Le città e la sfida dell’immigrazione” è il titolo del dibattito ospitato alla Festa Nazionale dell’Unità in corso a Ravenna, cui hanno partecipato: il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, Raffaela Milano, dirigente ‘Save the Children’, Nadan Petrovic, docente dell’Università La Sapienza, il Sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, Marina Sereni, responsabile Autonomie ed Enti Locali della Segreteria PD, moderati da Roberta Vandini.

Ognuno degli ospiti ha evidenziato da diverse prospettive, le problematiche che interessano oggi il fenomeno migratorio.

 

Gori: dobbiamo costruire dei percorsi integrativi di formazione

Giorgio Gori ha esordito analizzando il ‘Decreto Sicurezza bis’ che a suo dire ‘aggrava i problemi e costruisce condizioni di maggiore insicurezza nelle città per costruire invece, solo propaganda elettorale’. “Dal 2018 a fronte delle politiche di Minniti, il numero degli sbarchi è diminuitomentre con il governo giallo-verde il numero dei naufragi è cresciuto”.

“I partiti della destra e i media hanno cavalcato le paure degli italiani”, ha affermato. “La presenza degli immigrati sul territorio non è sotto controllo  inseriamo questi ragazzi dentro percorsi che possono durare anche due anni. E’ un’accoglienza fatta di nulla, di una lunga attesa nell’ozio. Per chi viene da Paesi con fame e povertà estrema o anche solo spinto dalla naturale propulsione a cercare una vita migliore, questo si traduce in un diniego. Entrano in una zona d’ombra ed hanno due opzioni: farsi sfruttare dal lavoro nero, oppure entrare in circuiti di attività illegali. Dobbiamo costruire dei percorsi per far integrare queste persone: nella manifattura, logistica, agricoltura. Questi sono settori nei quali manca mano d’opera che gli italiani non vogliono ricoprire. Vanno accolte le persone che hanno voglia di integrarsi, chi non ne ha voglia allora sì che andrà rimpatriato. Se avremo responsabilità di governo dovremo scrivere una pagina diversa dal passato.

 

Petrovic: necessario un lavoro di coordinamento dei ministeri per gestire il fenomeno

Nadan Petrovic: “Prima, l’immigrazione era trattata in Italia, tra le ‘varie ed eventuali’, ormai, con la presenza straniera di circa l’8% della popolazione, il tema ha acquisito una importanza trasversale. E’ diventato uno dei temi sui quali si vincono o perdono le elezioni. Bisogna dare quindi massima importanza al tema e creare un coordinamento tra vari Dicasteri. La maggior parte dei Paesi europei ha adottano questa politica. In Italia il ministero dell’Interno ha fatto anche troppo ad esempio, superando le proprie competenze, per questo sono un grande fan delle competenze istituzionalizzate. “Non dobbiamo però neanche tornare alle ricette di prima – ha ammonito il professore – che sono state propedeutiche alla stagione che stiamo vivendo”.

 

Raffaela Milano: il perno di una buona integrazione lo giochiamo durante il percorso scolastico

Raffaela Milano: “Chiunque sia preoccupato dell’integrazione in Italia deve entrare nelle classi italiane. Ci sono circa 800 000 studenti stranieri nelle nostre scuole, ma nati e cresciuti in Italia, quindi accade che siano gli insegnanti i primi a dover ‘costruire delle strade’ per l’integrazione. Nel contempo voglio segnalare che non è un mondo ideale quello delle scuole. Il fenomeno della “segregazione scolastica” lo dimostra, ovvero la ghettizzazione nelle scuole dei bimbi stranieri, fenomeno molto diffuso in tante periferie.

Altro problema: l’apprendimento, perché spesso arrivano dei ragazzini in Italia che non solo non comprendono la lingua ma non sono proprio alfabetizzate, non conoscono neanche la lingua di provenienza, e in questi casi, nelle zone di periferia bisogna fare miracoli. In fine, è necessario lavorare per non far diventare le scuole dei luoghi di discriminazione, come avviene ad esempio quando i bimbi restano in classe perché non possono pagare la mensa. Il perno di una buona integrazione lo giochiamo durante il percorso scolastico”.

 

Ricci: abbiamo sindaci che sono riusciti a sconfiggere il populismo nelle loro realtà con idee riformiste e democratiche

Matteo Ricci ha parlato dell’importanza del ruolo dei sindaci nel contesto dell’integrazione. “I Sindaci del PD che hanno vinto il 26 maggio ne sono un esempio: abbiamo sindaci che sono riusciti a sconfiggere il populismo nelle loro realtà, che riescono a convincere con idee riformiste e democratiche. Dopo più di un anno di ricetta Salvini l’Italia è più insicura. E’ cresciuto un sentimento di razzismo che chi covava in passato non aveva il coraggio di esternare. Le parole violente prima o poi provocano violenza e razzismo e rendono le città più insicure.

Il governo giallo-verde ha deciso di tagliare fondi per l’integrazione, nonostante ciò noi sindaci abbiamo provato a gestire un fenomeno di razzismo dilagante, causato anche dal fatto che abbiamo nelle nostre città persone che non hanno né diritti né un progetto di vita. Quando diciamo che bisogna cambiare, con Zingaretti, intendiamo che non si devono togliere panchine, ma l’opposto metterne di più, perché quando le piazze sono animate di gente la città è più sicura.

Non vorrei regalassimo di nuovo il megafono a Salvini, che lo userà per rifare propaganda in tutta italia. E non possiamo neanche relegare al premier una politica migratoria. Il Ministero dell’immigrazione se nascerà dovrà impiegare: rigore, serietà integrazione e sicurezza. Salvini ha buttato benzina sul fuoco. Con il nuovo governo l’importante sarà passare da un ministro dell’Interno che fa propaganda ad una politica che finta di nulla. Si devono tenere insieme solidarietà e rigore”.

 

Sereni: Dobbiamo costruire dei canali regolari di ingresso nel nostro Paese, facendo una nuova legge quadro che superi la Bossi -Fini che ha creato irregolarità

Marina Sereni: “Una delle ragioni per le quali Zingaretti ha scelto di impegnarsi in questo governo è che il PD vuole un governo di svolta con un partito, il M5s, con il quale poter affrontare la sfida dell’immigrazione. E’ uno dei temi cruciali di consenso ed è usato dalla destre nel mondo per contrastare le forze democratiche. E’ una sfida per noi per dimostrare ai nostri elettori che sull’immigrazione abbiamo una ricetta migliore del governo giallo-verde. Ci dobbiamo misurare con il tema dell’integrazione: perché l’immigrazione non è una materia che si può risolvere con il tema sicurezza, come è stato fatto fino ad ora.

Abbiamo proposto a Conte tre questioni sull’immigrazione: l’Europa, dove l’Italia non ha portato alcuna iniziativa in merito, per cambiare il regolamento di Dublino. Dare un ‘attenzione diversa alla Libia e fare una politica per e con l’Africa“.

Dobbiamo offrire a chi soffre una politica di sviluppo e l’Europa e l’Italia devono puntare sulla cooperazione allo sviluppo.
Necessario inoltre per avere meno irregolarità:  dobbiamo costruire dei canali regolari di ingresso nel nostro Paese, facendo una nuova legge quadro che superi la Bossi -Fini che ha creato irregolarità.

Altra questione che proporremo a Conte: un piano per l’integrazione. Fare ciondolare questi giovani davanti la Coop non è una roba seria, dobbiamo offrire formazione e lavoro, altrimenti creiamo solo insicurezza nella popolazione. Negli ultimi 10 anni è stato difficile stare dietro ai ‘penultimi’, coloro ad esempio che hanno perso lavoro e certezze, e questo ha alimentato loro l’idea che il nemico fosse l’immigrato, come ad esempio per politiche abitative generando una guerra tra poveri. Interrompere questa spirale con politiche per il welfare significa creare inclusione.