Carlo Calenda
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Carlo Calenda, il suo “Manifesto per la costruzione di una lista unitaria delle forze politiche e civiche europeiste” per le europee di maggio nel titolo riassume già tutto il programma. Ma chi ci sta?

«Mi pare che ci stia il Pd, innanzitutto, e per una volta unito e compatto. E poi il manifesto è rivolto a +Europa di Emma Bonino e “Italia in comune” del sindaco Federico Pizzarotti ma soprattutto agli italiani. L’obiettivo del manifesto è quello di utilizzare il tempo da qui al 21 marzo, data indicata da Prodi come grande festa europea, per moltiplicare le adesioni su tutto il territorio italiano e fare partire una mobilitazione tra i cittadini».

Ma è un progetto fuori dal Pd?

«Al contrario. L’obiettivo è di unire il Pd e altre forze dietro una idea. Non farei mai una scissione, né inaugurerei un partito personale: io sono iscritto al Pd. Resto nel Pd, ma il Pd non basta».

Lei comunque si candiderà?

«Se il progetto, che vuole parlare agli elettori popolari, liberali e social democratici, vedrà la luce sì, mi candiderò. Altrimenti, no. Penso che queste elezioni europee siano come quelle de1 1948, in cui si decide se si sta in Occidente o fuori dell’Occidente. Non credo che gli italiani vogliano vivere in un paese simile alla Russia di Putin, che il leader leghista Matteo Salvini indica come il suo modello e mentore».

Crede davvero ci sia spazio nella società italiana – che i sondaggi danno pro Lega e M5S – per un fronte europeista?

«Credo proprio di sì. Ma manca l’offerta, perché la parte dell’Italia europeista e anti sovranista si riconosce solo in parte nei partiti che ci sono. Mentre costruendo una lista di persone serie e competenti, i molti che hanno firmato l’appello dagli operai delle aziende in crisi, al Terzo settore, alle promotrici della manifestazione delle donne “Roma dice basta”, coloro che lavorano nel sociale, imprenditori come Andrea Illy, Alberto Bombassei, il mondo della scienza e della cultura potrebbero riconoscersi. Aggiungo che nel Pd per una volta dall’ex premier Paolo Gentiloni a Marco Minniti, ai candidati alla segreteria dem, Maurizio Martina e Nicola Zingaretti, sono tutti d’accordo».

Una lista unitaria con o senza i simboli dei partiti?

«Per me questa è una cosa secondaria. Ho massimo rispetto per i simboli dei partiti. Ma l’importante è che ci sia una bandiera unica dietro la quale si schierino non solo i partiti, ma anche i cittadini: chi fatica, chi studia, chi lavora e produce insomma tutti coloro che vogliono far progredire l’Europa e rimanere nel gruppo dei grandi paesi fondatori e non andare appresso all’Ungheria né ritrovarsi in Venezuela grazie ai deliri del M5S. Questo è il fermo desiderio della maggioranza degli italiani, ritengo».

Ma il fronte per l’Europa è il partito di Calenda?

«Partito di Calenda meno di zero: no. Questo manifesto non avrebbe valore se non fosse fatto insieme con 100 personalità, primi fra tutti il sindaco di Milano, Beppe Sala e quello di Bergamo, Giorgio Gori, e Walter Ricciardi, l’ex presidente dimissionario dell’Istituto superiore d i Sanità, senza i quali non avrei fatto niente. L’abbiamo costruita anche con i governatori dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, del Piemonte, Sergio Chiamparino, della Toscana, Enrico Rossi, con l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia e con i primi cittadini di Firenze e di Brescia Dario Nardella e Emilio Del Bono, con il filosofo Emanuele Severino».

Quindi una sorta di Uniti nell’Ulivo come nel 2004, con Ds, Margherita, Sdi, Repubblicani europei?

«No, c’è una differenza sostanziale con il 2004: le forze progressiste sono molto più deboli e quindi non può essere un lista animata solo dai partiti. O c’è una grande mobilitazione popolare o questo progetto non tiene».

Nel 2004 quella lista era guidata da Prodi: e ora?

«Non so guidata da chi: prima si compone la mobilitazione e poi le liste, non il contrario».

Sicuro che Emma Bonino e +Europa ci stiano? E Pizzarotti?

«Non ne sono sicuro affatto, è una scelta che dovranno fare loro. Mi sembrerebbe però, con tutto il rispetto, incomprensibile se + Europa decidesse di stare fuori da un fronte politico civico ed europeista, così come Italia in comune.».

È irritato con Renzi, sa cosa farà? Lo ha coinvolto?

«Non sono per niente irritato, ne ho parlato anche con Renzi. Non so cosa farà Matteo, spero che supporti questo progetto. Dobbiamo stare insieme e superare le differenze. In ballo ci sono le conquiste fatte da tre generazioni di italiani e il futuro del paese. Lega e M5S sono incompatibili con l’Europa e con i valori della democrazia liberale».

Chi appoggerà alle primarie dem?

«Per ora lavoro a questo progetto. Sono contento che sia Zingaretti che Martina abbiano aderito. Maurizio ci ha dato una grande mano con le firme così come Gentiloni».