Foto - Stefano Bentini

In diretta dalla Festa Nazionale dell’Unità a Ravenna, il dibattito: “La corruzione alimenta le mafie. Quale politica per la legalità”. Ospiti della Festa: Raffaele Cantone, ex presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Franco Mirabelli, senatore PD, Giuseppe Antoci, l’ex presidente del “Parco dei Nebrodi”, presidente onorario della Fondazione Caponnetto, Franco Roberti, ex Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, eletto al Parlamento europeo alle ultime elezioni con il Gruppo PD – Siamo europei. A moderare il dibattito: Beppe Baldessarro.

 

Mirabelli: sulla legalità costruiremo discontinuità rispetto al governo passato

Mirabelli ha esordito dicendo che ‘andrà costruita una discontinuità rispetto al governo precedente sui temi della corruzione e delle mafie’. “Nei due decreti di Sicurezza approvati non c’è nulla sulle mafie, anzi sono stati messi in vendita i beni tolti alle mafie e non donati ai cittadini. Nella scorsa Legislatura si è fatto moltissimo invece: è stata fondata l’ANAC grazie a Cantone ed a un corposo intervento legislativo; abbiamo introdotto l’antiriciclaggio, reintrodotto il falso in bilanciomodificato il codice antimafia. Invece in questi mesi è stato difficile trattare questi temi, perchè è passato il concetto che si può passare sopra al rispetto delle regole, tanto che sono stati fatti in un anno e mezzo ben 9 condoni. Il tutto è stato nascosto da una fila di tweet di propaganda sul decreto Spazza-Corrotti, che narravano di punizioni contro chi corrompe, ma se senza impedire ai corrotti di agire. Nel futuro governo – ha ribadito – dobbiamo rimetterci in campo per ridare la legalità di cui il Paese ha bisogno”.

 

Cantone: la lotta alle mafie deve essere trasversale

Cantone: “Abbiamo sentito dire che le regole fossero una scocciatura, per costruire il ponte di Genova ad esempio, sono state surclassate molte regole, si è creata una norma che dice che possono essere derogate tutte le norme del Codice tranne quelle del Codice Penale. Nel nostro Paese le regole si ritengono un problema e spesso si abbassa il livello di legalità. Con questo governo, con il Decreto Sblocca Cantieri è stato innalzato il tetto per gli affidamenti diretti degli appalti, portandolo a 150 000 Euro, questo perchè si volevano dare gli appalti alle imprese locali, senza fare troppo domande e in modo discrezionale e senza preventivi. La lotta alle mafie deve essere trasversale quindi. Il Codice degli Appalti in particolare non è stato mai applicato veramente è stata una scommessa persa. La soluzione dovrebbe essere: poche regole e chiare, e confidiamo nel futuro governo“.

 

Antoci: occorrono atti concreti per supportare le Forze dell’Ordine e la Magistratura

Antoci: “Miliardi di fondi europei in mano alle mafie sono stati forniti con le autocertificazioni. E dove non ci sono le regole si annida la mafia. Di prediche ne abbiamo sentite tante, ora occorre fare delle pratiche con atti concreti per supportare le Forze dell’Ordine e la Magistratura. La credibilità è fondamentale: tanti come me hanno rischiato la vita per il rispetto delle regole, ma dalla nostra parte abbiamo tante persone che hanno dato la vita per la legalità e un pensiero particolare oggi è per il generale Dalla Chiesa, alla moglie e all’uomo che lo seguiva. Lo dobbiamo a quanti come anche Pio La Torre ci hanno rimesso la vita”.

 

Roberti: la corruzione è una forma di esercizio del potere è un fatto culturale. Costruiamo una Commissione antimafia anche in Europa

Roberti: “Voglio ricordare, riprendendo le parole di Mirabelli, la grande collaborazione tra politica e antimafia che si è creata durante i governi di centrosinistra. Mafia e corruzione sono correlati da sempre, il mafioso che corrompe non è una novità: politici, mafiosi e imprenditori per anni si sono inventati appalti fantasma. La corruzione è una forma di esercizio e visione del potere, è una manifestazione del potere. Per questo è necessario un cambio culturale. L’Anac ne è un esempio e rappresenta la ‘legalità sostenibile’. Dall’anno della sua creazione si è avviata una riflessione e mi auguro che diventi una prassi la cultura della legalità. Oggi dalla la vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie, come dice Don Ciotti, tessendo rapporti anche con la società civile. C’è oggi anche una criminalità non mafiosa, dedita alla corruzione, con una visione predatoria della cosa pubblica e dovremo far emergere anche questa. Costruiamo una nuova Commissione antimafia anche in Europa”, ha concluso.