Sandro Gozi
SANDRO GOZI - Ph. Stefano Carofei / Imagoeconomica

Lotta ai leader illiberali, sostegno agli sconfitti della crisi e tasse per le multinazionali del web. Sono tre dei pilastri intorno ai quali Emmanuel Macron sta scrivendo la Carta progressista da proporre alle forze europeiste, da Tsipras a Macron, in vista delle elezioni del 26 maggio. A raccontarlo è Sandro Gozi, ex sottosegretario agli Affari europei vicino a Renzi e in permanente contatto con il presidente francese. Sabato Gozi sarà a Parigi per un evento di Europe en Marche, forza politica Ue di Macron impegnata a lanciare l’alleanza progressista prima del voto. Con lui ci saranno Albert Rivera, Guy Verhofstadt e Nick Clegg.
 
«La Baviera conferma che la socialdemocrazia tradizionale è morta, dobbiamo lanciare un nuovo progressismo europeo»
 

Con chi?

«Stiamo lavorando con Macron a una carta progressista, un manifesto della rifondazione europea per un’alleanza che vada dai socialdemocratici ai liberali, da Tsipras fino ai Verdi tedeschi e ai movimenti civici».
 

Sono tutti d’accordo nei socialisti Ue (Pse) e nel Pd?

«Il Pd deve aderire alla carta, mettersi al confine del recinto del Pse e lavorare perché intorno ad essa si costruisca l’alleanza più ampia possibile».
 

Anche uscendo dal Pse se non vi fosse accordo tra tutti?

«Dobbiamo aiutare ad allargare il campo, nel Pd è passata la formula “da Tsipras a Macron” ma gli amici dem devono capire che si tratta di una scelta politica che farebbe la differenza solo se praticata prima delle europee, non dopo. Dobbiamo presentarci come nuovi progressisti, con le nostre idee, con la nostra carta che il 26 maggio dovrà ricevere l’investitura popolare nei 27 paesi dell’Unione».
 

Chi preferisce rinviare l’alleanza a dopo il voto?

«Per ragioni interne un rinvio può essere utile a Sanchez in Spagna o a Costa in Portogallo, ma nelle urne indebolirebbe i progressisti».
 

Intanto il Pse sta già scegliendo il suo candidato alla guida della Commissione, probabilmente l’olandese Timmermans.

«Un candidato delle singole famiglie, e non di coalizione, rischia di essere irrilevante, ma ormai è andata. Almeno uniamoci intorno alla carta e a Timmermans affianchiamo una squadra costruita con Macron e liberali pronta a rifondere l’Europa, altrimenti ci troveremo tutti salvinizzati».
 

Quali saranno i punti centrali della carta?

«Al primo punto ci saranno i diritti fondamentali: Bruxelles deve difendere lo stato di diritto, deve poter andare fino in fondo contro Polonia e Ungheria. Poi bisogna dare più poteri alla Ue per stare vicino a chi è uscito sconfitto dalla crisi e per lanciare un sussidio Ue di disoccupazione. Infine la giustizia fiscale: non è possibile che i giganti di Internet versino al fisco solo lo 0,05% dei loro colossali guadagni».
 

Se il Pd non accetta la svolta i renziani lasceranno il partito?

«Per me l’adesione al progetto rappresenta la priorità per decidere chi sostenere al congresso e chiedo a Minniti di impegnarsi a farlo».