Alessandro Paris/Imagoeconomica

Caro direttore, come gli stessi protagonisti avevano preannunciato, l’incontro tra i ministri degli Esteri russo e ucraino, Lavrov e Kuleba, non è andato al di là della rappresentazione delle rispettive posizioni. Ancorché minimo è comunque un inizio di interlocuzione che va tenuto aperto.

Fino a che i corridoi umanitari non abbiano completato la evacuazione della popolazione è possibile un parziale e limitato rallentamento delle attività militari, nonostante sciagurati atti come l’assedio di Mariupol e il feroce bombardamento del suo ospedale pediatrico. Ma senza un’iniziativa politica immediata, esaurita l’evacuazione la guerra riprenderà più devastante e violenta di prima.

D’altra parte è pressoché unanime la richiesta della comunità internazionale di una tregua per verificare la praticabilità di un dialogo negoziale. Sollecitazione rivolta a Putin, già prima della guerra e ancora in queste settimane, da Macron, Scholz, Draghi, dal segretario generale dell’Onu, dai vertici dell’Unione europea, dall’amministrazione americana e dalla Santa Sede, a cui negli ultimi giorni si sono uniti altri attori, come i governi di Canada, Israele e Turchia.

Peraltro la tenace e coraggiosa resistenza ucraina ha smentito la troppo scontata previsione di una rapida vittoria militare russa. Non solo, ma Putin aveva scommesso su una minore reattività americana e su divaricazioni di atteggiamento tra Stati Uniti e Europa e tra gli stessi Paesi europei, cosí come sulla neutralità di nazioni di altri continenti. E infine il presidente russo si riteneva certo, puntando sull’orgoglio russo, di raccogliere un facile consenso interno. Ma la realtà dice altro. Stati Uniti e Europa
hanno reagito con immediatezza, fermezza e unità. Le manifestazioni di protesta organizzate nelle città russe, nonostante la repressione della polizia e migliaia di arresti ne sono testimonianza.

Insomma: appare sempre più necessario aprire la strada a un percorso negoziale prima che la guerra giunga a un punto di non ritorno.

Nei giorni scorsi un tavolo di trattative tra russi e ucraini è stato allestito. È necessario che quella interlocuzione veda la presenza di un soggetto terzo che accompagni, assista, faciliti compromessi, aiuti il negoziato e sia garante dei suoi risultati. Serve dunque un attore, accettato da russi e ucraini, che operi un’azione di mediazione e di facilitazione di un accordo. Può essere un’autorità istituzionale internazionale o ex primi ministri o un gruppo di contatto. Ma è indispensabile che questa scelta sia fatta subito.

Piero Fassino, Presidente della Commissione Esteri della Camera