Con visibile commozione, Daniela Preziosi in apertura del dibattito di stasera, chiede un minuto di silenzio per le bambine morte a Marina di Massa, per i loro genitori, e per tutti noi. Un minuto di silenzio che riguarda noi tutti, il nostro Paese, così come il tema al centro della discussione serale, che accende gli interlocutori, ed entra subito nel vivo. Cominciando dal lavoro, e dalle posizioni del presidente della confederazione degli industriali.

 

La rivoluzione di Bonomi sembra più una Restaurazione

“L’idea che nei contratti non si debbano aumentare i salari” per il presidente di Confindustria Carlo Bonomi “è una rivoluzione. A me sembra una restaurazione. Teorizzare che in questa fase non si debba aumentare il salario nei contratti nazionali per me è continuare a pensare che il lavoro vada sfruttato, precarizzato e poco pagato. Una logica completamente sbagliata”. Maurizio Landini va subito al centro della questione, “Confindustria – aggiunge – ha scelto di non sottoscrivere dei rinnovi contrattuali che dovevano solo essere firmati e per i quali c’era una preintesa, e questo è non costruire coesione sociale ma scegliere una strada in cui si continuano a fare errori che c’erano anche prima del Covid” come “non investire sul lavoro e valorizzare” ma “pensare in un’ottica di sfruttamento del lavoro. Per questo sono d’accordo con chi dice che non sarà tutto come prima, perché voglio che non sia come prima: stiamo pagando la troppa precarietà, il ritardo sugli investimenti e la formazione delle persone. E va combattuta l’idea della competizione tra lavoratori”.

 

Contratti rivoluzionari? 3 o 4 ore pagate di formazione a settimana

“Il governo ha fatto un provvedimento che blocca i licenziamenti, e noi siamo d’accordo. Il ruolo dell’imprenditore non è quello di poter licenziare, ma di investire sul lavoro. Se poi qualcuno vuole fare la rivoluzione, noi ci siamo, bisogna vedere come si fa. Confindustria vuole fare contratti rivoluzionari? Faccia allora in modo che 3 o 4 ore delle 40 siano pagate per permettermi di aggiornarmi per tutto il periodo in cui lavoro. E propongo che si torni a parlare in italiano, e a pagare le tasse in Italia”, affonda Landini.

 

Il riformismo ritorni a fare il suo mestiere: dare diritti, e non sottrarli

Il ministro Provenzano ringrazia i volontari, gli organizzatori per lo sforzo straordinario nel mettere in piedi la Festa in questa situazione così difficile, e con un titolo prezioso: Bella Ciao.
“Sulla rivoluzione dico che io, più modestamente, sono riformista, e non basta parlare in italiano. Questa parola per tanti anni era diventata il suo contrario: veniva usata per sottrarre diritti, salario, mentre oggi deve tornare a dare, all’Italia che deve ripartire, e finalmente sanare le sue fratture.
Le parole di Bonomi spesso si commentano da solo e sovente rasentano il qualunquismo. Se vuole uscire dalle critiche generiche e tornare ai tavoli, troverà un governo che ha fatto di questo il suo metodo. Dobbiamo chiudere per sempre con una stagione che noi stessi abbiamo inaugurato, quella della disintermediazione, perché abbiamo bisogno di tutti. Abbiamo una straordinaria opportunità, e se nessuno sa come saremo dopo,sappiamo quello che non vogliamo essere. Non dobbiamo più essere un Paese che contrappone lo sviluppo all’equità, in cui si allargano le diseguaglianze a spese del mondo del lavoro, a partire dai giovani, dalle donne”, chiarisce il ministro.
“Abbiamo l’opportunità straordinaria, anche attraverso i fondi europei, di rilanciare gli investimenti, e sciogliere alcuni nodi cruciali, come quelli della digitalizzazione, significa affrontare le nuove diseguaglianze. La rete unica significa affrontare le nuove diseguaglianze. C’è un diritto alla connessione che va riconosciuto a tutti i cittadini, così come c’è il diritto alla disconnessione, e mi riferisco al telelavoro e ai problemi che ha creato”.

 

È tempo di una legge sulla rappresentanza e di un nuovo Statuto dei lavoratori

“Oggi il è momento di fare una legge sulla rappresentanza, cancellare i contratti pirata e investire sul lavoro”, sottolinea il sgretario della Cgil Maurizio Landini. “È importante che il governo ci convochi e che gli imprenditori non scelgano la strada dello scontro. Dobbiamo fare in modo che i contratti nazionali abbiano valore generale, perché non va tutelato solo il salario ma anche i diritti delle persone.
Dobbiamo scrivere un nuovo statuto dei lavoratori, che introduca il concetto che la persona che lavora, qualsiasi lavoro faccia, deve avere le stesse tutele e gli stessi diritti, a prescindere dalla tipologia di contratto, perché non è più possibile tollerare questa competizione interna dei lavoratori. Sotto lo stesso tetto, ci sono persone che fanno lo stesso lavoro ma non hanno gli stessi diritti. Questa cosa va combattuta e cambiata, perché altrimenti non si ricostruisce la solidarietà fra le persone. Ed il momento per farlo è questo. A maggior ragione perché ora ci sono gli investimenti, che permettono di recuperare i ritardi”.
“E se parliamo di contributi statali”, si domanda il leader Cgil, “in questi anni, quanti miliardi sono stati date alle imprese e quanti sono stati investiti per creare lavoro? La storia del nostro Paese ci dice che i diritti i lavoratori se li sono guadagnati con le lotte, e il nuovo statuto dei lavoratori, insieme a un nuovo modello di sviluppo e all’intervento pubblico nell’economia sono le condizioni non solo per ridefinire il nostro Paese, ma anche per costruire una nuova Europa”.

 

La coesione sociale non è solo un atto di giustizia ma un nuovo modo di organizzare la società

“Io faccio il ministro della coesione territoriale, non del Sud, mi occupo di divari territoriali anche al Centro Nord, di aree urbane e periferiche, perché è in questi posti che vivono le persone”. Peppe Provenzano mette bene in chiaro quali sono le linee che guidano il suo operato di governo. “Si tratta di un modello di sviluppo, di dare le stesse opportunità a chi nasce in un paese e chi nasce al centro di Milano. Colmare il divario digitale ha a che fare con la competitività del nostro Paese, delle aree interne, perché quando dai alle persone la sensazione che le stai abbandonando nei loro territori, se sentono di non essere coinvolti nel processo di cambiamento di cui si parla, si vendicano votando Lega, votando i sovranisti. È un tema non solo economico e sociale, ma è un tema democratico che ci dobbiamo porre”.

“L’errore sulla questione meridionale – spiega Provenzano – è stato delegarla ai meridionali, mentre riguarda tutti. Io non difendo il Sud così com’è, voglio renderlo un luogo produttivo, in cui si lavora, e questo serve a tutti. Il nostro compito è andare a battere la Lega nei paesi, nelle campagne, perchè nelle città noi già ci siamo, dobbiamo uscire dai centri delle città, andare a parlare con chi si sente abbandonato. Il Recovery Plan serve a questo. La commissione europea ci chiede coesione sociale, inclusione sociale che significa rimettere in discussione lo smantellamento sistematico che è stato fatto negli ultimi anni dei beni pubblici: scuola, sanità. Garantire i livelli essenziali. Questa è la strategia. Non è un atto di giustizia, è immaginare il nuovo modo di organizzare la società”.

 

La nostra bandiera: tenere insieme sviluppo ed equità

“La partita politica che si giocherà nei prossimi mesi è tra chi vuole tornare a contrapporre sviluppo ed equità, noi invece dobbiamo fare del tenere insieme questi due temi la nostra bandiera. Vuol dire uscire dalla crisi meglio di come ci siamo entrati”. Il ministro Provenzano è netto: “Noi non abbiamo bisogno di un salario minimo ma di tutele massime. Abbiamo bisogno di estendere erga omnes le tutele dei contratti collettivi, e avere una legge sulla rappresentanza per evitare i contratti pirata. Dobbiamo mettere al centro la discussione per scrivere un nuovo statuto dei lavoratori, perché non è vero che avere più diritti significa meno sviluppo, è vero esattamente l’opposto“.

I progetti per il Recovery Fund

 

Stimolato dalla giornalista Preziosi, Provenzano spiega come il governo sta lavorando alla strategia da sottoporre all’Europa per il conferimento dei fondi, ma la introduce con una divagazione, che diventa una premessa, non secondaria: “Parità di diritti a parità di lavoro: il punto di partenza è che non può esserci più differenza di salario a parità di lavoro fra uomini e donne. C’è una legge pronta, approviamola subito”.
Sulla strategia di governo in merito ai fondi europei, il ministro ricorda come “in agosto i nostri ministeri” abbiano “lavorato ai progetti per il Recovery Fund, che devono rispettare la coerenza con gli obiettivi indicati dalla commisssione: inclusione sociale, sostenibilità, digitalizzazione. Devono essere coerenti e devono essere cantierabili, andare a realizzazione subito, presto. Sono risorse che vanno spese con cronoprogrammi che hanno scadenze precise, che vanno rispettate. Per fare questo abbiamo bisogno di uno Stato nuovo, moderno, che funzioni, e questo non è statalismo. Le risorse non appartengono al governo, ma appartengono all’Italia”.

 

Il M5s non abusi della pazienza del Pd

“Agli alleati” del Movimento 5 stelle “dico di non abusare della pazienza del Pd. Attenzione a dire che il PD è l’unico a farsi carico della tenuta del governo. Con le prossime elezioni regionali dire che il voto non avrà conseguenze politiche è una sciocchezza. Se si farà un favore a Salvini si dovranno pagare le conseguenze. È troppo importante questa fase per metterla a repentaglio. Il dovere di responsabilità non può ricadere tutto sulle spalle del Partito democratico, lo abbiamo fatto fin troppo”. Così Provenzano, in replica alla domanda di Preziosi sulla stabilità dell’alleanza di governo.

 

Nuovo modello di sviluppo vuol dire davvero investire su sanità istruzione e formazione

“Noi ci siamo battuti fin da aprile per riaprire tutte le scuole e mettere in sicurezza sia gli insegnanti, sia gli studenti, sia i genitori”. Il sgretario Cgil Landini affronta uno dei temi all’attenzione di tutti, la riapertura delle scuole. “Sicuramente ci sono dei ritardi, ora è momento di fare ognuno la propria parte. Credo che sia il momento di pensare non solo a riaprire, ma anche a come si investe e come si riforma la scuola. C’è bisogno di una sede dove fare fino in fondo questa discussione. Anche sulla scuola c’è un problema della precarietà che rischia di essere molto serio. Il Covid ha fatto emergere tutti i ritardi e le diseguaglianze del nostro paese”.

Ma quello che è imprscindibile, per Landini, è “individuare priorità e direzione verso cui andare. Per me nuovo modello di sviluppo vuol dire davvero investire sulla sanità, sull’istruzione e la formazione”.

 

Il partito democratico: lunare la discussione sulla leadership

“Il partito democratico”, spiega Provenzano rispondendo alla giornalista, “è stato ripreso da Zingaretti dalle macerie del 2018 e riportato al centro del dibattito pubblico e dell’azione di governo con dei risultati che forse dovremmo avere l’orgoglio di rivendicare un po’ di più, perché ridurre le tasse sui lavoratori, ricucire con il sindacato che ci vedeva come nemici, mettere in discussione l’austerità, rilanciare gli investimenti è stato rimettere l’Italia sulla frontiera dell’integrazione europea. Ci restano battaglie da fare, come cancellare i decreti sicurezza, che hanno generato insicurezza, non è responsabilità del PD, in ogni consiglio dei ministri noi torniamo a chiederlo, e dobbiamo andare fino in fondo. Io non so se avessimo avuto Salvini al governo, legato a Trump, a Bolosonaro, se la gestione della pandemia sarebbe andata nello stesso modo”, conclude.