di non aver esperito ogni azione necessaria a sbloccare la crisi libica. Peraltro un accordo oggi sulla Libia sarebbe un contributo forte anche a ritrovare quell’intesa tra Roma e Parigi che, nonostante tutto, è un interesse primario di due paesi legati da vincoli che affondano le radici nella storia – come dimostrerà la celebrazione di Leonardo Da Vinci che vedrà insieme i presidenti Mattarella e Macron il 2 maggio prossimo – e che oggi vedono interessi complementari in ogni campo.

 

E allora sì, presidente, sia Lei a fare la prima mossa. Vada a Parigi, discuta direttamente con Macron – anche con l’asprezza della sincerità – e negozi una strategia comune su cui l’Unione europea possa innestare la sua iniziativa. Lo faccia, non esiti, non si lasci condizionare dai mille distinguo protocollari, procedurali o burocratici. Gliene saranno grati in tanti e consentirà a un’Italia oggi spesso guardata con diffidenza di acquisire autorevolezza e credito.

 

Augurandomi che voglia considerare la mia proposta, Le sono grato per l’attenzione e ringrazio gli amici del Foglio che mi consentono di indirizzarLe questa lettera aperta.

Piero Fassino

Vicepresidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati,
Presidente dell’associazione parlamentare di amicizia Italia-Francia