La Festa nazionale dell’Unità, ha ospitato ieri un dibattito di grande attualità politica: “Il Referendum costituzionale del 20-21 settembre. Le ragioni in campo”, con la partecipazione di due esponenti di spicco del Partito Democratico: Gianni Cuperlo e Maurizio Martina, coordinati da Roberta Giani.

 

Il tema del dibattito è stato spiegare, da parte dei due democratici, le ragioni del sì e del no del Referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari che ci apprestiamo a votare il prossimo 20 e 21 settembre.

 

Martina ha preso la parola facendo una digressione importante. Si augura che questa Festa come le prossime azioni del partito ci carichino di responsabilità sulla vicenda dell’assassinio del povero Willy, i cui funerali si sono svolti in mattinata.

Addentrandosi poi sui temi del dibattito ha esordito: “Sostengo le ragioni del sì con la consapevolezza che non è una riforma epocale e non c’è rischio di deriva antidemocratica. Guardo piuttosto alla possibilità di dare un segnale concreto di un’autoriforma, inteso come cambiamento delle istituzioni. Sono convinto che da qualche parte il cambiamento delle istituzioni bisogna agirlo e questa è un’opportunità. Ho grande rispetto di chi ragiona sui limiti di questo passaggio ma il fallimento del cambiare le istituzioni da dentro mi sembra il rischio peggiore.

“Cosa succede il giorno dopo se una riforma approvata dalla stragande maggioranza del Parlamente viene bocciata?”, si è domandato Martina, e ancora chiarisce: “Votare sì è utile proprio per ricostruire il rapporto tra cittadini e istituzioni. Inoltre ha ribadito: “C’è bisogno di riconfigurare i soggetti della democrazia, quindi i partiti, i movimenti. Negli ultimi 15 anni abbiamo per la maggior parte del tempo governato e abbiamo puntato a questi obiettivi. Anche le cose che il segretario sta facendo vanno nel verso giusto e questa è secondo me la nostra strada”.

 

Anche Cuperlo ha aperto il suo intervento ricordando le toccanti immagini del funerale e della bellissima foto ‘di questo ragazzino sorridente’. “Ciò che colpisce è che questo fatto di violenza si sia consumato in una cittadina non in una borgata – ha notato -. Abbiamo sottovalutato che l’Italia ha perso gli anticorpi che prevenivano queste violenze. E ciò fa sì che ci si interroghi anche su cosa sia diventato il tessuto sociale di questo Paese“.

Parlando poi delle ragioni del no al Referendum, ha dichiarato: “Questo è il mio primo dibattito sul Referendum, sto facendo campagna elettorale in giro per l’Italia ma per le amministrative, perché il voto politico sarà influenzato da questo risultato”.

“Integro le considerazioni di Maurizio”, ha esordito,”la riforma che ci apprestiamo a votare non è un attentato alla Costituzione. Si discute di questo tema da decenni. Questa è la prima riforma che prevede un taglio lineare di un terzo della rappresentanza del Parlamento ma che non è poi agganciata a una revisione del bicameralismo perfetto. Quando Di Maio si esibisce a Montecitorio con uno striscione sul taglio, anche lì c’è un elemento di semplificazione che non si addice alla rappresentanza. La nostra Costituzione è fondata sul pluralismo. Non è pensabile togliere un pezzo di questa rappresentanza“, ha aggiunto,”La sovranità appartiene al popolo che la trasmette e rappresenta nelle forme e limiti della Costituzione. Appartengo e rappresento a questi valori”.

Ha proseguito Cuperlo: “Non è vero che la Costituzione non è mai cambiata, è che a volte l’abbiamo cambiata male. Il punto non è se si può toccare o no ma è che quando metti mano alla Costituzione, gli elementi di cautela devono essere tripli rispetto a qualunque altro contesto“, ha ammonito. Per Cuperlo in sostanza “la logica della semplificazione legislativa non può essere un taglio. Possiamo davvero ritenere sia giusto, per un accordo di governo, mettere mano con le forbici e non con il rammendo alla Costituzione della Repubblica italiana?, ha chiesto retoricamente, “Ebbene, io mi sento di esprimere e rappresentare questo dubbio votando no“.

Noi abbiamo abolito il finanziamento pubblico dei partiti, imitando il linguaggio degli altri ma se la sinistra imita il linguaggio degli altri perde sé stessa“, ha poi ammonito. “Io capisco le ragioni di Maurizio Martina, ma quando lo tireremo su un argine a questa deriva? Qual è il punto dove diciamo alt, la democrazia ha delle regole oltre questa soglia non si può passare? Se non la difendiamo noi chi lo fa? Noi abbiamo avuto la forza di fare un governo con un partito che in Parlamento ci gridava che eravamo complici di persone che maltrattavano i bambini per il bene del Paese e per riavvicinarlo all’Europa”.

La democrazia serve a comporre i conflitti nella dimensione della rappresentanza. Questo è l’elemento portante della modernità“, ha concluso.